Tra polemiche, luci e ombre: Agrigento chiude, il testimone passa a L’Aquila.
Cala il sipario su Agrigento Capitale italiana della Cultura 2025, un’occasione unica e irripetibile che si chiude lasciando dietro di sé strascichi, polemiche e più di una ferita aperta. Un anno che avrebbe dovuto segnare una svolta storica e che invece consegna alla città un bilancio controverso: un tesoretto speso in eventi spesso utili a riempire caselle di calendario più che a generare un reale ritorno in termini di immagine, cultura e partecipazione.
Agrigento 2025, però, ha avuto almeno il merito di far emergere una verità scomoda. La città non è ancora pronta. Non lo è sul piano dell’offerta turistica e culturale, non lo è sul fronte delle infrastrutture e della gestione del patrimonio artistico e paesaggistico. Ma soprattutto, Agrigento non è stata pronta dal punto di vista politico e umano. Restano steccati, divisioni, assenza di visione condivisa, una difficoltà cronica a inseguire il bene comune. Manca, ancora oggi, un autentico senso di appartenenza e di orgoglio collettivo.
È questo il consuntivo amaro di un 2025 travagliato e sofferto, raccontato – con accenti ben diversi – nel corso della cerimonia conclusiva al Teatro Pirandello, dove si è celebrato il passaggio di testimone alla L’Aquila, Capitale italiana della Cultura 2026.
«Con la conclusione del 2025 si chiude ufficialmente Agrigento Capitale Italiana della Cultura – è stato sottolineato dal palco – ma Agrigento Capitale non si ferma». La narrazione istituzionale parla di progetti che proseguiranno, di reti attivate e di un lavoro che non si esaurisce con la fine dell’anno.
Una linea ribadita dal presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, secondo cui «Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025 ha dimostrato come una visione condivisa tra istituzioni possa trasformarsi in risultati concreti e duraturi». La Regione, ha aggiunto, «ha riconosciuto nella cultura un motore strategico di sviluppo, coesione e identità».
Alla cerimonia era presente anche l’assessore regionale ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato, che ha parlato di «un anno importante e difficile», rivendicando il sostegno regionale e ricordando il traguardo del milione di visitatoriraggiunto per il secondo anno consecutivo dal Valle dei Templi.
Più articolato l’intervento del sindaco di Agrigento Francesco Miccichè, che ha formalmente consegnato il titolo al collega aquilano Pierluigi Biondi. «Non è stato un semplice calendario di eventi – ha detto – ma un lavoro per costruire un sistema culturale duraturo». Miccichè ha rivendicato investimenti strutturali come il Museo multimediale Metaphorà all’ex Collegio dei Padri Filippini, il ruolo del Teatro Pirandello, la riapertura dell’ex Carcere di San Vito e i lavori in corso per il nuovo Museo Civico.
Dal fronte opposto, Biondi ha sottolineato come il progetto de L’Aquila 2026 punti a «un’eredità significativa», frutto di un percorso partecipato e radicato nei territori dell’Appennino centrale.
Nel bilancio finale si rivendica che tutti i 44 progetti del dossier siano entrati in produzione e portati a compimento: eventi, mostre, festival, percorsi educativi, attività di ricerca e infrastrutture digitali. «Il 2025 è stato un anno intenso e faticoso – ha spiegato la presidente della Fondazione Agrigento 2025 Maria Teresa Cucinotta – ma il dato più significativo è la risposta di scuole, associazioni e operatori culturali».
Sulla stessa linea il direttore generale Giuseppe Parello, che ha parlato di progetti ormai entrati stabilmente nella vita culturale della città. E il direttore del Parco archeologico Roberto Sciarratta ha ricordato il ruolo del Parco come stazione appaltante e promotore di grandi eventi, dai concerti de Il Volo a quello del maestro Riccardo Muti al Tempio della Concordia, oltre a iniziative di animazione territoriale e nuovi servizi come bagni pubblici e infopoint.
Dal palco del Teatro Pirandello è stata inoltre riconosciuta Lampedusa come cuore dei “Gesti dell’Accoglienza”, candidati a Patrimonio immateriale UNESCO, e sono stati elencati i progetti destinati a proseguire: dall’info-app alla Portineria di Comunità, dalla Strada degli scrittori alle teatralizzazioni sui treni storici, fino a musei, giardini e installazioni che porteranno il marchio Agrigento 2025 nel mondo.
Resta però il nodo politico e culturale: al netto delle narrazioni ufficiali, Agrigento esce dal 2025 più consapevole dei propri limiti che delle proprie conquiste. Un’eredità fatta di contenuti e strutture, certo, ma anche di una domanda inevasa: la città saprà davvero trasformare questa esperienza in una visione condivisa, duratura e inclusiva, o resterà l’ennesima occasione mancata?
Una domanda che, chiuso il sipario, non può più essere elusa.
Ph Giuseppe Greco





Il passaggio di testimone tra le Capitali italiane della Cultura.
Al Teatro Pirandello la cerimonia conclusiva di Agrigento Capitale italiana della Cultura 2025: il sindaco di Agrigento Francesco Miccichè consegna simbolicamente il titolo al sindaco de L’Aquila, Pierluigi Biondi, alla presenza delle autorità regionali e dei rappresentanti istituzionali.
La platea del Teatro Pirandello per l’atto finale di Agrigento 2025: istituzioni, rappresentanze e pubblico per una chiusura senza clamore.
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