Al via il processo per 26 persone coinvolte nella maxi operazione dei carabinieri del Comando provinciale di Agrigento, guidati dal colonnello Nicola De Tullio e dal suo vice il tenente colonnello Vincenzo Bulla, scattata in due fasi, fra il dicembre del 2024 e gennaio 2025, sulle famiglie mafiose di Agrigento/Villaseta e Porto Empedocle. Alcuni giorni dopo il primo blitz, i carabinieri sono riusciti a sequestrate una parte del denaro della cosca di Villaseta ma soprattutto un pericoloso arsenale custodito da un insospettabile netturbino: pistole, una granata e un fucile mitragliatrice. Contestati i reati di associazione a delinquere di tipo mafioso, traffico di droga, rapine, danneggiamenti ed estorsioni.
Gli imputati che affronteranno il rito ordinario a partire dal prossimo 5 marzo davanti i giudici della seconda sezione penale del tribunale di Agrigento: Michele Bongiorno, 35 anni, di Favara; Ignazio Carapezza, 34 anni, di Porto Empedocle; Carmelo Corbo, 47 anni, di Canicattì; Cristian Gastoni, 32 anni, di Agrigento; Angelo Graci, 61 anni, di Castrofilippo; Gabriele Minio, 37 anni, di Agrigento; Giorgio Orsolino, 35 anni, di Agrigento; Angelo Tarallo, 45 anni, di Agrigento; Guido Vasile, 66 anni, di Agrigento; Nicolò Vasile, 44 anni, di Agrigento; Giuseppe Sottile, 38 anni, di Agrigento; Giuseppe Aliseo, 26 anni, di Canicattì; Alfonso Bruccoleri, 59 anni, di Porto Empedocle; Giuseppe Casà, 29 anni, di Agrigento; Antonio Crapa, 54 anni, di Favara; Salvatore Damanti, 36 anni, di Agrigento; Valery Di Giorgio, 29 anni, di Agrigento; Stefano Fragapane, 33 anni, di Agrigento; Alessandro La Cola,40 anni, di Canicattì; Calogero Morgana, 39 anni, di Agrigento; Giuseppe Nicastro, 36 anni, di Gela; Gerlando Romano, 26 anni, di Agrigento; Alessandro Trupia, 36 anni, di Agrigento; Salvatore Bosco, 57 anni, di Favara; Luigi Prinzivalli, 73 anni, di Agrigento e Calogero Bellaccomo, 40 anni di Agrigento.
Altri ventisei imputati sono a processo con il rito abbreviato. L’inchiesta, coordinata dai pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia di Palermo Claudio Camilleri, Giorgia Righi e Luisa Bettiol, ha ricostruito i nuovi assetti delle cosche agrigentine, individuando in Fabrizio Messina e Pietro Capraro i presunti reggenti dei clan di Porto Empedocle e Villaseta. L’indagine ha sgominato anche un vasto traffico di cocaina e posto fine a una vera e propria guerra che le cosche avevano intrapreso fra loro con attentati e intimidazioni per garantirsi il controllo dello spaccio.
Come è nata la maxi inchiesta antimafia. Dalle pagine dell’ordinanza emergono i dettagli dell’operazione antimafia che ha messo in ginocchio le famiglie mafiose di Agrigento/Villaseta e Porto Empedocle. La prima sarebbe stata guidata dal boss Pietro Capraro; la seconda, invece, sarebbe stata saldamente nelle mani di Fabrizio Messina, fratello del boss ergastolano Gerlandino. Le indagini nascono dal rinvenimento di due ingenti quantitativi di cocaina – tra il dicembre 2021 e il gennaio 2022 – all’interno di un banco al mercato ortofrutticolo di Villaggio Mosè. In entrambe le circostanze era stato il titolare della ditta a trovare la polvera bianca occultata all’interno di alcune cassette di frutta, mentre procedeva alla verifica di un carico di banane proveniente dal Sud America. Non ci hanno messo molto gli investigatori dell’Arma ad arrivare ad una conclusione: i commercianti con il traffico di droga non avevano nulla a che fare, ma hanno scoperto un collegamento tra un lavoratore del mercato ortofrutticolo con i membri del clan di Porto Empedocle.
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