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Home » evidenza » Strage di Crans-Montana, Giardina: “La sicurezza non è burocrazia”

Strage di Crans-Montana, Giardina: “La sicurezza non è burocrazia”

5 Gennaio 2026
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Dopo la strage di Crans-Montana, il monito sulla sicurezza: “Formazione e prevenzione non sono burocrazia”

Dopo la strage di Crans-Montana, emergono nuovi dettagli su una tragedia che scuote l’Europa e interroga il mondo del lavoro. L’ambasciatore Cornado ha confermato che le sei vittime identificate saranno riportate in Italia, definendo l’accaduto una «tragedia assurda ed evitabile». Alla messa in memoria celebrata a Sion, il vescovo ha ricordato che Papa Leone XIV “si unisce al nostro dolore”. Restano 11 i feriti ricoverati all’Ospedale Niguarda, mentre la Procura ha aperto un fascicolo per fare luce sulle cause, concentrando l’attenzione anche sulla schiuma insonorizzante utilizzata nella struttura.

Una vicenda che riporta con forza al centro del dibattito il tema della sicurezza sul lavoro e, in particolare, il ruolo strategico della formazione come strumento di prevenzione reale e non formale.

A intervenire è il direttore di Confcommercio Agrigento, Antonio Giardina, che sottolinea come «la sicurezza sul lavoro rappresenti un valore imprescindibile per il sistema delle imprese e non possa essere ridotta a un mero adempimento burocratico». Secondo Giardina, la formazione continua e qualificata dei lavoratori è il presupposto fondamentale per prevenire infortuni, tutelare la salute delle persone e garantire ambienti di lavoro organizzati, efficienti e pienamente conformi alla normativa vigente.

La normativa, ricorda Confcommercio, è chiara: tutte le imprese sono obbligate a redigere e detenere il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), previsto dall’articolo 28 del D.Lgs. 81/2008, strumento centrale per individuare e governare in modo sistematico i rischi presenti nei luoghi di lavoro e programmare adeguate misure di prevenzione e protezione.

Nel quadro della sicurezza aziendale, la prevenzione incendi rappresenta un elemento strategico imprescindibile. Il Certificato di Prevenzione Incendi (CPI) non è un atto formale, ma il risultato di un’analisi rigorosa dei rischi specifici dell’impresa: dalla metratura dei locali alla presenza di cucine o impianti a gas, dalla dotazione degli estintori alle vie di fuga, dall’illuminazione di emergenza alla segnaletica. Durante la validità del CPI, le aziende sono sottoposte a controlli periodici da parte dei Vigili del Fuoco e dell’ASL, a conferma che la sicurezza è un processo continuo e non uno stato acquisito una volta per tutte.

Fondamentale, inoltre, è la formazione strutturata di tutte le figure coinvolte: lavoratori, preposti, rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, addetti antincendio e al primo soccorso. Percorsi che devono integrare teoria e pratica, con aggiornamenti periodici capaci di mantenere alta la consapevolezza del rischio e la capacità di reagire correttamente alle emergenze.

«La responsabilità della sicurezza non è delegabile – ribadisce Giardina – il datore di lavoro resta il custode degli standard di sicurezza della propria azienda». Questo significa conoscere i rischi, garantire che il personale sappia come agire, documentare manutenzioni e verifiche e integrare coerentemente il CPI all’interno del DVR.

«La formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro – conclude il direttore di Confcommercio Agrigento – è una scelta di responsabilità che qualifica l’imprenditore e rafforza l’organizzazione aziendale. Investire nella prevenzione significa tutelare le persone, ridurre i rischi e garantire continuità e sostenibilità all’impresa. Confcommercio continuerà a sostenere le aziende in questo percorso, fondato sulla legalità, sulla vigilanza attiva e sul valore inestimabile della vita umana».

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