Nessun risarcimento danni per i familiari di Salvatore Morreale, una delle due vittime innocenti, ucciso nella prima strage mafiosa di Porto Empedocle il 21 settembre 1986.«Deve escludersi che nei confronti di Giuseppe Vetro sia stata raggiunta la prova della responsabilità penale per l’omicidio di Salvatore Morreale». Morreale, pensionato di 67 anni, stava prendendo un gelato in compagnia della moglie tra i tavoli del bar Albanese.
L’attività commerciale, frequentata all’epoca dal clan Grassonelli, fu presa di mira da un commando di Cosa nostra che sparò all’impazzata uccidendo i vertici della cosca: Giuseppe Grassonelli, “patriarca” della Stidda, il figlio Gigi, i due guardaspalle Salvatore Tuttolomondo e Giovanni Mallia. Tra le vittime anche due persone che niente avevano a che vedere con questa guerra: Morreale e Filippo Gebbia.
I familiari del primo avevano avanzato richiesta di risarcimento danni citando in giudizio gli eredi del boss di Favara, Giuseppe Vetro, al vertice della cupola agrigentina nonché padre Carmelo, oggi al centro di un’inchiesta per corruzione alla Regione Siciliana. Per la Cassazione «L’evento lesivo fonte del danno (la morte di Salvatore Morreale) fosse ascrivibile, con nesso di causalità immediata e diretta, alla condotta di Giuseppe Vetro. Siffatto requisito non è ravvisabile nel caso di specie».
La Corte Suprema ha confermato la decisione dei primi due gradi di merito. Niente risarcimento da ricondurre ai familiari di Vetro.
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