Un luogo protetto, lontano dagli sguardi e dal peso del giudizio, dove trovare ascolto e iniziare un percorso di uscita dalla violenza. Ad Agrigento la “Stanza Soroptimist”, realizzata grazie alla collaborazione con il Soroptimist International, rappresenta da anni un presidio fondamentale all’interno del Comando Provinciale dei Carabinieri per accogliere le vittime di violenza di genere.
Uno spazio pensato per garantire riservatezza, accoglienza e supporto, dove le donne che decidono di denunciare possono raccontare la propria storia in un ambiente più umano e protetto rispetto agli uffici tradizionali.
A sottolinearne il valore è il comandante della Compagnia dei Carabinieri di Agrigento, Annamaria Putortì, che ha ricordato il ruolo centrale di questo presidio.
«La stanza Soroptimist, che è stata adibita all’interno del Comando Provinciale Carabinieri di Agrigento già diversi anni fa – spiega – è un presidio importante, un luogo sicuro dove poter accogliere le vittime che trovano il coraggio di raccontare le loro esperienze dolorose e quindi anche di denunciare».
Uno spazio che non è soltanto simbolico, ma rappresenta uno strumento concreto nel percorso di contrasto alla violenza.
«È un posto importante – aggiunge Putortì – perché al di là dell’importanza delle leggi e dell’intervento delle istituzioni, quindi anche dell’Arma dei Carabinieri e della magistratura nei casi di violenza di genere, è un luogo in cui si può ascoltare la vittima con rispetto e attenzione e dare la dovuta assistenza in questo difficile percorso».
Negli ultimi anni, anche grazie al rafforzamento delle normative e alle campagne di sensibilizzazione, qualcosa sta cambiando. Sempre più donne trovano il coraggio di denunciare e di interrompere il circuito della violenza.
«Negli ultimi anni, anche grazie agli strumenti normativi che si sono adeguati alla realtà – afferma il comandante – la situazione sta cambiando e sempre più donne trovano il coraggio di raccontare queste esperienze e di denunciare. L’invito è sempre quello di rivolgersi alle forze dell’ordine e cercare un aiuto sicuro per uscire dal circuito della violenza e ritrovare la propria normalità».
Il tema resta tuttavia delicato e complesso. Spesso le vittime faticano a riconoscere o ad ammettere la situazione che stanno vivendo, soprattutto quando la violenza avviene all’interno di relazioni affettive o familiari.
«I segnali da non sottovalutare ci sono e sono sempre presenti – spiega Putortì –. Per questo cerchiamo di sensibilizzare anche chi vive accanto alle vittime: i contesti scolastici, i luoghi di aggregazione e anche i vicini di casa possono essere d’aiuto».
Denunciare, infatti, non è semplice. Dietro ogni segnalazione c’è spesso un lungo percorso interiore, segnato da paura, dipendenza emotiva e isolamento.
«Non è facile accettare di vivere una situazione di violenza e trovare il coraggio di denunciare una persona a cui si è legati anche sentimentalmente. Questa è la vera difficoltà», conclude il comandante.
Per questo motivo diventa fondamentale fare rete tra istituzioni, forze dell’ordine, scuole, associazioni e comunità.
«Il contesto e la collaborazione tra tutte le realtà del territorio sono l’aspetto più importante per poter aiutare chi ha veramente bisogno».
La Stanza Soroptimist di Agrigento rappresenta dunque molto più di un semplice ambiente all’interno di una caserma: è un segnale concreto di attenzione e di vicinanza alle vittime, un primo passo verso la libertà dalla violenza.
La conferenza stampa si è tenuta nella sala briefing del Comando provinciale dei Carabinieri di Agrigento alla presenza del Prefetto Salvatore Caccamo. All’incontro erano presenti il comandante provinciale, colonnello Nicola De Tulio, la presidente del Soroptimist di Agrigento, Anna Maria Barraco, e la psicologa Olga Milano, da anni impegnata nelle attività di supporto e ascolto delle vittime.
La Stanza Rosa rappresenta uno degli strumenti più importanti nella rete di contrasto alla violenza di genere. Un luogo progettato per garantire riservatezza, accoglienza e un approccio più attento alle fragilità delle persone che decidono di rompere il silenzio. Qui le vittime possono raccontare la propria esperienza in un ambiente che prova a ridurre il peso emotivo del momento della denuncia.
Nel corso dell’incontro è stato sottolineato come il progetto delle “stanze tutte per sé”, promosso dal Soroptimist in collaborazione con l’Arma dei Carabinieri, rappresenti un modello ormai diffuso in molte città italiane e abbia l’obiettivo di rendere più efficace e umano il percorso di ascolto delle vittime.
Il maggiore Putortì ha ribadito anche l’importanza di incoraggiare la denuncia e di non lasciare sole le persone che vivono situazioni di violenza: «Negli ultimi anni, anche grazie agli strumenti normativi che si sono adeguati alla realtà, sempre più donne trovano il coraggio di raccontare queste esperienze e di denunciare. L’invito resta sempre quello di rivolgersi alle forze dell’ordine e di cercare un aiuto sicuro per uscire dal circuito della violenza».
Un passaggio fondamentale riguarda anche il ruolo della comunità e dei contesti sociali che possono intercettare i segnali di disagio. «I segnali da non sottovalutare ci sono e sono spesso presenti – ha aggiunto –. Per questo cerchiamo di sensibilizzare non solo le vittime ma anche chi vive accanto a loro: le scuole, i contesti di aggregazione e perfino i vicini di casa possono diventare una risorsa preziosa».
Denunciare non è mai semplice, soprattutto quando la violenza avviene all’interno di relazioni affettive o familiari. «Spesso – ha spiegato – la difficoltà più grande è proprio quella di trovare il coraggio di denunciare una persona a cui si è legati sentimentalmente. Per questo è fondamentale costruire una rete tra istituzioni, associazioni e territorio».
L’aggiornamento delle apparecchiature informatiche della Stanza Rosa di Agrigento rappresenta dunque un ulteriore passo avanti nel rafforzamento di questo presidio di legalità e di tutela delle vittime. Un gesto concreto che conferma l’impegno congiunto tra Arma dei Carabinieri e Soroptimist nel contrasto alla violenza di genere e nel sostegno alle donne che decidono di chiedere aiuto.
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