Disposto il non luogo a procedere “perché il fatto non sussiste”. Il gup del tribunale di Palermo, Antonella Consiglio, ha prosciolto sei imputati coinvolti nell’inchiesta “Giano Bifronte”, su un presunto giro di tangenti all’ente regionale “Irfis”, mascherate da consulenze, in cambio di finanziamenti a tasso agevolato. Sono stati prosciolti Paolo Minafò, 59 anni, funzionario dell’Irfis; Antonio Vetro, 56 anni, consulente del lavoro di Favara; Giovanni Chianetta, 52 anni; Francesco Iacolino, 64 anni; Angelo Incorvaia, 63 anni e Valerio Peritore, 58 anni, quest’ultimi due amministratori della “Omnia Srl”.
La Procura di Palermo, con il procuratore aggiunto Annamaria Picozzi e il sostituto Claudia Ferrari, aveva chiesto il rinvio a giudizio. Secondo l’accusa, le tangenti sarebbero state mascherate da consulenze per ottenere i soldi pubblici. Il giudice, nel prosciogliere tutti gli imputati, ha dichiarato inutilizzabili le intercettazioni disposte durante le indagini. Il reato contestato era corruzione aggravata in concorso. I fatti risalgono al 2014 e 2015. I personaggi chiave dell’inchiesta il funzionario dell’Irfis Paolo Minafò e il consulente del lavoro Antonio Vetro.
Vetro – secondo l’accusa – avrebbe ideato un sistema corruttivo che si serviva della società di consulenza “Intersystem srl” di cui lui era amministratore e Minafò sarebbe stato socio occulto.
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