Il processo è quello che vede a giudizio 37 persone coinvolte, a vario titolo, nella maxi inchiesta che ha portato all’azzeramento di quattro mandamenti mafiosi storici di Palermo. La maxi operazione, scattata nei mesi scorsi, culminò con l’arresto di ben 181 persone. Il provvedimento è firmato dai pubblici ministeri Giovanni Antoci, Felice De Benedittis e Andrea Fusco. Tre gli agrigentini coinvolti in quest’inchiesta: Pietro Capraro, 40 anni, ritenuto il boss della cosca di Villaseta; Gaetano Licata, 41 anni, considerato il vicecapo, e Gabriele Minio, 36 anni, che gli inquirenti ritengono uno degli affiliati alla locale famiglia mafiosa.
La Direzione distrettuale antimafia di Palermo, nel troncone abbreviato, ha avanzato la richiesta di condanna a sei anni di reclusione ciascuno nei confronti di Pietro Capraro e Gaetano Licata, accusati di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti aggravata dall’agevolazione mafiosa. L’avvocato Teres’Alba Raguccia ha chiesto l’assoluzione del suo assistito sostenendo la fragilità dell’impianto accusatorio. Il processo è in corso di svolgimento davanti al gup del tribunale di Palermo, Carmen Salustro. Minio, invece, ha scelto la via del rito ordinario.
I tre agrigentini sono stati arrestati dai carabinieri del Comando provinciale di Agrigento nel dicembre del 2024 nell’operazione contro la mafia di Agrigento/Villaseta e Porto Empedocle. In questo procedimento sono accusati di aver ceduto diverse partite di stupefacente, per un ammontare complessivo di 384 mila euro, ai boss del mandamento mafioso di San Lorenzo/Tommaso Natale: i fratelli Domenico e Nunzio Serio, Francesco Stagno e Mario Ferrazzano.
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