Bergamo, Fiumicino, Milano. Stanno rientrando in patria gli italiani rimasti bloccati a Dubai, partiti per lavoro o per vacanza e ritrovatisi improvvisamente nel cuore di una crisi internazionale. Tra loro anche diversi agrigentini.
Prima il fascino del benessere, le luci e le promesse di una città che offre opportunità e un tenore di vita elevato – e forse anche qualche illusione. Poi il sibilo dei droni nella notte, le sirene, gli alert sui telefoni e il desiderio improvviso di tornare a casa.
A Orio al Serio è atterrato dopo giorni di attesa il primo volo da Dubai. Le testimonianze dei passeggeri, rientrati nella tarda mattinata, sono quasi tutte concordi: i droni e i missili intercettati nella notte tra sabato e domenica, l’efficace sistema di allerta negli Emirati, le difficoltà nel trovare un volo disponibile, l’ansia e il sostegno costante dei familiari dall’Italia.
Molti hanno scelto di parlare, di raccontare quei giorni sospesi tra paura e incertezza. Altri, pochissimi, si sono sottratti a microfoni e telecamere, quasi infastiditi dall’attenzione, come se il rientro dopo aver vissuto momenti di tensione fosse qualcosa da nascondere.
C’è chi si lascia andare e descrive l’agonia dell’attesa. Tornare non è stato semplice. Le versioni sono diverse, talvolta contrastanti.
Emblematica la storia del chirurgo Maria Vittoria Bertoni, partita il 25 febbraio per turismo e rimasta bloccata tra missili intercettati e voli cancellati. «Nessun aiuto concreto per rientrare, solo indicazioni contraddittorie», ha raccontato. Tra paura, incertezza e voglia di normalità, il ritorno in Italia diventa per molti una liberazione. Ma resta il segno di giorni che difficilmente verranno dimenticati.
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