I giudici della corte d’Appello di Palermo hanno ridotto a 17 anni e 10 mesi di reclusione la condanna inflitta ad Adriano Vetro, il favarese di 50 anni, reo confesso dell’omicidio del cardiologo Gaetano Alaimo, ucciso a 62 anni con un colpo di pistola nel suo ambulatorio di via Bassanesi a Favara. Il sostituto procuratore generale Salvatore Leopardi aveva chiesto la conferma integrale della sentenza di primo grado – 22 anni di reclusione – sostenendo la piena capacità di intendere e volere dell’imputato.
In primo grado all’imputato era stata riconosciuta la piena capacità di intendere e di volere. Una conclusione condivisa dagli specialisti incaricati dai giudici d’appello di valutare l’eventuale vizio di mente dell’imputato.
Gaetano Vivona, Felice Francesco Carabellese e Lia Parente, avevano ribadito che Vetro era capace di intendere e volere al momento dell’omicidio. Tuttavia, la corte d’Appello ha accolto in parte le conclusioni del difensore, l’avvocato Sergio Baldacchino, che aveva insistito sulla presenza di una parziale infermità mentale. Il favarese risponde di omicidio aggravato e detenzione di arma clandestina. Il delitto risale al novembre del 2022.
Il movente sarebbe legato al mancato rilascio di un certificato necessario per il rinnovo della patente di guida. Il 49enne, nel primo pomeriggio del 29 novembre di tre anni fa, si è presentato al Poliambulatorio di Favara, e ha ucciso con un solo colpo di pistola lo specialista nella sala d’attesa. Avrebbe provato ancora a fare fuoco, ma la pistola s’è inceppata. Poi la fuga, e l’arresto per mano dei carabinieri di Agrigento e Favara, in una casa di campagna.

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