La Procura della Repubblica di Gela, guidata dal procuratore capo Salvatore Vella, ha aperto un procedimento penale per disastro colposo (art. 449 c.p.) e danneggiamento seguito da frana (art. 427 c.p.) in relazione ai gravi eventi franosi che stanno interessando il territorio di Niscemi. Il fascicolo è stato assegnato a due pubblici ministeri, oltre allo stesso procuratore capo, ed è allo stato a carico di ignoti.
Intanto il territorio continua a cedere verso la piana di Gela, mentre resta elevata l’allerta meteo: arancione in Lazio, Molise e Sardegna, gialla in altre otto regioni. A Niscemi la situazione resta estremamente critica. “L’intera collina sta crollando”, ha spiegato ieri, 27 gennaio, il capo della Protezione Civile, Fabio Ciciliano.
La frana, con un fronte di circa quattro chilometri, non accenna a fermarsi e ha già costretto oltre 1.500 persone ad abbandonare le proprie abitazioni. Per molti di loro non sarà possibile rientrare. “Bisognerà definire un piano di delocalizzazione definitiva – ha aggiunto Ciciliano – ed è in corso un censimento delle persone che dovranno essere sostenute”.
Questa mattina la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sorvolato in elicottero le zone della Sicilia colpite dal maltempo ed è poi arrivata a Niscemi per un sopralluogo nelle aree maggiormente interessate dal dissesto.
In molti, però, parlano di disastro annunciato. La frana di Niscemi, spiegano diversi osservatori, affonda le sue radici nella costruzione in un’area fragile e storicamente a rischio, aggravata negli anni dagli effetti del cambiamento climatico.
A sottolinearlo, in un’intervista a Fanpage.it, è Giuseppe Amato di Legambiente. Tra gli abitanti è ancora vivo il ricordo della frana del 1997, che distrusse parte del quartiere Sante Croci, portando all’esproprio di numerose abitazioni, poi rimaste nel tempo in uno stato di forte degrado e divenute note in città come case delocalizzate.
“Vennero espropriate o distrutte circa 48 abitazioni – spiega Amato –. I ristori non arrivarono per decine di anni e, in generale, furono fatte dalle istituzioni scelte davvero minimali. Molte persone capirono che non si poteva più abitare sui bordi della collina su cui era nata Niscemi”.
Secondo l’ambientalista, quanto sta accadendo oggi non rappresenta un evento eccezionale, ma la ripetizione di un copione già scritto: “Quella di oggi non è altro che la ripetizione della frana del 1997, e probabilmente anche della primissima del 1790. I quartieri interessati sono sempre gli stessi e anche il funzionamento della frana è identico”.
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