AGRIGENTO – Una bancarotta pilotata, costruita attraverso operazioni mirate che avrebbero svuotato la società fino al collasso. La Corte d’Appello di Palermo ha confermato quasi integralmente la sentenza di primo grado sul fallimento della Big Shop, dichiarata insolvente nel 2008 con un passivo superiore ai due milioni di euro.
I giudici della quarta sezione hanno ribadito le responsabilità degli imputati principali, riconoscendo l’esistenza di un sistema che avrebbe favorito altre aziende riconducibili allo stesso gruppo familiare, a discapito della società fallita.
Nel dettaglio, confermate le condanne a sei anni di reclusione per Angelo Avenia, ritenuto gestore di fatto delle società coinvolte, e per Gabriella Paci, titolare di una ditta individuale che avrebbe beneficiato di forniture a condizioni privilegiate. Quattro anni per Gaspare Di Marco, socio accomandante della Big Shop e socio di maggioranza della Drs srl, e tre anni per Michele Villalba, collaboratore operativo.
Accolta invece l’impugnazione presentata dalla difesa di Calogero Burgio, consulente contabile del gruppo, assolto in secondo grado dopo la condanna a due anni e dieci mesi inflitta in primo grado.
Diventano definitive anche le due assoluzioni già pronunciate dal tribunale di Agrigento nei confronti di una socia accomandante e di un’amministratrice di una delle società collegate.
Secondo la ricostruzione accolta dai giudici, il crac sarebbe stato determinato da una serie di operazioni commerciali e finanziarie che avrebbero progressivamente svuotato la Big Shop, trasferendo risorse e vantaggi verso altre realtà imprenditoriali riconducibili allo stesso contesto familiare, fino a provocare il dissesto.
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