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Home » Sanità » Casa di Comunità, Cirillo attacca: “Vergogna chiudere la Guardia Medica di Montallegro”

Casa di Comunità, Cirillo attacca: “Vergogna chiudere la Guardia Medica di Montallegro”

2 Marzo 2026
in Sanità, Politica
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Si accende lo scontro politico-sanitario nel versante occidentale della provincia. Al centro della polemica la Casa di Comunità di Cattolica Eraclea e la paventata chiusura della Guardia Medica di Montallegro. A parlare è il sindaco di Fratelli d’Italia Giovanni Cirillo, che usa parole durissime: «Una vergogna».

Secondo Cirillo, prima di inaugurare nuove strutture e parlare di potenziamento della sanità territoriale, occorre garantire il personale necessario senza penalizzare altri presìdi già esistenti. «Prima di realizzare le Case di Comunità e presentarsi alle inaugurazioni, esaltando il miglioramento della nostra sanità, bisogna trovare il personale che fornisca i servizi e gestisca la struttura e non a discapito delle altre comunità, dove la maggior parte della popolazione sono persone fragili ed anziane».

Il riferimento è chiaro: l’eventuale soppressione della Guardia Medica a Montallegro per alimentare i servizi della nuova struttura di Cattolica Eraclea. Una scelta che, per il primo cittadino, metterebbe a rischio l’assistenza sanitaria di base in un territorio già fragile.

«E poi si parla di miglioramento del servizio sanitario… – aggiunge – Ricordo a chi di dovere che le comunicazioni o le riunioni dove si parla di salute pubblica non si fanno al margine di un’inaugurazione, in piedi, con discorsi illusori, ma con convocazioni ufficiali nelle sedi opportune e soprattutto con discorsi chiari e precisi».

La presa di posizione si chiude con una dichiarazione netta: «In qualità di Sindaco e Ufficiale sanitario della mia comunità non intendo assolutamente essere accondiscendente alla soppressione della Guardia Medica di Montallegro, di vitale importanza per la mia comunità». La questione apre un fronte delicato sul riassetto della sanità territoriale: da un lato le nuove Case di Comunità, dall’altro il timore che il potenziamento di alcune strutture possa tradursi in un depotenziamento di altre. E sullo sfondo resta un interrogativo politico preciso: si tratta di riorganizzazione o di semplice spostamento di risorse?

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