ARS, stop a terzo mandato e consigliere supplente: le norme non convincono nemmeno parte della maggioranza
Doppia bocciatura all’Assemblea Regionale Siciliana durante l’esame del ddl 738. L’Aula ha respinto sia la norma sul consigliere supplente sia quella sul terzo mandato, due disposizioni che avevano acceso il confronto politico nelle ultime settimane.
La norma sul consigliere supplente prevedeva che, nel caso in cui un deputato venisse nominato assessore e quindi lasciasse lo scranno parlamentare, il suo posto potesse essere occupato dal primo dei non eletti dello stesso partito. Una modifica che avrebbe garantito continuità politica e numerica alle forze di maggioranza, evitando equilibri variabili legati alle nomine in giunta. La proposta è stata bocciata con 32 voti contrari e 22 favorevoli, segno che la norma non ha convinto nemmeno una parte dello schieramento che la sosteneva.
Ancora più netta la bocciatura della norma sul terzo mandato, respinta con 34 voti contrari e 24 favorevoli. La disposizione mirava a consentire ai sindaci dei Comuni siciliani di potersi ricandidare per un terzo mandato consecutivo, superando l’attuale limite dei due mandati. Una proposta che divide da tempo il dibattito politico tra chi la considera uno strumento di continuità amministrativa e chi, invece, la vede come un eccessivo prolungamento delle leadership locali.
Il voto dell’Aula fotografa una situazione più complessa delle semplici contrapposizioni tra maggioranza e opposizione. Le norme, evidentemente, non hanno trovato consenso pieno nemmeno all’interno delle forze che le avevano proposte, segno che su temi istituzionali e di equilibrio democratico il confronto resta aperto.
Prosegue invece l’iter degli altri articoli dello stralcio, mentre sul piano politico il segnale è chiaro: su regole che incidono direttamente sugli assetti istituzionali, il consenso non è mai scontato.
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