Campo progressista, prove di convergenza e nuove fratture: tra l’appello di La Vardera, la proposta Lala e lo strappo di Dispenza
Il campo progressista agrigentino si muove, ma resta attraversato da tensioni e accelerazioni che rendono il quadro ancora incerto.
Dopo l’ufficializzazione della candidatura di Michele “Michi” Sodano, Ismaele La Vardera ha lanciato un appello esplicito al “campo largo”, chiarendo che non si tratta di una corsa solitaria ma di una proposta aperta: «Non imponiamo nulla a nessuno. Mettiamo a disposizione un candidato e una squadra. Agrigento non si salva con un uomo solo al comando».
Un messaggio di disponibilità alla coalizione, accompagnato però dalla constatazione che, nei mesi scorsi, non si è riusciti a trovare una convergenza unitaria. «Non diamo scadenze, non facciamo timer – ha detto – ma siamo arrivati».
La mossa di Faraone: Lala per Agrigento
Quasi in parallelo, Davide Faraone, vicepresidente di Italia Viva–Casa Riformista, rilancia la strategia delle alleanze larghe e propone ufficialmente due candidature femminili: Dafne Musolino a Messina e Roberta Lala ad Agrigento. «È necessario allargare la coalizione di centrosinistra, coinvolgendo tutte le energie civiche disponibili, senza preclusioni ideologiche e senza veti incrociati», afferma Faraone. Per Agrigento il nome indicato è quello di Roberta Lala, figura che – secondo Italia Viva – si è distinta per battaglie coerenti contro l’attuale amministrazione. «Servono candidature autorevoli e di rottura, capaci di parlare oltre i confini tradizionali dell’area progressista. Mettiamo sul tavolo due donne per guidare due città importanti. Adesso serve una scelta rapida».
La proposta, di fatto, introduce un ulteriore elemento nel già complesso mosaico del centrosinistra agrigentino.
Dispenza: “Il tempo è scaduto”
Nel frattempo, arriva lo strappo pubblico di Nuccio Dispenza, che nei mesi scorsi era stato individuato come possibile sintesi unitaria dell’Area Progressista. «Il tempo è scaduto. Chi lo ha fatto scadere se ne assuma la responsabilità», scrive Dispenza, denunciando il logoramento del percorso avviato e accusando le forze politiche di essersi attardate in «rituali, logiche e tempi incomprensibili alla città». Dispenza parla apertamente di un’occasione mancata: l’unità iniziale avrebbe dovuto portare a un programma alternativo e condiviso, capace di coinvolgere cittadini e società civile. Invece, secondo la sua analisi, si sarebbe favorito chi punta alla continuità e alla conservazione degli equilibri esistenti. La chiusura è affidata a una citazione di Luigi Tenco: «Vedrai, vedrai / vedrai che cambierà».
Un’area in cerca di sintesi
L’appello di La Vardera alla convergenza, la proposta di Faraone su Lala e l’amarezza di Dispenza raccontano un campo progressista che, almeno per ora, non ha ancora trovato un punto di equilibrio. Da un lato c’è chi propone di allargare e decidere rapidamente; dall’altro emergono delusioni per un percorso unitario che non si è concretizzato. La domanda politica resta aperta: il centrosinistra riuscirà a ricomporsi attorno a un nome condiviso o si presenterà frammentato alla sfida contro il centrodestra? Il tempo, questa volta, sembra davvero il fattore decisivo.
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