Depuratore, Miccichè rivendica: “Opera faraonica completata”. Ma scoppia il caso Zicari: “Nessun invito, pagina chiusa”
Un’opera “faraonica”, rivendicata come simbolo di un’intera amministrazione. Il sindaco Francesco Miccichè sceglie parole forti e cariche di orgoglio per segnare un punto politico preciso:
«Gli ingegneri mi hanno detto oggi che non succede mai che lo stesso sindaco inizi e completi un’opera così. Io ho iniziato a maggio 2022 e terminato a marzo 2026…».
Il nuovo depuratore a servizio della fascia costiera tra Agrigento e Favara viene presentato come una svolta storica: ambiente, mare, turismo, economia. Una narrazione chiara, netta, che punta tutto sul risultato.
«È un’opera fondamentale – aggiunge Miccichè – che tutela il mare, protegge l’ambiente e sostiene lo sviluppo turistico. Spiagge più pulite, mare più sicuro, meno inquinamento, più attrattività».
Ringraziamenti istituzionali, consegna all’Aica, e un messaggio politico altrettanto esplicito: investire in infrastrutture significa investire nel futuro della città.
Ma mentre il sindaco celebra, dall’opposizione arriva una voce che rompe il coro.
La presidente della VI Commissione, Roberta Zicari, affonda:
«Dodici anni fa combattevo battaglie legali per dimostrare che il “pennello” non era un depuratore. Oggi quell’impianto esiste davvero. Ma non aver ricevuto nemmeno un invito non mi stupisce».
Parole che pesano, perché raccontano una frattura politica e istituzionale:
«Decine di commissioni, interrogazioni, telefonate… e nessun coinvolgimento. È la fotografia di uno scollamento totale dalla città».
E se Miccichè chiude celebrando un traguardo, Zicari riapre subito il dossier:
controllo dei lavori sulle strade, vigilanza sul funzionamento dell’impianto e soprattutto il nodo cruciale del riutilizzo dell’acqua depurata.
«È una risorsa preziosa e scarsa. Va recuperata subito per usi irrigui e per la pulizia delle strade».
Due narrazioni, due verità politiche che si incrociano sullo stesso impianto:
da un lato l’opera simbolo di un mandato, dall’altro il sospetto di una gestione chiusa e poco inclusiva.
A sollevare forti perplessità è anche un fatto molto grave:
all’inaugurazione non è stata invitata nemmeno la stampa. Un’esclusione che pesa, perché tocca direttamente il diritto di cronaca e la trasparenza verso i cittadini. Un’opera pubblica strategica, pagata con risorse collettive, presentata senza il coinvolgimento degli organi di informazione. Il depuratore è finito. La partita politica, invece, è appena cominciata.
Segui il canale AgrigentoOggi su WhatsApp