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Home » Cronaca » Simone Brucceri lascia Agrigento: «Fa male vederla così. Gli agrigentini non lo meritano»

Simone Brucceri lascia Agrigento: «Fa male vederla così. Gli agrigentini non lo meritano»

7 Ottobre 2026
in Cronaca
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Il saluto prima della partenza dopo alcuni giorni trascorsi nella sua città: «Ogni volta che torno vedo situazioni che Agrigento non merita. Abbiamo una città spettacolare, dobbiamo prendercene cura». E guarda al 2027: «Spero sia l’inizio di una nuova vita»

AGRIGENTO – Ripartire, ancora una volta, lasciandosi alle spalle Agrigento. Per Simone Brucceri non è mai semplice. Da quattro anni vive e lavora fuori, ma il legame con la sua città è rimasto intatto. Prima di partire ha voluto affidare ad AgrigentoOggi un saluto che è insieme una dichiarazione d’amore e una critica alle condizioni in cui continua a trovare la città.

«Riparto a malincuore. Lasciare la mia città è sempre dura, perché questa è la mia terra, quella che mi ha coccolato e nella quale sono cresciuto fino al momento in cui ho deciso di fare la valigia e andare via. Devo lasciare Agrigento, gli amici e tutto quello che questa città ha rappresentato nella mia storia».

Brucceri racconta di avere lasciato Agrigento quattro anni fa e di tornarci frequentemente proprio per mantenere vivi i legami costruiti nel tempo. Ed è ad ogni ritorno che, accanto all’affetto, cresce l’amarezza.

«Quando sono andato via la città era già in una situazione che mi addolorava. Torno ogni anno perché qui ho legami importanti, ma vedo che le cose peggiorano e continuo a trovare situazioni che questa città non merita».

Il confronto con altre realtà diventa inevitabile. «Ci sono città che hanno capito quali sono gli strumenti per diventare accoglienti e creare sviluppo. Ad Agrigento, invece, sembra che troppe cose vengano lasciate al degrado. Non possiamo pensare di accogliere i turisti in una stanza sporca».

Il suo è però anche un richiamo agli stessi cittadini. «Gli agrigentini non meritano tutto questo. Certamente anche da parte nostra dovrebbe esserci maggiore collaborazione. A volte lasciamo andare le cose e non lottiamo abbastanza per averle come dovrebbero essere. Ma chi viene a visitare Agrigento non deve portarsi dietro un brutto ricordo. Abbiamo una città spettacolare e meravigliosa».

Da qui l’appello: «Uniamoci e facciamo anche noi la nostra parte per renderla più accogliente».

Poi arriva il momento del confronto con la realtà nella quale Brucceri tornerà a vivere e lavorare. Un contrasto che rende ancora più amaro il saluto: «Mi fa rabbia lasciare Agrigento in questo modo e tornare in una città ordinata, sistemata e pulita, dove ci sono i servizi necessari per vivere. Non riesco a capire perché da noi non possa essere così».

A tenerlo legato ad Agrigento sono soprattutto gli affetti e le tradizioni. E proprio su queste Brucceri esprime un’altra preoccupazione: «Non voglio perdere il rapporto con le nostre tradizioni. Spero che continuino nel tempo, perché ho paura che, andando avanti in questo modo, possano sparire anche quelle. Sono tra le cose che mi tengono legato alla città».

Il prossimo ritorno potrebbe coincidere con il Mandorlo in Fiore. Natale, ammette, potrebbe essere più complicato anche per ragioni economiche. Ma l’appuntamento con Agrigento è soltanto rimandato.

E prima di partire lascia soprattutto un auspicio: «Speriamo che il 2027 rappresenti una ripartenza, uno spiraglio per una nuova Agrigento e per una nuova vita. Aspettiamo questo cambiamento e abbandoniamo il passato».

Infine il saluto, quello più personale: «Vi voglio bene. Agrigento e gli agrigentini sono sempre nel mio cuore. Grazie per tutto quello che avete fatto per me».

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