Maddalusa, Legambiente mette il Comune davanti al bivio: aiutare le famiglie, ma senza salvare gli abusi
Il Circolo Rabat interviene sulla crisi idrica: sì all’acqua per chi è davvero fragile, ma con tempi e condizioni precise. E per chi ha diritto a una casa, la proposta è utilizzare alloggi popolari e immobili vuoti. «La Valle va liberata dal cemento abusivo»
AGRIGENTO – L’acqua può arrivare a Maddalusa, ma non può diventare il lasciapassare per restare nelle case abusive. È questo il punto attorno al quale Legambiente Circolo Rabat costruisce la propria posizione sulla crisi idrica che da mesi interessa la contrada e che oggi approda al Consiglio comunale aperto di Agrigento.
L’associazione ambientalista non chiede di ignorare le persone che vivono nella zona. Chiede, piuttosto, di separare due piani che negli ultimi mesi si sono sovrapposti: quello dell’emergenza umanitaria e quello dell’abusivismo edilizio.
Per i soggetti realmente fragili, secondo Legambiente, l’approvvigionamento deve essere garantito. Per gli altri casi, invece, l’eventuale fornitura dovrebbe essere soltanto temporanea, legata al tempo necessario per trovare una sistemazione diversa e lasciare gli immobili privi dei requisiti di legge.
È una posizione destinata a inserirsi in un confronto già molto acceso. Il Comune ha attivato il Centro operativo comunale per gestire le richieste delle persone aventi diritto e la Protezione civile ha previsto il supporto con le autobotti.
Il problema, secondo Legambiente, non è soltanto l’acqua
Nel ragionamento del Circolo Rabat c’è una domanda più ampia: cosa fare delle famiglie che vivono negli immobili abusivi quando l’emergenza sarà terminata?
La risposta proposta dall’associazione non passa da una modifica dei vincoli della Valle dei Templi. Passa dalla ricerca di alternative abitative.
Per le famiglie che possiedono i requisiti previsti dalla normativa sull’edilizia residenziale pubblica, Legambiente propone l’accesso agli alloggi popolari disponibili o da realizzare. Un’altra strada indicata è quella di individuare abitazioni esistenti e non utilizzate da destinare all’edilizia pubblica.
L’associazione mette sul tavolo anche i numeri del patrimonio abitativo agrigentino. Nel documento presentato al Consiglio comunale sostiene che circa il 24 per cento delle abitazioni della città sarebbe sottoutilizzato, per un patrimonio stimato in circa 5.800 unità.
Il calcolo proposto da Legambiente parte poi da un altro dato: le 329 abitazioni abusive indicate nella zona A della Valle dei Templi. Se, come riferito dal procuratore di Agrigento Giovanni Di Leo in relazione a Maddalusa, circa il 70 per cento degli immobili fosse costituito da seconde case, il numero delle famiglie che avrebbero effettivamente necessità di una soluzione abitativa pubblica sarebbe, secondo l’associazione, inferiore a cento.
È su questa sproporzione che Legambiente costruisce la propria proposta: trovare una soluzione per chi ne ha diritto senza trasformare l’emergenza in una regolarizzazione di fatto degli immobili.
La fragilità non basta, serve verificare i casi
È probabilmente questo il passaggio più delicato del documento.
Legambiente riconosce che la presenza di anziani, minori, disabili o persone in condizioni di particolare vulnerabilità impone una risposta immediata. Ma invita a non confondere automaticamente la fragilità sanitaria con il disagio economico.
Il Comune, secondo l’associazione, dovrebbe quindi avere un quadro preciso sia delle condizioni delle persone sia della loro effettiva situazione abitativa ed economica.
La linea proposta è conseguente: nessuno deve essere lasciato senz’acqua per una condizione di bisogno reale, ma la risposta emergenziale non dovrebbe trasformarsi in un nuovo elemento capace di consolidare la permanenza negli immobili abusivi.
La questione arriva al Consiglio comunale dopo che il tavolo istituzionale convocato in Prefettura ha già escluso deroghe ai vincoli e individuato nell’assistenza ai soggetti fragili la strada per affrontare l’emergenza immediata.
La Valle resta il punto fermo
Legambiente lega la vicenda di Maddalusa a una questione molto più antica: la tutela della Valle dei Templi.
Nel documento consegnato al Consiglio comunale, l’associazione ripercorre le tappe principali della legislazione che, dal vincolo paesaggistico del 1957 al decreto Gui-Mancini del 1968, fino alla nascita dell’Ente Parco nel 2000, ha progressivamente rafforzato la protezione dell’area archeologica e del suo paesaggio.
Il messaggio politico è chiaro: la crisi di Maddalusa non deve diventare il pretesto per riaprire la discussione sull’impianto dei vincoli.
Per Legambiente, la questione non è quindi ridisegnare la Valle, ma affrontare ciò che per decenni è cresciuto nonostante le regole.
Una storia che non può ricominciare da capo
Nel documento l’associazione ricorda le dimensioni raggiunte dall’abusivismo edilizio nel corso degli anni: fino al 1993 vengono citate 329 denunce per fabbricati residenziali, 195 per immobili non residenziali, 81 per manufatti di destinazione incerta e 68 per ampliamenti.
È la fotografia di una contraddizione tutta agrigentina: norme sempre più stringenti da una parte, costruzioni abusive dall’altra.
Legambiente rivendica il percorso che ha portato negli ultimi anni alle demolizioni degli immobili nella zona sottoposta a maggiore tutela e considera quella stagione non come la conclusione della vicenda, ma come l’inizio di una diversa gestione del territorio.
Il principio affermato dall’associazione è che non possa essere chiesto alla collettività di riconoscere un vantaggio a chi ha violato le regole, soprattutto nei confronti di quei cittadini che, pur non disponendo di una casa di proprietà, hanno scelto di rispettare i vincoli.
Il costo della soluzione ricadrebbe comunque sulla collettività
C’è però un aspetto che Legambiente stessa mette in evidenza: anche la soluzione alternativa avrebbe un costo pubblico.
Reperire abitazioni, sostenere eventuali interventi di edilizia residenziale pubblica e accompagnare le famiglie verso una sistemazione regolare richiederebbe risorse.
L’associazione richiama in proposito anche possibili strumenti regionali di sostegno finanziario e interventi destinati al mercato della prima casa.
Ma il ragionamento è soprattutto politico: la spesa per trovare una soluzione abitativa alle famiglie che ne hanno diritto viene considerata preferibile alla trasformazione dell’emergenza in una sorta di sanatoria indiretta.
L’appello a Sodano: chiudere una storia lunga sessant’anni
Nel mirino di Legambiente non finisce, dunque, soltanto la questione dell’acqua. L’associazione chiede al sindaco Michele Sodano di rafforzare l’ufficio tecnico e di verificare concretamente la possibilità di mettere in campo il percorso di ricollocazione abitativa.
Al Consiglio comunale viene chiesto di sostenere l’amministrazione nell’affrontare quella che Legambiente definisce una vicenda aperta da sessant’anni.
È un passaggio politicamente significativo perché sposta la discussione dall’emergenza alla prospettiva. Non soltanto: come portare l’acqua a Maddalusa oggi, ma come evitare di ritrovarsi tra qualche anno davanti allo stesso problema.
La posizione del Circolo Rabat può essere sintetizzata così: tutelare le persone senza tutelare l’abuso, garantire l’acqua a chi è in condizioni di reale fragilità senza trasformare l’assistenza in un riconoscimento permanente degli immobili e, soprattutto, trovare una soluzione abitativa regolare per chi ne ha diritto.
Il nodo, adesso, passa alla politica. Perché Maddalusa non pone soltanto una questione idrica: costringe Agrigento a decidere se l’emergenza debba servire ancora una volta a rinviare il problema oppure diventare l’occasione per affrontarlo definitivamente.
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