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Rissa di sangue a San Leone, si allarga l’inchiesta: diversi indagati e anche giovani di famiglie “bene”

Domenico Vecchio Di Domenico Vecchio
11 Agosto 2026
in Top, San Leone
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Rissa di sangue a San Leone, si allarga l’inchiesta: diversi indagati e anche giovani di famiglie “bene”

AGRIGENTO – Non c’è soltanto Lamin Danso nella notte di sangue di San Leone. L’inchiesta sulla violenta rissa del 2 agosto, culminata con l’accoltellamento di due giovani agrigentini, si sta allargando e coinvolge diverse persone. E tra quanti sono finiti sotto la lente degli investigatori ci sarebbero anche figli di famiglie conosciute e “bene” della città.

Un particolare che contribuisce a delineare i contorni di una vicenda molto più complessa rispetto a quanto apparso nelle ore immediatamente successive ai fatti. A distanza di giorni, infatti, c’è ancora molto da chiarire: chi abbia dato origine alla rissa, quali siano stati i ruoli dei singoli partecipanti, cosa sia realmente accaduto nei minuti precedenti all’accoltellamento e soprattutto quale sia stato il motivo che ha fatto esplodere una violenza così feroce.

Lamin Danso, il ventiseienne arrestato subito dopo i fatti, si trova ancora in carcere. È accusato di tentato omicidio, lesioni personali aggravate e rissa. Ma l’attività dei carabinieri della Compagnia di Agrigento, coordinata dalla Procura, non si è fermata alla sua posizione.

Le telecamere raccontano la notte

Ma la novità investigativa più importante riguarda i telefoni cellulari. Nell’ambito dell’inchiesta sono stati sequestrati alcuni dispositivi che saranno adesso sottoposti a una perizia tecnica. Gli investigatori vogliono verificare se dai cellulari possano emergere elementi utili a ricostruire cosa sia accaduto prima e dopo la rissa, eventuali contatti tra i protagonisti e, più in generale, aspetti ancora oscuri della vicenda. I risultati dell’accertamento potranno poi essere incrociati con le testimonianze raccolte e con le immagini degli impianti di videosorveglianza acquisiti dai carabinieri.

L’attenzione investigativa non sarebbe dunque concentrata esclusivamente sul ventiseienne finito in carcere. Il numero delle persone coinvolte nell’inchiesta è cresciuto e le singole posizioni sono ancora oggetto di approfondimento.

Tra loro, secondo quanto emerge, ci sarebbero anche giovani appartenenti a famiglie note e ben inserite nel tessuto cittadino. Nessuna etichetta sociale, naturalmente, può avere rilevanza rispetto alle responsabilità penali, che sono esclusivamente personali, ma il particolare restituisce la dimensione di una vicenda che attraversa ambienti diversi e che non può essere liquidata come una semplice lite notturna tra sconosciuti.

Il precedente prima della notte di sangue

Gli investigatori stanno cercando di comprendere anche quale peso possano avere avuto contrasti maturati prima del 2 agosto. Sarebbe emerso, infatti, almeno un precedente litigio che potrebbe aiutare a spiegare perché quella notte la situazione sia precipitata così rapidamente.

La versione fornita da Danso è nota: il ventiseienne ha sostenuto di essere stato affrontato e aggredito da più persone e di avere reagito. Una ricostruzione che deve essere confrontata con filmati, testimonianze e accertamenti investigativi.

Ed è proprio dalle dichiarazioni raccolte dopo i fatti che potrebbe aprirsi un altro fronte. Gli inquirenti stanno verificando la corrispondenza tra quanto raccontato dai protagonisti e ciò che emerge dagli elementi oggettivi acquisiti durante l’indagine. Eventuali incongruenze nelle dichiarazioni rese alla polizia giudiziaria sono al vaglio degli investigatori.

Un’inchiesta ancora aperta

Il quadro, insomma, appare tutt’altro che definito. La notte del 2 agosto ha lasciato sul campo due ragazzi feriti, uno dei quali raggiunto da numerosi fendenti e sottoposto a un delicato intervento chirurgico, ma ha aperto anche un’inchiesta nella quale ruoli e responsabilità devono ancora essere ricostruiti nella loro interezza.

Le telecamere potrebbero essere decisive. Così come le testimonianze e gli ulteriori riscontri che i carabinieri stanno raccogliendo. L’arresto di Lamin Danso, dunque, non ha chiuso il caso. Al contrario, l’indagine sulla rissa di sangue di San Leone continua e potrebbe riservare altri sviluppi.

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