Inchiesta Cefpas, sono 12 gli indagati: spunta anche il nome di Domenico Reina
Non soltanto gli otto destinatari della richiesta di misure cautelari avanzata dalla Procura di Caltanissetta. L’inchiesta sulla presunta rete di favori e corruzione che avrebbe interessato il Cefpas, il Centro per la Formazione Permanente e l’Aggiornamento del Personale Sanitario della Regione Siciliana, coinvolge complessivamente dodici indagati.
Tra i nomi che emergono dagli atti figura anche quello di Domenico Reina, fratello del cardinale Baldo Reina, vicario di Papa Leone XIV per la diocesi di Roma. Il suo nome compare in uno dei filoni investigativi riguardanti la realizzazione della biblioteca virtuale Bivis, uno dei progetti finiti sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti.
Secondo la ricostruzione della Procura di Caltanissetta, l’allora direttore del Cefpas Roberto Sanfilippo avrebbe affidato un incarico relativo alla realizzazione della biblioteca digitale a Domenico Reina. Gli investigatori contestano la procedura seguita per l’affidamento e ritengono che il professionista non disponesse delle pregresse esperienze richieste nell’ambito delle reti di documentazione multimediale.
Proprio la vicenda della biblioteca virtuale è al centro di una delle contestazioni formulate dalla Procura. L’ipotesi di falso ideologico viene infatti contestata a Maria Luisa Zoda e Salvatore Enrico Giambelluca, componenti della commissione di valutazione, che secondo gli inquirenti avrebbero attestato falsamente che il progetto presentato fosse stato effettivamente elaborato dall’operatore economico aggiudicatario della procedura, individuato dagli atti in Domenico Reina.
L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta, ipotizza a vario titolo reati di corruzione e falso ideologico e ruota attorno alla gestione del Cefpas durante la direzione di Roberto Sanfilippo. Secondo l’impianto accusatorio, parte dell’attività amministrativa dell’ente sarebbe stata orientata per favorire interessi riconducibili al deputato regionale Riccardo Gallo Afflitto, per il quale la Procura ha chiesto una misura cautelare con l’accusa di corruzione.
Tra gli episodi contestati figurano anche incarichi professionali, accordi tra enti pubblici e procedure amministrative che, secondo gli investigatori, sarebbero state piegate a interessi personali e politici.
Nelle prossime settimane il Gip del Tribunale di Caltanissetta dovrà pronunciarsi sulla richiesta di misure cautelari avanzata dalla Procura nei confronti di otto dei dodici indagati. Le accuse contestate restano al momento ipotesi investigative e dovranno essere sottoposte al vaglio dell’autorità giudiziaria nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza.
Polizia a setaccio tra Asp di Agrigento e Cefpas. Nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Caltanissetta sulla presunta rete di favori e incarichi all’interno del Centro per la formazione del personale sanitario, gli uomini della Squadra Mobile hanno eseguito perquisizioni e acquisizioni di materiale informatico negli uffici coinvolti nell’indagine. Sotto la lente degli investigatori i rapporti tra il Cefpas e l’Asp di Agrigento, al centro di uno dei filoni dell’inchiesta che vede complessivamente dodici indagati.
CEFPAS: BARBAGALLO “CENTRODESTRA GESTISCE REGIONE COME COMITATO D’AFFARI”
“Quello di oggi è l’ennesimo scandalo che riguarda un parlamentare regionale di centrodestra e conferma purtroppo, che il centrodestra gestisce la Regione come un vero e proprio comitato d’affari. Restiamo garantisti ma l’indagine di oggi fotografa in modo chiaro e netto, ancora una volta in questa legislatura, un metodo di costruzione del consenso da parte del centrodestra in Sicilia: un metodo conclamato basato sulla logica del favore, dello scambio, della clientela senza nessuna considerazione né per il bene comune né per l’uso dei soldi pubblici”. Così il segretario regionale del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo, dopo l’indagine per corruzione al CEFPAS e la richiesta di arresto chiesta anche per un deputato regionale. “Lo avevamo detto in tempi non sospetti. Il PD lo aveva denunciato – prosegue – e contestato da tempo che le cose al CEFPAS non andavano bene. Lo avevamo fatto in aula a Palazzo dei Normanni e con un esposto specifico a firma dell’onorevole di Pasquale presso la procura della Repubblica. E’ ora, a questo punto, che Schifani – conclude – tragga finalmente le dovute conseguenze, rimetta il mandato, liberi la Sicilia e dia la parola agli elettori”.
Foto di copertina realizzata con l’ausilio di IA
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