La Corte di Cassazione ha annullato parzialmente una sentenza di condanna per il reato di Peculato a carico di una dipendente dell’ufficio postale di Canicattì. L’imputata si era appropriata di 1.000 euro durante un’operazione di sportello su un conto corrente. I giudici ermellini hanno stabilito che “le attività bancarie ordinarie di Poste Italiane hanno natura privatistica e non configurano la qualifica di incaricato di pubblico servizio”.
Di conseguenza, il fatto è stato riqualificato come appropriazione indebita aggravata, confermando la responsabilità ma disponendo un nuovo calcolo della pena. Gli atti sono stati rinviati alla Corte d’Appello di Palermo per un rideterminazione della pena, che in precedenza era stata fissata a due anni e otto mesi di reclusione.
La storia risale al settembre di nove anni fa. Una cliente si era recata all’ufficio postale di Canicattì per fare un prelievo di 500 euro. L’unica dipendente presente ha approfittato del possesso del libretto della vittima per compiere un’operazione fraudolenta. Oltre ai soldi richiesti, l’impiegata effettuò un secondo prelievo di mille euro, intascando la somma. L’inganno da parte dell’anziana è stato scoperto poco più tardi.
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