Agrigento, centrodestra spaccato: almeno quattro candidati in campo
Il quadro si fa sempre più intricato e, a meno di clamorosi colpi di scena, le prossime elezioni amministrative del 24 e 25 maggio ad Agrigento rischiano di consegnare agli elettori una sfida a più fronti. Altro che candidato unitario: il centrodestra appare ormai destinato a presentarsi diviso, schiacciato tra veti incrociati, prese di posizione e tensioni interne che non accennano a rientrare.
Da una parte si muove l’asse composto da Forza Italia, Forza Azzurri, MPA e UDC, orientato verso una candidatura riconducibile a un giovane, probabilmente una donna. Dall’altra, prende forma un secondo blocco con Fratelli d’Italia, Lega e DC, che guarda con interesse al nome di Calogero Firetto. Una scelta, però, tutt’altro che condivisa.
Il nodo Firetto, infatti, è tutt’altro che sciolto. Il suo passato politico, segnato anche dal sostegno del centrosinistra e dalla vicinanza a Matteo Renzi, continua a pesare nei ragionamenti interni, soprattutto dentro Fratelli d’Italia. Qui le divisioni sono evidenti: c’è chi lo considera un profilo competitivo e chi, invece, non lo ritiene coerente con l’identità del partito. Non è escluso, a questo punto, che FdI possa virare su una soluzione interna, tentando di ricompattare il fronte.
Nel frattempo, il fronte civico e progressista si organizza. Giuseppe Di Rosa è già in campo con una candidatura civica, mentre Michele Sodano rappresenta l’area progressista. Resta poi l’incognita più pesante: quella dell’ex sindaco e senatore Calogero Sodano, al momento fuori dai giochi del centrodestra ma tutt’altro che fuori dalla partita. Una sua eventuale discesa in campo autonoma aggiungerebbe ulteriore frammentazione a uno scenario già estremamente fluido.
Il risultato, ad oggi, è un quadro con almeno quattro candidati certi, destinati probabilmente ad aumentare. Una situazione che apre inevitabilmente alla possibilità di un voto disgiunto e, soprattutto, sposta l’attenzione sul peso delle liste.
Perché, al di là dei nomi, saranno proprio le liste a fare la differenza. Il centrodestra, pur diviso, può contare su una struttura organizzativa storicamente più solida. Diverso il discorso per l’area progressista, dove resta da verificare la reale consistenza e capacità di radicamento delle liste.
Intanto, tra tavoli romani, interlocuzioni regionali e spinte che arrivano anche da ambienti catanesi e palermitani, la partita resta aperta. L’obiettivo dichiarato da molti è quello di trovare una sintesi prima di Pasqua. Ma, allo stato attuale, la sensazione è che la matassa sia ancora lontana dall’essere sbrogliata.
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