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Home » Cronaca » L’inchiesta sull’Università di Palermo, indagati tre agrigentini

L’inchiesta sull’Università di Palermo, indagati tre agrigentini

1 Aprile 2026
in Cronaca, dalla città, evidenza
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Ci sono anche tre agrigentini tra gli indagati nell’inchiesta sull’Università di Palermo che ipotizza una truffa all’Unione Europea in cui sono coinvolti docenti universitari, imprenditori e ricercatori. Per un imprenditore di Canicattì era stata chiesta la custodia cautelare in carcere mentre per una ricercatrice di Sciacca la misura interdittiva della sospensione dal lavoro. Indagata a piede libero, senza alcuna richiesta, un’assegnista di ricerca di Agrigento. Tra gli agrigentini un ruolo di primo piano nell’attività di indagine lo ha avuto l’imprenditore 59enne, di Canicattì, amministratore e titolare di fatto di due associazioni.

I pm Gery Ferara e Amelia Luise avevano chiesto nei suoi confronti la custodia in carcere ma il gip l’ha respinta. E’ indagato per truffa aggravata, turbata libertà di procedimento e soprattutto corruzione.

Per gli inquirenti avrebbe offerto denaro e utilità, quali contratti di collaborazione al figlio e al nipote, al professor Vincenzo Arizza, direttore del dipartimento di Scienze e Tecnologie biologiche, chimiche e farmaceutiche dell’Università di Palermo e responsabile scientifico dei progetti di ricerca Bythos e Smiling per ottenere i servizi previsti dal progetto europeo. L’indagine avrebbe svelato che nell’ambito del programma di scientifico Bythos, finanziato con fondi Ue, venivano rendicontati costi relativi ad attività di ricerca dei docenti e all’ acquisto di attrezzature scientifiche in realtà mai sostenuti.

L’inchiesta è nata dalle dichiarazioni di due ricercatori che hanno fatto nomi e cognomi di professori che, pur pagati per lavorare al progetto Bythos, non avrebbero mai realmente contribuito alla ricerca. Lo scopo sarebbe stato far risultare costi mai sostenuti per gonfiare le spese e di conseguenza aumentare il contributo percepito dall’Ue.

Nella lista degli indagati compare anche una ricercatrice universitaria di 35 anni, originaria di Palermo ma residente a Sciacca. I pm avevano chiesto nei suoi confronti la misura della sospensione dal lavoro. Rigettata. La ricercatrice è indagata per truffa aggravata e turbata libertà nel procedimento amministrativo. La terza indagata agrigentina è una 33enne, di Agrigento, assegnista di ricerca presso il Dipartimento Scienze e Tecnologie Biologiche, Chimiche e Farmaceutiche dell’Università degli Studi di Palermo. Anche lei è indagata per truffa aggravata.

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Tags: inchiestaindagatiPalermoUniversità
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