Non un semplice incontro, ma un passaggio di coscienza. All’auditorium dell’ISS “Gallo-Sciascia” di Agrigento la giornata dedicata a “Memorie e legalità” ha lasciato un segno chiaro: la lotta alla mafia comincia dalle scelte quotidiane, dai comportamenti, dall’educazione al rispetto.
A ribadirlo con forza è stato il prefetto di Agrigento, Salvatore Caccamo, che ha parlato direttamente ai ragazzi, spostando il focus dalla mafia come fenomeno criminale alla mentalità mafiosa.
«Il messaggio che io veicolo ai ragazzi è sempre quello di non coltivare l’indifferenza ma di essere cittadini attivi della nostra società», ha detto.
E poi un passaggio chiave: «La mafia non è soltanto violenza o stragi. Oggi è una mentalità. È quell’atteggiamento che porta a voltarsi dall’altra parte, a dire “lo fanno tutti”».
Accanto al prefetto, i saluti istituzionali e gli interventi hanno visto la partecipazione del dirigente dell’USR Sicilia – Ambito territoriale di Agrigento, della dirigente scolastica dell’ISS “Gallo-Sciascia” Giovanna Pisano, della direttrice dell’Archivio di Stato di Agrigento Rossana Florio e della direttrice della Casa Circondariale di Agrigento Anna Puci.
Proprio Giovanna Pisano ha sottolineato il valore educativo dell’iniziativa: «Vogliamo che i ragazzi partecipino in maniera coinvolgente, approfondendo le fonti e conoscendo fatti accaduti anche nel nostro territorio. Queste storie non devono cadere nell’oblio».
Un percorso che si inserisce nel progetto condiviso con l’Archivio di Stato e che punta a costruire consapevolezza attraverso la conoscenza diretta.
A fare da cornice culturale all’iniziativa, il lavoro dell’Archivio di Stato, come evidenziato da Rossana Florio, che ha richiamato il senso del progetto “Ogni banco ha la sua storia”, giunto a una nuova tappa dedicata alla memoria delle vittime innocenti delle mafie e al legame con le radici storiche del territorio.
Momento particolarmente intenso quello delle testimonianze, con la partecipazione della dottoressa Leonarda Gebbia, che ha portato il racconto diretto di una ferita familiare legata alla violenza mafiosa, del direttore dell’ULEPE di Agrigento Stefano Papa, impegnato nel percorso “Educare per il cambiamento”, e della giornalista Marilisa Della Monica, che ha raccontato la figura del giudice Rosario Livatino.
Una mattinata che ha coinvolto attivamente anche gli studenti nei “Dialoghi con la storia”, trasformando la memoria in esperienza viva. Perché – come emerso con forza dagli interventi – ricordare non basta: serve scegliere ogni giorno da che parte stare.
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