«L’UDC non pone preclusioni. Siamo un partito del centrodestra e riteniamo che ad Agrigento si debba ragionare prima di tutto sul progetto, più che sul nome del candidato sindaco. Serve un sindaco che metta al primo posto decoro e pulizia della città e che sappia risollevare le sorti di Agrigento. Noi siamo pronti a presentare una nostra lista, nel pieno rispetto dei nostri ideali politici. Non vogliamo discutere sui nomi e non abbiamo preclusioni, ma al momento non vediamo le condizioni per un centrodestra unito, perché nessuno ci ha chiamati a discutere attorno a un tavolo del futuro della città».
Sono queste le parole di Decio Terrana, leader dell’UDC, da noi interpellato in merito alle prossime amministrative di Agrigento.
Lo scenario resta in evoluzione ed è legato soprattutto al tavolo regionale previsto venerdì, al quale prenderanno parte i leader e i coordinatori del partito. La partita si gioca tutta lì: o si trova un’intesa condivisa oppure il centrodestra rischia di presentarsi diviso. Il nodo è sempre lo stesso: centrodestra unito con una candidatura condivisa oppure una competizione con più candidati della stessa area politica.
Alla luce delle recenti dichiarazioni di Calogero Firetto e dopo il passo indietro di Piero Luparello, il quadro potrebbe delinearsi come una sorta di “poltrona per due”. Da una parte Firetto, pronto ad andare avanti nel solco del civismo e del consenso trasversale, con l’eventuale sostegno di una parte del centrodestra; dall’altra Lillo Sodano, le cui quotazioni appaiono in crescita.
Fuori dal perimetro del centrodestra si muovono altre candidature già in campo: di Peppe Di Rosa, con la lista civica “Tutti insieme per una città normale”, e di Nuccio Dispenza, espressione dell’area progressista. Da chiarire, inoltre, la posizione di ControCorrente di Ismaele La Vardera, che al momento sembrerebbe orientata verso l’altro Sodano, Michele.
Al momento, nello scenario, mancano candidature femminili. I sondaggi indicano che un centrodestra unito, anche per effetto traino del consenso nazionale legato a Giorgia Meloni, potrebbe chiudere la partita già al primo turno. Al contrario, eventuali spaccature interne aprirebbero scenari più incerti e potenzialmente controversi, rimettendo tutto in discussione. Leggi anche: L’effetto Meloni su Palazzo dei Giganti – Luparello scioglie le riserve: “Non scendo in campo, servono energie giovani” – Firetto si chiama fuori: “Il mio nome non è sui tavoli né di destra né di sinistra”

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