“Una concessione ogni 200 metri”: l’allarme di Lombardo sulla costa agrigentina
Partiamo da Eraclea Minoa.
Durante l’ultima mareggiata è stato segnalato un intervento in spiaggia realizzato da un privato per proteggere un’attività in riva al mare. Secondo lei, cosa colpisce di più in un episodio come quello avvenuto a Eraclea Minoa: l’intervento in sé o il tentativo di modificarne l’aspetto ricoprendolo con la sabbia?
«Sono azioni entrambe molto gravi. È vero che l’assessore Savarino, con senso di responsabilità, aveva emanato un provvedimento per snellire le procedure autorizzative, ma il privato di Eraclea Minoa non ha chiesto alcuna autorizzazione al Demanio. Tra l’altro, parliamo di opere che non erano autorizzabili. La comunicazione di inizio lavori è arrivata solo dopo il sopralluogo della Capitaneria di porto e dei Carabinieri, mentre fino al giorno prima si tentava di coprire gli scogli abusivi con la sabbia».
Che cosa raccontano episodi di questo tipo sul rapporto tra iniziativa privata e tutela del territorio costiero?
«Questa vicenda, come molte altre, dimostra che il territorio non è adeguatamente attenzionato e che chi avrebbe dovuto vigilare, a partire dalla polizia municipale, non lo ha fatto».
In questa circostanza Capitaneria di porto e Carabinieri hanno effettuato un sopralluogo in tempi rapidi. Quanto è importante il ruolo degli organi di controllo in situazioni di emergenza ambientale?
«È stato un intervento importante, anche perché fortemente sollecitato dalle associazioni ambientaliste presenti in provincia e da numerosi cittadini».
Dopo i controlli, il soggetto interessato ha informato il Demanio delle attività in corso. Qual è, in generale, il corretto iter amministrativo da seguire quando si interviene sul demanio marittimo?
«In questo caso resta comunque un intervento che impone il ripristino dei luoghi, anche perché risulta in difformità rispetto al progetto approvato dalla Regione, che sta ancora procedendo con il ripascimento delle spiagge».
Lei ha più volte richiamato l’attenzione sulla gestione del litorale. Ritiene che il sistema dei controlli e delle autorizzazioni sia oggi adeguato o migliorabile?
«Esistono responsabilità generali e, soprattutto, responsabilità a livello locale».
Ci sono differenze, secondo lei, nella gestione e nella vigilanza tra aree come Eraclea Minoa e il litorale di San Leone?
«Sono due realtà completamente diverse. A San Leone è rimasto ben poco da salvare, mentre Eraclea Minoa potrebbe ancora rappresentare un’oasi di bellezza. Invece si profilano scenari preoccupanti: si parla di rendere transitabile il sentiero sotto la montagna verso Bovo Marina e Torre Salsa e di rilasciare numerose concessioni, una ogni 200 metri. Questo rappresenterebbe la fine di questi tesori naturalistici e paesaggistici».
Dalle immagini successive alla mareggiata alcune strutture appaiono molto recenti. Come si spiega questa percezione, soprattutto in contesti dove le concessioni hanno una lunga storia?
«La concessione demaniale in quel tratto, purtroppo costantemente aggredito dall’erosione costiera, risale a diverse decine di anni fa ed è stata sottoposta solo di recente a una profonda ristrutturazione».
In molte realtà italiane le concessioni demaniali hanno carattere stagionale. Quali criteri dovrebbero guidare la distinzione tra strutture temporanee e installazioni più stabili?
«Quella a cui assistiamo è una distorsione tipica delle nostre zone, dove finora non è stata applicata in modo puntuale la legge che impone agli esercizi commerciali, definiti stagionali, di smontare tutto al termine della stagione».
Il ciclone Harry ha riportato alla luce resti di strutture sepolte sotto la sabbia. Cosa ci dice questo fenomeno sul tema del ripristino delle spiagge?
«A San Leone il ciclone ha scavato profondamente la spiaggia del viale delle Dune, riesumando un vecchio chiosco dei primi anni Duemila. Questo accade perché nessuno controlla il ripristino dei luoghi alla fine delle concessioni».
Lei sottolinea spesso l’importanza delle cauzioni nelle concessioni demaniali. In che modo potrebbero contribuire a una maggiore tutela ambientale?
«Cauzioni adeguate servirebbero proprio a garantire il ripristino dei luoghi quando questo viene eseguito in maniera superficiale, se non addirittura illecita».
Guardando al litorale agrigentino, stiamo affrontando le criticità in modo strutturale o continuando a intervenire solo in fase emergenziale?
«La pianificazione è oggi più che mai necessaria, soprattutto a San Leone, dove siamo vicini al baratro. È ciò che abbiamo chiesto durante la recente riunione al Comune di Agrigento: interventi immediati con massi ciclopici per salvare il salvabile – pista ciclabile e strada – ma anche uno studio aggiornato delle correnti marine, indispensabile per realizzare opere definitive e adeguate alla gravità della situazione».
Un messaggio finale alle istituzioni.
«Oggi abbiamo una grande opportunità: l’assessore regionale al Territorio e Ambiente è agrigentina, sensibile alle bellezze ambientali e attenta alle esigenze del territorio. Ha già reperito e assegnato risorse importanti, trasferendole all’ufficio del Commissario di Governo per il dissesto, che è il soggetto attuatore di molti progetti destinati a mettere in sicurezza San Leone e Licata. Parte dei fondi che verranno stanziati per i danni del ciclone Harry dovrebbe essere utilizzata subito, a partire da Zingarello».
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