Entra nel vivo il processo di secondo grado scaturito dal troncone ordinario dell’inchiesta “Xydi”, condotta sul campo dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Agrigento, che ha fatto luce sul mandamento mafioso di Canicattì, che sarebbe stato rimesso in piedi dall’imprenditore Giancarlo Buggea, insieme alla compagna-avvocato (poi cancellata dall’Ordine) Angela Porcello, e sui rapporti tra le varie famiglie mafiose della provincia agrigentina. I giudici della prima sezione della Corte di appello, presieduta da Adriana Piras, hanno dato il via libera alla rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale per Filippo Pitruzzella, l’ex ispettore della polizia, condannato in primo grado a 12 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.
Accolta la richiesta degli avvocati Antonino Gaziano e Salvatore Manganello che avevano chiesto di acquisire le dichiarazioni di Angela Porcello (condannata a 9 anni di reclusione) e di sentire tre testimoni. L’udienza è stata rinviata al prossimo 17 febbraio, giornata in cui verranno, dunque, escussi i testi della Polizia giudiziaria. L’accusa è sostenuta in aula dai sostituti procuratori generali Giuseppe Fici e Carlo Lenzi. L’ex poliziotto Pitruzzella, ha sempre respinto ogni accusa, sostenendo di avere provato a utilizzare l’ex avvocato Porcello per catturare, su incarico dei servizi segreti, l’ex superlatitante Matteo Messina Denaro.
Insieme a Pitruzzella siedono sul banco degli imputati altre sei persone: Giuseppe Falsone, il capomafia ergastolano che era tornato a comandare dopo dieci anni di detenzione al “41 bis”, grazie all’ex penalista (condannato a 22 anni di reclusione in primo grado); Antonio Gallea, 68 anni di Canicattì (condannato a 22 anni); Santo Gioacchino Rinallo, 66 anni di Canicattì (condannato a 28 anni); Antonino Chiazza, 56 anni, di Canicattì, presunto boss della Stidda (condannato a 29 anni); Pietro Fazio, 53 anni, di Canicattì (condannato a 18 anni); e Stefano Saccomando, 48 anni di Palma di Montechiaro (condannato ad 1 anno e 6 mesi in primo grado).
Diventano, invece, definitive le assoluzioni dell’avvocato Calogero Lo Giudice e del bracciante agricolo canicattinese Calogero Valenti. Il primo era accusato di falso e procurata inosservanza della pena mentre il secondo di favoreggiamento aggravato. Per entrambi la procura non ha impugnato le assoluzioni che diventano così definitive.
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