Poggioreale un laboratorio e meta didattica? Rete museale: “no grazie”

Poggioreale vecchia un «laboratorio a cielo aperto per gli studiosi di sismologia» e «una meta per la didattica», unita all’ipotesi di farne anche «un campo di esercitazione per il volontariato di protezione civile»? No grazie. È in sintesi il contenuto di un appello che il presidente della Rete Museale e Naturale Belicina, Giuseppe Maiorana, il direttore Gianni Di Matteo, e tutto il consiglio direttivo, rivolgono al presidente della Regione siciliana, Musumeci. Rete museale e naturale belicina chiede al governo regionale di rivalutare la decisione che “sembra del tutto in contrasto con la visione di rilancio del territorio belicino basata sulla tutela e sulla valorizzazione della cultura e della memoria. Apprezziamo la notizia sugli imminenti finanziamenti regionali mirati ad un rilancio di tutta la Valle del Belìce- continuano Mairana e Di Matteo- ma manifestiamo alcune perplessità sulle possibili sorti – di dubbio rilancio – prospettate per la valorizzazione di Poggioreale antica, il “paese fantasma” più grande della Sicilia. I ruderi di Poggioreale in provincia di Trapani, testimonianza del terremoto del 1968, rappresentano un patrimonio di memoria e di identità per l’intera Valle del Belìce. Una location diventata negli ultimi anni un museo a cielo aperto, set cinematografico per diversi film, cortometraggi, documentari e trasmissioni televisive, luogo di diverse iniziative di divulgazione e valorizzazione promosse anche da questa Rete assieme ad altre associazioni del territorio, nel corso di eventi organizzati in passato, come ad esempio la mostra fotografica “I fantasmi di Poggioreale”, realizzata dal fotografo palermitano Ezio Ferreri. Siamo convinti che Poggioreale rappresenti oggi uno dei siti più suggestivi della Sicilia occidentale, che meriterebbe di essere degnamente considerato e non invece svalutato a semplice scenario di esercitazioni tecniche (come peraltro già avvenuto di recente), dato che ciò comporterebbe un’alterazione dei luoghi impedendo lo svolgimento di visite guidate, per di più senza risolvere la necessaria problematica della messa in sicurezza di almeno una parte del vecchio centro abitato.”