Per un favarese illustre una ricorrenza che sollecita qualche riflessione

La ricorrenza riguarda il 60mo di vita religiosa   di P. Giuseppe Fanara che  proprio 60 anni fa  nel giorno della solennità di Maria Ss. Assunta in cielo ha emesso i voti per  seguire la via della carità perfetta, nella misura in cui è umanamente possibile,  per mezzo dei consigli evangelici di povertà, castità ed obbedienza nell’Ordine Francescano dei Frati Minori Conventuali (O.F.M. Conv.) .

Un religioso,  Padre Fanara, che, pur non facendo mistero dei suoi limiti,  ci tiene tanto a dirsi ancora  appassionato della sua vocazione, con la stessa freschezza ed entusiasmo  di 60 anni fa, quando il 15 agosto 1957, dopo avere superato il periodo del noviziato, ha dato la sua parola, impegnando la sua vita nel binario della povertà e della preghiera, secondo lo spirito del poverello d’Assisi.

Originario di Favara, dove è nato, trascorrendo la sua fanciullezza nel quartiere “di la Grutta”, un quartiere caratteristico del centro storico, della zona del Calvario  detto “A’ Cruci”, P. Fanara  ha ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana e maturato la sua fede e vocazione  nella Parrocchia di San Vito.

Licenziato in teologia dogmatica  e dotato di una particolare sensibilità artistica  e poetica, ha pubblicato diversi libretti,  apprezzati per la loro semplicità fascinosamente   francescana, che tuttavia contiene  stimolanti introspezioni che portano con naturalezza al  trascendente.

  1. Fanara, per il suo modo di agire, vivere e comportarsi, sempre con semplicità e spontanea schiettezza, talvolta anche un po’ brusca, è una persona vera ! frase questa che ci sembra quanto mai azzeccata per descriverlo sul piano umano. La sua, una vita consacrata in sintonia con il Vangelo, con il carisma originario della sua famiglia religiosa e con i segni del nostro tempo.

Perché malgrado tutto, non manca oggi la  nostalgia di scelte di vita veramente radicali con il bisogno di confrontarsi con chi l’ha fatto e le conferma e magari le fa .

Ed è bene ricordare che  i consigli evangelici non separano necessariamente dal mondo. Di fatto sono un dono di Dio e  la consacrazione mediante la professione dei consigli  può benissimo  essere vissuta  come  lievito nascosto nella massa.  Da  cristiano,  chi  abbraccia tale consacrazione,  – cosi come ha cercato di fare  P. Fanara riuscendoci egregiamente –  continua l’opera di salvezza comunicando e testimoniando  l’amore di Cristo nel mondo e operando la sua santificazione con il viverci al suo interno.

Dicevamo di qualche tratto eccessivamente semplice e magari brusco di P. Fanara ! Ma dietro questa suo modo di vivere e rapportarsi,  a conoscerlo meglio si coglie il suo tratto spirituale umanamente ricco ed interessante, che al momento giusto sorprende  per le sue intuizioni  e le sue iniziative che  lo mettono subito a contatto con personalità dell’arte e della cultura. Persone che entrano subito in comunione con lui, in un rapporto profondo di spiritualità e cordialità umana, anche forse proprio  per il fascino del suo modo di fare semplice e sbrigativo, senza fronzoli, sdolcinature  e sbavature di alcun genere.

E tutto in P. Fanara è sostenuto da una fede normale, semplice e profonda,  con un’ansia costante di  ricerca per cogliere nel nuovo le cose antiche,  di valori e di sostanza. Cioè quelle cose che maturano  la personalità umana, in sintonia con quella moderna antropologia che non smarrisce se stessa, perché stabilmente ancorata al  trascendente.

Non stiamo comunque  a parlare della sua vita e di questi 60 anni di vita religiosa, dei quali 52 come presbitero francescano, essendo stato ordinato sacerdote  il 12 -3-1965.

Varie la mansioni espletate, come pure diversi i luoghi in cui ha operato, da Mussomeli, a Noto, a Palermo, a Messina,  ad Assisi nel Sacro Convento durante gli anni del Giubileo del 2000, a contatto con migliaia di pellegrini, provenienti da ogni parte del mondo, che hanno potuto gustare le sue spiegazioni  dei tesori artistici soprattutto di Giotto, ma anche di Cimabue e del Beato Angelico, bella Basilica Superiore di S. Francesco e nell’annesso Museo. E poi a Trapani, a San Filippo del Mela, dove  attualmente si trova, operando nella frazione di Cattafi, dove sull’altare della Chiesa Madre  recentemente ha collocato, una splendida pala d’altare sulla Trasfigurazione dell’artista Dimitri Salonia.

Né si può dimenticare poi il lungo periodo, trascorso da P. Fanara  come superiore, della Basilica artistico-monumentale dell’Immacolata di Messina, ha collocato il “Cristo dei Minori del Triburzi”, dopo un regolare concorso a carattere internazionale.

Infine  nei tempi più recenti, durante qualche anno trascorso al Convento S. Francesco di Trapani,  P. Giuseppe Fanara ha curato la riuscita commemorazione di San Massimiliano Kolbe, martire nel lager nazista di Auschwitz, (la cui festa liturgica ricorre proprio la vigilia dell’Assunta!),  che in uno slancio di carità offrì la sua vita in cambio di quella di un padre di famiglia, suo compagno di prigionia.

Formulando i migliori auguri a P. Giuseppe Fanara, e ripensando ad alcune momenti del suo operare, ci viene da proporre qualche  riflessione! Ogni comunità religiosa, ma anche qualsiasi comunità di natura…civile…politica…sindacale…ecclesiale… ha sempre da guadagnare  quando   un proprio membro può arricchirla con quanto è capace di realizzare. Ecco perché da parte di chi di dovere, si dovrebbe  essere sempre molto attenti a non spegnere mai  i carismi, l’originalità precipua, la competenza particolare in qualsiasi campo di  un proprio socio. Ne va, innanzitutto, del bene non solo della persona interessata,  ma  dell’intera comunità a cui appartiene, che ne subisce un danno sicuramente non lieve.

 

Diego Acquisto