Massimo Raso lascia Agrigento, per lui incarico regionale

Massimo Raso lascia la segreteria provinciale della CGIL, prenderà il posto Alfonso Buscemi nella segreteria reg confederale della funzione pubblica. Nella data di oggi ha rassegnato le dimissioni. Oggi per lui è l’ultimo giorno nella città dei templi. 

Nel giugno del 2020, Raso avrebbe compiuto otto anni di mandato e la regola prevede una turnazione degli incarichi. Percorso inverso per il collega Alfonso Buscemi, che diventerà il prossimo seg generale della CGIL della provincia di Agrigento.

Il Giornale di Sicilia questa mattina ha pubblicato un’intervista a firma di Paolo Picone:

Dopo sette anni e mezzo, Massimo Raso non sarà più segretario provinciale della Cgil di Agrigento. Raso, originario di Sciacca, lascia l’incarico dopo aver completato il massimo dei due mandati. Questa mattina la Cgil eleggerà il suo successore.

Raso, che sindacato lascia al suo successore?

«Lascio una Cgil che viene da una lunga traversata con il mare della crisi in tempesta, ma che è ancora in piedi, forte dei suoi 30.000 iscritti, con un gruppo dirigente in parte rinnovato che mi auguro sia in grado che sia animato da questa voglia di battaglia. Quello stesso gruppo dirigente che il 22 giugno abbiamo portato a Reggio Calabria a reclamare una nuova politica per il Mezzogiorno. Un gruppo dirigente animato dalla speranza e dalla certezza che davvero è possibile cambiare il segno di questa provincia: abbiamo davvero tante risorse materiali ed umane straordinarie».

In questi sette anni e mezzo quali sono state le battaglie sindacali che hanno visto la Cgil in prima linea?

«La Cgil è in “prima linea” sempre! Mi si dica una sola battaglia sociale, civile e politica nella quale la Cgil non c’era. Ho iniziato la mia esperienza da segretario con la vicenda Italcementi e siamo rimasti l’unica organizzazione a spingere affinché si trovi una «via d’uscita» per quelli che sono già fuori e per quelli che sono dentro. Siamo stati a fianco di ogni gruppo di Lavoratori che hanno deciso di battersi e siamo stati spesso soli a porre con forza l’esigenza che le forze migliori di questa provincia si mettano insieme (Comuni, l’ex Provincia, Associazioni dei Costruttori, Ordini Professionali) insieme al Sindacato per definire una comune azione (anche insieme ai Parlamentari del Territorio) oppure dobbiamo continuare in questa inconcludente e, spesso, inesistente recita a soggetto giusto per strappare un titolo ed una foto che sono buone solo ad alimentare la nostra vanità di personale e/o di organizzazione?»

È troppo auspicare una specie di «lobby del territorio« che si occupi di definire una linea d’azione comune nei confronti dello Stato, della Regione, dell’Anas, delle Ferrovie ecc. in grado di centrare obiettivi di sviluppo condivisi?

«È quello che abbiamo chiesto (ed ancora lo ringrazio per questo) al Cardinale Montenegro ed abbiamo avviato un percorso».

È facile o difficile gestire un sindacato in una porzione di territorio molto ampio, come quello agrigentino con una popolazione di oltre 450 mila abitanti e le isole di Lampedusa e Linosa?

«La difficoltà non è legata alle dimensioni della provincia e siamo, comunque, assai aiutati dal fatto che esistono, insieme alla Confederazione, 11 categorie e i servizi di patronato e fiscali ed ancora le Associazioni a noi vicine come il Sunia, la Federconsumatori, l’Auser, l’Alpa. Siamo presenti nel territorio in modo capillare, arriviamo al 90% della popolazione. E poi siamo nei posti di lavoro, dove ci sono i nostri Rsa/Rsu: senza ognuno di loro (che ringrazio davvero di cuore per il contributo che danno) non ci sarebbe questa forza».