Legge di Bilancio 2019: la scommessa del governo che tassa (ancora di più) il gioco d’azzardo

La legge di bilancio 2019, insieme al bilancio previsionale del prossimo triennio, concretizzano le premesse anti-gioco d’azzardo contenute nel decreto dignità che era stato approvato ad agosto 2018. Dopo lo stop per pubblicità e sponsorizzazioni in favore dei concessionari del gioco d’azzardo, arriva ora un’impennata delle tassazioni che servirà ad ammorbidire il deficit e a rendere più sicuri i conti che l’Europa, questo è certo, terrà costantemente sotto la lente d’ingrandimento.

Alziamo le tasse a banche, assicurazioni e concessionari di gioco d’azzardo e le abbassiamo, con quei soldi, alle partite Iva, alle imprese, ai pensionati”. Questa è stata la logica usata dal governo come spiegato da uno dei suoi più alti esponenti, il Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, alle telecamere del Tg1 subito dopo l’approvazione arrivata in extremis, il 30 dicembre. Proprio sui tempi il vicepremier aggiunge: “E’ una Legge di Bilancio fatta con una trattativa con l’Unione Europea che non era mai stata fatta. Abbiamo portato avanti una trattativa serrata e abbiamo ottenuto i soldi che servono a dare più diritti ai cittadini. E’ normale che si arrivasse all’ultimo minuto”.

Questo nuovo inquadramento di bilancio servirà a portare avanti le grandi sfide, o meglio le grandi promesse, di questo esecutivo: il reddito di cittadinanza, il pensionamento a quota cento e la flat tax. Editorialisti e commentatori della politica italiana hanno fatto notare che queste misure stanno portando una rinnovata fiducia per la cosa pubblica e la sua amministrazione, una percezione avvalorata da statistiche e riportata da giornali distanti dalle posizioni dell’attuale esecutivo. D’altra parte non manca una cospicua parte di queste voci che ritengono questa manovra l’ennesima scommessa, un rischio che anche l’Unione Europea ha fatto fatica ad accettare. Una lieve ironia considerato che proprio questo governo l’ha giurata all’industria del gioco d’azzardo, reo di aver sottratto troppi soldi agli italiani.

Già nel decreto dignità era stato stabilito un aumento sensibile del PREU (prelievo erariale unico) sugli apparecchi della rete di gioco fisica, ovvero slot e VLT. Le prime sono delle macchine a se stanti che montano una scheda di gioco unica, le seconde sono più moderne e contano su un sistema centrale che ne governa il funzionamento. Per le slot l’aumento è stato del 1,35%, per le videolottery invece del 1,25%. Sono cambiate anche le percentuali di pagamento, il cosiddetto indice RTP (Retourn to Player), ovvero la percentuale di vincita che i giochi devono restituire sotto forma di vincite rispetto a quanto investito. Per le slot la percentuale RTP va al 68%, per le VLT al 84%.

Questo tipo di percentuali di vincita sono evidentemente pensate per sottrarre ancora più giocatori alle vecchie slot, vero e proprio simbolo del vituperato gioco d’azzardo. Già il governo Gentiloni aveva agito in tal senso nell’ambito della manovrina di fine mandato che assicurava la riduzione di queste apparecchiature del 34%, circa 140 mila unità che in due anni sono state rimosse da bar e sale slot di tutto il territorio nazionali, il bilancio previsionale indica anche la fine del 2020 come data ultima per la definitiva dismissione delle apparecchiature slot. Ad oggi le slot censite sono circa 260 mila, quattro volte tanto le videolottery, il loro settore occupa da solo la metà dell’azzardo italiano che negli ultimi anni ha raggiunto una raccolta complessiva da oltre 100 miliardi di euro.

Se la rete fisica fa sentire ancora il proprio peso sul mercato il gioco d’azzardo online non è da meno. Il gambling, per dirla all’anglosassone, cresce a ritmo esponenziale tanto da rappresentare con i suoi 27 miliardi di euro di raccolta un quarto di tutto il mercato. La legge di bilancio varata dal governo gialloverde non risparmia il settore tassandolo al 25%. Bingo, poker e casinò daranno un quarto dei propri proventi all’erario, le scommesse online saranno tassate al 24%, quelle sui giochi virtuali al 22%, risparmiata solo l’ippica dalle sovrimposizioni.

L’azione del governo cerca di colpire lì dove si registrano più casi di disturbo e dipendenza, questi non possono che essere i settori dove si gioca di più. Il gambling soprattutto attira molti giovani e giovanissimi grazie ad un’offerta sempre più smart e transmediale, una larga disponibilità di app mobile che porta tutti i giochi della rete fisica sullo smartphone. Una ricerca del 2017 realizzata dalla Sezione di Epidemiologia e Ricerca sui Servizi Sanitari del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) si è occupata, tra le altre rilevazioni, di intervistare gli studenti dai 15 ai 19 in merito al loro rapporto con il gioco d’azzardo. Il 36,9% dice di aver giocato almeno una volta quell’anno, il 13,5% ha mostrato un profilo a rischio dipendenza, il 7,1% è già entrato nella sfera della problematicità.

Va però aggiunto che il governo non è stato sordo alle richieste e problematicità che erano state sollevate già ai tempi del DL dignità. Nella manovra infatti è stato incluso il rilancio del Casinò di Campione che aveva chiuso l’estate scorsa e la proroga delle concessioni per scommesse, SuperEnalotto e Bingo. Inoltre, a riprova di una politica che vuole tornare ad una dimensione ludica più controllata e decisamente meno frenetica, tornerà un grande classico: il Totocalcio.

Non sarà più lo stesso gioco, la vecchia formula del 13, ma qualcosa di completamente nuovo e sotto la nuova gestione della neonata Sport e Salute spa, che sta sostituendo il CONI al vertice dello sport italiano. Anche questa una scommessa, l’ennesima, nel pieno stile di questo governo.