“Kerkent”. Il boss Massimino ordinava azioni contro i luogotenenti

E’ stato il boss Antonio Massimino a ordinare ai propri “picciotti” di bruciare l’autovettura Lancia Y, e dopo qualche giorno il motociclo Piaggio 125, di proprietà di Alessio Di Nolfo, soggetto che per un lungo periodo è stato tra i più fidati luogotenenti del capomafia.

A scriverlo è il qutotidiano La Sicilia che questa mattina dedica un ampio servizio alle vicende legate all’operazione Kerkent.

Questo, riporta il quotidiano catanese, esce fuori dalla carte dell’inchiesta “Kerkent” con-dotta sul capo dal personale della Dia di Agrigento, con il coordinamento della Dda di Palermo. Gli investigato- ri nel corso delle indagini hanno avu- to modo di constatare che il rapporto tra Massimino e Di Nolfo (entrambi raggiunti dall’ordinanza firmata dal Gip Turturici), si era incrinato fino ai due attentati incendiari perpetrati dagli “uomini” del boss. A incendiare la vettura sarebbe stato Francesco Vetrano, il quale, con un complice, soggetto pregiudicato di Villaseta (non indagato) ha incendiato l’utili- taria. Inoltre, con l’aiuto di Giuseppe Messina, sempre Vetrano, ha sottrat- to furtivamente il motociclo di Di Nolfo, occultandolo nelle campagne di contrada “Zunica-Monserrato”, nei pressi della casa rurale dei Messi- na, padre e figlio, e poi con Salvatore Capraro (anche lui finito nella “rete” della Dia), lo ha incendiato. Le motivazioni che avrebbero determinato il determinato il detioramento dei rapporti tra Massimino e Di Nolfo

Nel corso di un dialogo registrato la Dia, ascolta Massimino che parla con un suo sodale, al quale, racconta di ricorrere alle maniere forti per cercare di recuperare parte del debito che avrebbe determinato il terioramento dei rapporti tra Massimino e Di Nolfo sono da ricercare in due fattori principali.

L’articolo completo è pubblicato sul quotidiano La Sicilia, in edicola questa mattina.