Il reato è caduto in prescrizione, assolti avvocato e maresciallo

Il reato è prescritto e la sentenza di condanna è stata annullata. Così ha deciso la Cassazione nei confronti del maresciallo dei carabinieri Antonio Arnese, e per l’avvocato Ignazio Valenza, condannati a 2 anni di reclusione ciascuno in appello, con l’accusa di corruzione. Arnese, all’epoca dei fatti, nel 2013, comandante del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Villaggio Mosè, avrebbe “barattato” l’assunzione della moglie alle dipendenze dell’Istituto assistenziale Casa Amica, in cambio di un controllo “addomesticato” all’istituto di formazione Ecap. Entrambi gli enti erano presieduti da Valenza.
Valenza, invece, è stato assolto dalle altre imputazioni di calunnia, tentata estorsione e peculato (gestione dei fondi destinati ai pagamenti di stipendi del personale, presunte pressioni per fare firmare le buste paga ad una dirigente dell’Ente, e una denuncia – ritenuta fasulla – nei confronti di una collega avvocatessa).  Assolto, nella stessa inchiesta, il luogotenente dei carabinieri Vincenzo Mangiavillano, ex comandante del Nucleo di Polizia giudiziaria della Procura della Repubblica di Agrigento, che era accusato di corruzione e favoreggiamento.
La vicenda “Ecap” ruotava attorno a presunti omessi controlli all’Ente di formazione in questione, in cambio di assunzioni, e ad alcune violazioni della legge regionale cosiddetta “blocca assunzioni” per assumere a tempo indeterminato i lavoratori.  E’ la Onlus “Casa Amica” sarebbe stata il fulcro dell’indagine.  Arnese chiamato ad effettuare una verifica fiscale all’Ente, avrebbe usato la mano “morbida”, in cambio dell’assunzione della moglie.