Il grave allarme dell’arciprete di Bivona, interessa forse altri centri dell’agrigentino

A Bivona, lo ha lanciato domenica scorsa, al termine della Messa festiva, l’arciprete Don Marco Vella, che lo pubblica anche nella pagina facebook “Comunità Ecclesiale Bivonese”, dove sta ricevendo tanti “like” e consensi.

Un vero e proprio grido di allarme pubblicato quindi per intero per farlo conoscere a tutti ed a tutti chiedere preghiera e collaborazione fattiva per evitare da subito gesti come quello che egli definisce “vile ed ignobile, compiuto da balordi” .

Parole che colpiscono e che in molti avrebbero pensato che una cosa del genere non potesse succedere in una cittadina tranquilla della zona della montagna agrigentina, immaginata in genere come meno contaminata dalla cultura volgare ed immorale che spesso si pensa si trovi soprattutto nei grandi centri e nelle zone marine.

Invece no ! anche Bivona, centro rinomato per cultura e fede, con tante figure storiche che hanno dato lustro al suo passato remoto e recente, …anche Bivona deve registrare qualche gesto inqualificabile per cui l’arciprete ha deciso di alzare la voce, sollecitando la coscienza di tutti a mobilitarsi.

L’arciprete è il giovane prete don Marco Vella, che è anche Vicario Foraneo della Forania n°11 che comprende le Parrocchie dei Comuni di: Alessandria della Rocca, Bivona, Cianciana, S. Angelo Muxaro, S. Biagio Platani S. Stefano Quisquina.

Don Marco, dopo un lungo periodo pastoralmente fruttuoso trascorso a Naro, da alcuni anni opera a Bivona, per volontà del nostro arcivescovo-metropolita card. don Franco Montenegro, che, a suo tempo, ha contestualmente, nel corso dei periodici avvicendamenti, trasferito all’arcipretura di Menfi Don Alessandro Di Fede Santangelo.

Ma andiamo al fatto, così come raccontato dallo stesso don Vella, che subito precisa che proprio come “Arciprete della Comunità Ecclesiale Bivonese” intende esprimere il suo “profondo sdegno”. Sdegno per denunciare e condannare “il vile ed ignobile gesto compiuto dai balordi che hanno appiccato il fuoco al pagliaio e al teatro di paglia siti presso il giardino della Santa Croce del nostro Calvario, offendendo gravemente ogni singolo bivonese e soprattutto coloro che con sacrificio e a titolo gratuito hanno reso splendido quel luogo”.

Ed a questo punto, senza peli sulla lingua, don Marco mette il dito sulla piaga con parole al vetriolo. Invoca infatti un discernimento comunitario su certa deriva seguita da una qualche frangia giovanile a cui naturalmente attribuisce quella sacrilega profanazione in un luogo sacro.

Parla infatti di “uso incontrollato di bevande alcoliche”… di “presenza di preservativi dispersi per le nostre strade che evoca la consumazione di sesso”…..di “espressioni oscene e blasfeme nei riguardi della morale individuale e della pubblica decenza”… di “ragazzi che fino alle 4.00/5.00 di notte scorrazzano incontrollati per le vie della città schiamazzando e suonando ai citofoni della gente”… “distruzione degli arredi urbani; atti di bullismo che spingono alcuni ragazzi vittime a rinchiudersi in se stessi”.

Non ci poteva essere un quadro più chiaro e completo per far capire la gravità della situazione. Conclude infatti denunciando che “stiamo vivendo l’emorragia dell’”educazione” e la perdita del senso delle “regole”. Quella dell’educazione la quale rappresenta un’esigenza costitutiva e permanente della vita della società, oggi tende ad assumere i tratti dell’urgenza e perfino dell’emergenza”.

Nel linguaggio giornalistico si chiamano queste di don Marco Vella “parole al vetriolo”. E forse, anche a leggere i tanti commenti e consensi sui social, viene da dire: “Ben vengano le battute e le parole al vetriolo”. Che – come sappiamo – è uno degli acidi più corrosivi e pericolosi per l’epidermide umana…e il cui uso in senso corrente, giornalisticamente, serve per dare forza ad un messaggio che viene proposto ad un terreno capace di dare frutto. E sicuramente questa è la speranza di don Marco e non solo !