Il blitz antimafia “Kerkent”, Puntorno resta in carcere

Resta in carcere Andrea Puntorno, 42 anni, di Agrigento, arrestato dal personale della Dia di Agrigento, nell’ambito dell’inchiesta denominata in codice “Kerkent”, coordinata dalla Dda di Palermo, che nel marzo scorso portò alla cattura di 34 soggetti (23 in carcere e 11 agli arresti domiciliari).

Lo hanno deciso di giudici della Corte di Cassazione, che hanno rigettato il ricorso proposto dal difensore dell’indagato. Puntorno, secondo le indagini era una sorta di broker della droga, e sarebbe stato lui a mettere in contatto il capo della famiglia mafiosa di Agrigento e Villaseta, Antonio Massimino, con le ‘ndrine calabresi, alle quali l’organizzazione si rivolgeva per l’acquisto di cocaina.

Da evidenziare che era già caduta a carico di Puntorno l’accusa di concorso esterno in associazione a delinquere. Resta in piedi una singola ipotesi di cessione di droga (mezzo chilo di cocaina) per la quale è stata confermata anche la custodia in carcere.

Il nome di Andrea Puntorno, leader del sodalizio ultrà della Juventus, ai tempi in cui risiedeva a Torino, saltò fuori già nell’ambito dell’inchiesta “Bravi Ragazzi”, su un traffico di droga sull’asse Torino- Albania – Agrigento. Un’attività mai interrotta, secondo gli investigatori della Dia agrigentina.