“Ho lasciato un posto in banca per tornare in Sicilia” VIDEO

“Ho lasciato un posto in banca per tornare in Sicilia, la voglia di abbattere gli stereotipi ha prevalso”

Ogni giorno ricevo messaggi di persone che hanno letto la rubrica #emigrazionealcontrario. 

Molti mi scrivono di aver trovato la forza di cambiare vita, di voler lasciare un lavoro che non amano e di voler seguire con forza una loro grande passione. Questa rubrica mi ha già dato l’occasione di conoscere persone fantastiche ed eccone un altro. 

Di Domenico Vecchio 

Non sempre il Sud è il punto di non ritorno di flussi migratori. C’è chi, dopo essersi formato in Inghilterra ed aver imparato la lingua più parlata al mondo, decide di tornare nella propria terra per lavorare e creare sviluppo, ma soprattutto abbattere gli stereotipi.  Così, dopo aver lasciato la Sicilia da neodiplomato, ha deciso di tornare. È uno dei tanti casi di emigrazione di ritorno di agrigentini che non vogliono abbandonare l’isola e che vogliono investire per il suo sviluppo. Questa è la storia di Pierfilippo Spoto. (guarda la video-intervista)

Quando hai lasciato la Sicilia?

Subito dopo il diploma ho deciso di andare a Londra, pensavo di rimanerci per un breve periodo, giusto il tempo di imparare un pò d’inglese. Dopo tre mesi ho visto che non mi bastava. Per impararlo bene occorreva più tempo ed intanto ho appreso anche altro.

Che cosa hai scoperto?

L’idea che hanno gli inglesi della Sicilia è diversa da quella che pensiamo noi. Troppi stereotipi, tanti standard, ma anche tanto fascino per la nostra cultura ed il nostro cibo.

Quindi cosa hai fatto?

La voglia di tornare e di mettermi in gioco in un territorio dove son nato e cresciuto era tanta, troppa, volevo tornare qui e sfruttare le mie conoscenze per mettere su un’impresa turistica. Ho cominciato con organizzare le classiche escursioni nel territorio di Sant’Angelo Muxaro, miei luoghi d’infanzia. Poi ho messo su il primo B&B.

Hai investito nel turismo come tanti altri quindi?

Si, ma mi sono accorto che il mercato del turismo stava cambiando ed era in continua evoluzione. Mi sono convinto che i viaggiatori, prima ancora della Sicilia, cercavano proprio i siciliani.

Ho capito che occorreva puntare su un target diverso. Il mio lavoro oggi è raccontare la Sicilia a chi viene da fuori.

A cosa hai rinunciato per tornare qui?

A Londra ero in procinto di entrare in un istituto bancario. Avevo superato il colloquio, dovevo cominciare gli stage, ma non mi ci vedo dietro una scrivania e forse è stato proprio questo che mi ha spinto a tornare.

Cosa ti fa stare bene?

La cosa che amo di più del mio mestiere è la pianificazione, l’organizzazione e la possibilità di raccontare storie di vita. La Sicilia – precisa –  è un’esperienza da vivere, tutto quello che presentiamo è “Made in Sicilia”, il nostro territorio ha tanto da offrire e bisogna solo saperlo raccontare.

E gli stereotipi?

Una volta un tour operator mi ha chiesto se durante un’escursione potevamo simulare per i nostri ospiti un agguato di mafia. Pensavo scherzassero ma erano seri.  Ho rinunciato, non è questa la Sicilia che raccontiamo, ho risposto loro.

Quale Sicilia raccontate?

L’autenticità dei luoghi, delle persone, la spontaneità di fare le cose, nel mangiare, nello spostarsi, nell’osservare le nostre bellezze.

E i panni stesi?

Li guardano affascinati, perchè dai panni stesi si può capire tanto, cosa facciamo, cosa ci piace, come viviamo. Ed è questo che interessa ai viaggiatori.

Non hai mai pensato di tornare in Inghilterra?

La difficoltà maggiore che riscontriamo nella nostra attività è la difficile comprensione che si ha del progetto, soprattutto da parte degli enti preposti. Ci sono lentezza burocratica e troppi cavilli,  non è facile – ammette – ma i sacrifici e le difficoltà vengono ripagati dalla passione, risultati che vanno ben oltre l’aspetto economico perchè qui si può vivere perfino di patrimoni intangibili.

Possiamo dire che la tua è una storia di emigrazione al contrario?

Sicuramente, ho vissuto e lavorato fuori, ma alla fine la voglia di tornare e di realizzarmi qui ha prevalso.

Pierfilippo Spoto è un operatore turistico siciliano che da venti anni porta avanti un progetto di turismo relazionale nella propria terra. E lui ha gli occhi rivolti verso il futuro.

Se siete in provincia di Agrigento, e scendete al mare lungo la valle del Platani, a pochi chilometri dalla costa troverete una rupe scoscesa con in cima un villaggio: è Sant’Angelo Muxaro, luogo del mito, dell’accoglienza, dei sapori e dei mestieri portati avanti fra tradizione e innovazione.

Guida naturalistica e fondatore di Val di Kam, Pierfilippo è convinto che i viaggiatori, prima ancora della Sicilia, stiano cercando proprio i siciliani e che scelgano di venire nell’isola nella speranza di imbattersi in un incontro…

Il suo motto si potrebbe sintetizzare in:

non escursioni ma esperienze. Non visite ma … incontri.

Domenico VecchioSu Facebook:  https://www.facebook.com/Direttore.AgrigentoOggi

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