Corpus Domini. Mons. Damiano: “Insieme per una chiesa che non aspetta ma che va incontro”

È stata celebrata in cattedrale la messa per la solennità del corpus domini. Una celebrazione che di fatto ha suggellato l’avvicendamento dell’arcivescovo mons. Alessandro Damiano a Mons. Montenegro nella guida della chiesa agrigentina. Ed è alla fine della messa che mons. Damiano ha voluto dare il suo messaggio ai fedeli tutti con una lettera che non è stata letta ma è stata diramata dall’ufficio comunicazioni della diocesi. “Vorrei che tutti riprendessimo lo slancio, forti del cammino compiuto- ha scritto- aperti alle novità che lo Spirito continuerà a suggerirci e certi di poter contare sul suo aiuto, ma anche su quello che scambievolmente possiamo e dobbiamo offrirci gli uni gli altri, ciascuno per la sua parte. E vorrei che lo facessimo sempre più convinti di essere quella “Chiesa della Misericordia” che don Franco, a conclusione del suo mandato in mezzo a noi, ci ha consegnato in eredità nell’omelia del 22 maggio scorso: Chiesa della libertà e della responsabilità, senza separazioni e senza confini, dalle braccia spalancate e dalle porte scardinate, con la residenza nel tempio e il domicilio nella strada, che non aspetta ma che va incontro. Insieme siamo chiamati ad ascoltare cosa lo Spirito dice alla nostra Chiesa Agrigentina, partendo dal vissuto delle nostre comunità e da tutto ciò che avviene attorno a esse, in questo nostro territorio così bello e così travagliato.

Lo faremo in ogni occasione che ci si presenterà, mettendoci in ascolto dei vicini e dei lontani, di chi accoglie la proposta della fede, di chi la rifiuta e di chi non ne ha alcun interesse, di chi sta bene e di chi sta male, di chi arriva nella nostra terra e di chi sente il bisogno di lasciarla. Vi affido e mi affido – ha continuato l’arcivescovo- alla lunga schiera di Santi e Beati che, nel tempo, hanno impreziosito il volto della Chiesa Agrigentina: a quelli di ieri e a quelli di oggi, fino a Rosario Angelo Livatino, proclamato Beato lo scorso 9 maggio. I Vescovi di Sicilia — nel messaggio che hanno rivolto alle nostre Chiese in occasione della sua Beatificazione — lo hanno indicato come un «modello nuovo e dirompente di santità» e come tale lo propongo ancora una volta a me e a voi.”