Coronavirus, così non è cambiato niente

L’ultimo provvedimento del Governo non era proprio diretto al Sud, e più specificatamente alla nostra provincia. Da noi, infatti, le attività produttive sono ben poche. E a parte quelle legate all’agricoltura e alla pesca, le altre, ovvero quelle del turismo, della cultura, dello spettacolo  e del terziario, sono ferme già da un paio di settimane.

Agrigento, infatti, è una città che vive soprattutto del settore impiegatizio oltre che di turismo e di cultura. E stranamente l’aspetto degli uffici non viene ancora toccato. L’abbiamo scritto nei giorni scorsi, far spostare ogni giorno diverse centinaia di persone per andare negli uffici pubblici in un momento di fermo totale, dovrebbe essere ripensato.

Alcuni hanno attivato l’home working, altri sono stati messi in ferie forzate.

Altri a momenti potrebbero perdere il lavoro o andare in Cassa integrazione se la situazione dovesse continuare. E i tempi non sono proprio brevissimi. Non ci vuole molto a capire che la diffusione del Virus non accenna a fermarsi al Nord, al Centro e al Sud. I numeri sono diversi, ma l’evoluzione continua. Questo può significare solo che o non riusciamo ad attenerci alle prescrizione delle autorità sanitarie o del Governo, oppure che queste non sono sufficientemente efficaci. E allora?

Allora bisogna aumentare ancora di più le prescrizioni.

Intanto bisogna adottare delle prescrizioni più dure e quarantene per chi scende dal Nord e che finora è risultata essere la fonte primaria della diffusione della malattia al Sud. Controlli, quarantene per loro e per i loro congiunti, ferie forzate e sanzioni pesanti per chi le viola. Poi bisogna spingere la gente a fare acquisti per telefono o online per avere tutto a casa senza uscire. E dopo aver chiuso scuole, teatri, negozi, alberghi e B&B, abbiamo anche il coraggio di chiudere gli uffici che non sono assolutamente necessari per la sopravvivenza. Altrimenti, se c’è ancora gente per le strade, il virus continuerà a diffondersi.

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