Bruciano le tessere elettorali in segno di protesta, aspettano una casa da anni

 

Ribera: 60 famiglie bruciano le schede elettorali per protesta sulla mancata ricostruzione delle case popolari!

Protesta clamorosa ieri mattina di ben 60 famiglie che hanno bruciato in un rogo, sulla circonvallazione, le loro schede elettorali, alla vigilia della consultazione politica nazionale, perché da ben sei anni attendono la demolizione e la ricostruzione delle loro case popolari, nel Largo Martiri di Via Fani, costruite negli anni ’80 da una ditta agrigentina con cemento depotenziato e sgomberate nel 2012 per essere demolite e ricostruite con un finanziamento della Regione Siciliana per circa 10 milioni di euro.

La rabbia dei nuclei familiari è esplosa ieri e continuerà nei prossimi giorni perché la vicenda tragicomica vede un’impresa catanese che ha vinto la gara di appalto da oltre un mese e che non può sottoscrivere il contratto con l’Iacp di Agrigento per remore burocratiche che portano alla mancanza di qualche relazione e ad alcune prescrizioni da realizzare nel confronto tra la ditta e i verificatori del progetto.
La protesta si è spostata in mattina al palazzo comunale dove le famiglie, con tante donne presenti e arrabbiate, sono state ricevute nella sala convegni dal sindaco Carmelo Pace che ha precisato, dopo avere partecipato a diversi incontri ad Agrigento, all’Iacp, e a Palermo, alla Regione Siciliana, che la vicenda si dovrebbe sbloccare a giorni non appena la prefettura di Agrigento avrà esaminato la dovuta documentazione presentata dalla ditta appaltante.

Intanto, ha fatto clamore nella cittadina e altrove il fatto che tanti proprietari ed assegnatari degli alloggi popolari abbiano bruciato, in un apposito rogo di legna, realizzato davanti alle dieci palazzine, le schede elettorali, una dopo l’altra. “Non abbiano più da anni le case che spesso diventano rifugio degli extracomunitari – hanno gridato Angelo Renda, Giovanna Musso e Maria Sarullo – dal 2012 siamo in case di locazione, diversi proprietari sono morti ed oggi ci sono gli eredi in attesa. Abbiamo paura che se il governo regionale presieduto da Musumeci dovesse subito sciogliere gli Iacp siciliani, come già annunciato, si rischia di allungare ancora di anni la ricostruzione delle case”.

Il problema è anche di natura economica perché tutta l’operazione delle case prese in locazione per sei anni dalle 60 famiglie sloggiate costa al comune di Ribera la somma di 180 mila euro l’anno a fronte di un contributo regionale che deve ancora arrivare. Dall’incontro comunale di ieri mattina è trapelata la decisione che dal 5 marzo prossimo tutte la famiglie interessate potrebbero recarsi ad Agrigento per occupare clamorosamente ad oltranza la sede dell’Iacp per far rimuovere gli intoppi burocratici o tecnici che bloccano una vicenda paradossale.

A cura di Angelo Renda su Ripost,-