Movida violenta a San Leone: prevenzione parta dalle scuole

Sabato infuocato a San Leone. Le vie della movida teatro di risse tra giovani

Alcool e risse tra adolescenti? Il sociologo: “occorrono  delle scuole per i genitori”

Sabato e domenica infuocati a San Leone. Le vie della movida teatro di risse tra giovani e non è la prima volta. Da ricordare nella serata di sabato altre due scazzottate, e una lite, nella stessa area dell’ex eliporto, in piazzale Giglia, e sul lungomare Falcone-Borsellino. Ma il fenomeno diffuso un pò in tutta Italia è analogo ad episodi che si erano verificati anche la stagione passata e che si ripetono ad ogni weekend.  Alcool, sostanze stupefacenti, botte e giovanissimi in ospedale: basta questo, purtroppo, per descrivere quanto è successo negli ultimi  fine settimana nel lido di Agrigento. Ormai non si tratta più della “birretta” tra amici, ma di una vera e propria prassi. Tutto questo mostra un disagio sociale che coinvolge i più giovani che hanno facile accesso al consumo di alcool e perdono il controllo seminando panico con violente risse e rischiando di farsi e fare del male. Una situazione che rischia di degenerare. Ma cosa si potrebbe fare? Lo abbiamo chiesto a Francesco Pira, l’agrigentino, nativo di Licata è professore associato di sociologia dei processi culturali e comunicativi dell’Università di Messina. “Accanto al lavoro repressivo delle forze dell’ordine è necessario partire dalle scuole per lavorare sui futuri cittadini sul rispetto per l’altro”, dice Pira. “Ma sia per le strade che sul web ogni giorno è una battaglia – continua -. Globalizzazione, crisi economica, pandemia ci rendono sempre più cattivi (e questo è stato certificato dall’Istat che ha scritto in un recente rapporto che il nostro Paese è affetto da cattivismo). Bisogna intervenire su due fronti: prevenzione e repressione per evitare che dopo il coprifuoco per la pandemia ci sia quello per la dilagante violenza. Mi sono occupato tantissime volte degli effetti del Covid 19 sui giovani e, attraverso le mie ricerche, ho potuto constatare il senso di solitudine che ha pervaso le loro vite in questo ultimo anno.

Servono per arginare queste derive  – spiega – nuovi processi educativi affinché i nostri ragazzi capiscano che vivere nella società non è come vivere all’interno di un video gioco e dell’universo dei social network. Occorre anche un lavoro sui genitori. Questi ragazzi non sono orfani”. Secondo il sociologo “occorrono  delle scuole per i genitori. Così come per i ragazzi un percorso di educazione ai sentimenti e al rispetto per gli altri. Comprendere il disagio delle nuove generazioni è fondamentale per evitare che i nostri figli, i nostri giovani, rovinino la loro vita o addirittura la perdano per una stupida sfida frutto della fragilità del nostro tempo. Siamo davanti a nuove emergenze educative e non basta responsabilizzare i genitori o fare qualche seminario nelle scuole. E poi aspettare in silenzio il nuovo caso di cronaca”. Leggi anche: Il lungomare off limits per le auto: provvedimento ancora sperimentale

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Sociologhi a confronto, era l’estate del 2020, quando ci siamo trovati a trattare gli stessi argomenti con un’altro esperto. Leggi anche:  La movida post lockdown trasforma le piazza in un ring. La Sociologa: genitori troppo distratti