Verso un Partito del Lavoro



-di Diego Acquisto

Pare proprio che sia questa la tendenza condivisa da una buona fascia sociale forse proprio quella che in occasione delle elezioni va a votare e che, anche se non perfettamente soddisfatta sceglie uno degli attuali schieramenti politici. Una fascia che abbraccia trasversalmente tutti gli schieramenti, con attenzione crescente verso la problematica del lavoro. Una sensibilità crescente sia come frutto della crisi occupazionale che i maggiori leaders politici si affannano a dichiarare in fase di superamento, e però con scarsi riscontri nella concretezza,… sia a causa delle tante emergenze create da molte delle stesse imprese. Dove i manager responsabili mirano direttamente al profitto, calpestando molto spesso la dignità dei lavoratori e del lavoro. Ed a proposito di questo tipo di emergenze, ha fatto molto discutere il caso di Agrigento, dove tuttora un affermato imprenditore è sotto accusa, perché sospettato del grave reato di avere preteso sistematicamente parte del salario ufficialmente certificato ai suoi dipendenti. Ma sul piano nazionale ci sono casi altrettanto gravi o addirittura più gravi, pare anche generalizzati, che giustamente colpiscono l’opinione pubblica. Come per esempio lo sciopero recente dei lavoratori della logistica di Amazon, oppure lo scandaloso licenziamento da parte dell’Ikea della mamma di un bimbo disabile grave, licenziata nel periodo di congedo chiesto e ottenuto per assistere il figlio. Episodi che sono la spia di una problematica sul lavoro che ha bisogno di essere urgentemente affrontata. Perché si tratta di comportamenti gravemente lesivi della dignità del lavoro e dei lavoratori, precari, mal pagati, senza diritti e senza quelle tutele che prima c’erano con lo Statuto, approvato nel 1970 con un impegno convergente delle forze politiche di estrazione laica e cristiano-cattolica, ed in vigore per oltre un quarantennio, sino all’approvazione del cosiddetto Jobs Act da parte del Governo Renzi, con provvedimenti legislativi varati tra il 2014 ed il 2015. Sconcertano perciò in questi giorni le affermazioni di chi, anziché parlare di problemi concreti, preferisce pavoneggiarsi per chissà quali conquiste nel settore lavoro. Intanto verso la problematica-lavoro, come dicevamo, appare crescente l’ interesse dell’opinione pubblica. Perché nelle ultime occasioni, come lo sciopero nell’Amazon e la sfilata dei pensionati che sabato scorso a Roma hanno manifestato in rosso per via del colore delle bandiere, dei cappellini, delle felpe, dei palloncini e degli ombrelli, tutti in rosso, si è registrato largo consenso nell’opinione pubblica, e ciò chiaramente in controtendenza anche con il recente passato, quando lo sciopero veniva avvertito con fastidi. Un atteggiamento che giudichiamo positivo perché invita intanto a riscoprire il senso della nostra Repubblica che proprio al primo articolo della Costituzione afferma di essere fondata sul lavoro. Poi da una scossa a tutte le forze politiche, che farebbero un grave errore a sottovalutare gli umori della gente che trova assai urgente dare centralità al lavoro, non con parole, ma con fatti e leggi concrete, che devono produrre una nuova Carta per riscrivere i diritti in rapporto alla nuova situazione. La sensibilità al problema lavoro potrà creare davvero nel nuovo Parlamento, una forza politica in grado di essere determinante nelle decisioni per la soluzione del problema-lavoro. Una forza che può riuscire ad unire, così come nel passato a partire dalla stessa approvazione della Carta Costituzionale, uomini di cultura politica diversa, cioè in pratica Dottrina Sociale della Chiesa e lettura socialista-marxista della società. Concretamente cioè un Partito del Lavoro, col contributo di tutti gli schieramenti, specie di quelli che del lavoro spesso ne hanno fatto la propria identità E proprio mentre completiamo questo pezzo ci colpisce la notizia che in Sicilia la Corte dei Conti ha ufficialmente bocciato tanti atti degli ultimi due Governatori, Lombardo e Crocetta, chiedendo complessivamente, a loro ed a tanti dei loro assessori, colpevoli di avere ratificato le delibere proposte, di restituire tutti insieme qualcosa come più dei due miliardi delle vecchie lire. Una somma notevole cioè sottratta e/o comunque male utilizzata della Regione Sicilia, cioè dei lavoratori siciliani.

Diego Acquisto

Ultima modifica: 4 dicembre 2017