di Don Diego Acquisto – Porta questo titolo l’elegante libretto, che raccoglie le poesie in siciliano di Luigi Casà e che sarà presentato dopodomani nella stupenda Sala del Collare del Castello Chiaramontano di Favara. Dopo gli indirizzi di saluto del Sindaco Manganella, dell’Assessore Comunale alla Cultura Calogero Carlino e dell’ex primo cittadino Domenico Russello, la relazione sarà svolta dal critico letterario Prof. Salvatore Valenti, a cui seguirà una testimonianza del Parroco della parrocchia di S. Vito.
Modererà i lavori la dott.sa Gabriella Bruccoleri, che disporrà opportunamente degli intervalli per l’ascolto di alcuni testi delle poesie con la lettura di Lillo Pecoraro e alcuni interventi musicali a cura degli alunni dell’Istituto Comprensivo “Garibaldi” di Agrigento, chiamando in causa, alla fine, per le conclusioni l’ins. Mariella Casà , figlia dell’autore che ha curato la raccolta e la stampa.
La serata, con cui Favara vuole rendere omaggio ad un suo figlio meritevole e degno di essere ricordato, si prevede culturalmente impegnativa ed interessante, così come è stata la persona di Luigi Casà, scomparso ultraottantenne nel 2001. Egli è stato uno dei dirigenti più attivi, lucidi e popolari della sinistra storica favarese, organizzatore di lotte operaie e contadine nei primi anni del dopoguerra, sinceramente democratico, acerrimo nemico di ogni compromesso ideale, dotato di una congenita rettitudine morale, sempre cordiale, aperto e franco nel parlare, alla mano con tutti, anche nel periodo in cui fu all’amministrazione della città, ricoprendo il ruolo di vice-sindaco.
Dietro l’apparente semplicità dei versi, una poesia “impegnata” quella del Casà e la raccolta “VAJU a CHIAZZA” oltre a presentare plasticamente la vita personale dell’autore, esprime la sua visione della vita cittadina. Proprio il contrario di quanto, un poeta affermato in campo nazionale, Sandro Penna, suo contemporaneo, nel periodo immediatamente precedente aveva scritto nei celebri versi “Io vivere vorrei addormentato // entro il dolce rumore della vita”. Niente di questo tipo di desideri in Luigi Casà.
Il titolo della raccolta delle sue poesie “VAJU a CHIAZZA”, richiamando una sua espressione fortemente evocativa del significato che egli dava a questo luogo, non poteva essere più indovinato. La piazza Cavour di Favara era il luogo dove Luigi Casà trascorreva molto del suo tempo, specie negli ultimi decenni della sua vita. “A chiazza” per lui era l’agorà greca, il luogo delle discussioni e dei dibattiti che riguardavano la “polis”; il luogo frequentato quindi dal cittadino attivo ed impegnato nei problemi della collettività, mentre chi preferiva la vita privata veniva classificato tra gli “idiotes”, persone isolate che non avevano nulla da proporre agli altri, e che erano quindi trascinate dalla marea delle decisioni altrui.
Uomo mite, di lotta ideale, mai violenta neppure verbalmente, Luigi Casà ai tempi del cosiddetto compromesso storico scrive :
“…la lotta è forza, è ventu, aria pura
e sciatu duna a ccu travaglia e spera”
Lotta come forza d’amore. E Luigi Casà ha amato, ha amato tanto Favara e per la promozione di questa sua città ha profuso le sue ricche doti umane ed intellettuali.






