È passato un anno. Un anno in cui Totò Cuffaro ha imparato a fare il detenuto. L’ex governatore accetta di raccontarsi in una lunga intervista rilasciata a Riccardo Lo Verso per il prossimo numero del mensile S, acquistabile in edicola . Il ricordo parte dal giorno del suo arresto, dal dramma delle manette che gli hanno “avvolto come un filo spinato il cuore” alla presa di coscienza che il “carcere va vissuto, perché devi reagire con la forza della fede”.







Credo che le parole dell’ex presidente Cuffaro invitino davvero tutti alla riflessione…il suo comportamento dopo la sentenza definitiva non può che essere giudicato umanamente esemplare…le sue parole ed i suoi sentimenti, come espressi nello stralcio di questa intervista, appaiono nobili e degni di quella larga fiducia che il popolo siciliano tante volte gli ha dimostrato nelle elezioni…
La giustizia umana ha fatto il suo corso ed i giudici hanno tirato la loro verità dagli elementi processuali in loro possesso. Nulla da eccepire, hanno fatto il loro dovere e meritano il rispetto e la gratitudine della Comunità, come lo merita ogni cittadino che compie in coscienza il suo dovere nel ruolo suo proprio.
La giustizia umana dovrebbe sempre coincidere, per quanto umanamente possibile con quella divina. Ma un interrogativo di dubbio nel giudizio delle vicende umane la coscienza (e soprattutto quella del cristiano che nulla mai assolutizza delle cose umane) se lo pone sempre, anche alla luce dei tanti fatti di cui la storia, passata e recente, anche giudiziaria, è testimonianza.
Auguri di buon Natale all’ex Presidente Cuffaro ed quanti stanno vivendo questa esperienza dolorosa, col desiderio di purificazione e quindi reinserimento attivo e fruttuoso nella comunità.
Le parole dell’ex presidente non devono invitare nessuno alla riflessione. Il comportamento di questo soggetto dopo la sentenza non devono mai far perdere di vista di CHI (meglio COSA) stiamo parlando. Nessun augurio a questo individuo.