22052012

Tanti Auguri Maestro

Scritto da Ignazio Cardinale : Il 2010 è un anno importante. Perché? Ci sono le olimpiadi Invernali!! Anche  ma sinceramente  credo che ad alcuni non sportivi interessi poco.

E’ l’anno di un anniversario importante per gli appassionati di musica. Dopo l’anno hendeliano e Haydno, dopo quello pucciniano ecco che siamo all’anno pergolesiano. La storia della musica ricorda i 300 anni dalla nascita di uno dei più importanti e prolifico compositore della generazione pre-mozartiana.

E’ il 4 gennaio 1710 e siamo a Jesi nelle Marche.  Nasce un pargoletto di nome Giovanni Battista Draghi. Come Draghi? E cosa c’entra Pergolesi con questo Draghi? C’entra. Questo piccolo Draghi è più conosciuto come Giovanni  Battista Pergolesi. Pergolesi è un cognome modificato dal padre del compositore, sorvegliante della milizia di Jesi, con varie mansioni tra cui quella di amministrare la proprietà della Compagnia del Buon Gesù, che essendo i Draghi di Pergola… insomma i conti risultano.

Giovanni Battista è una sorta di Mozart italiano. Ha un talento non indifferente per la musica. Infatti il padre inizia a ricevere le prime nozioni di musica da due sacerdoti e da un marchese del luogo, prima di passare alla scuola del Maestro di cappella comunale, Mondini, e di quello del duomo, Santi.

Il padre, con l’appoggio finanziario del marchese Cardolo Maria Pianetti, lo manda a studiare a Napoli, dove Giovanni Battista viene ammesso al Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo e dove continua lo studio del violino con De Matteis, iniziando “contrappunto e suono di tasti” con il Maestro Greco passando poi, nel 1728, sotto la guida di Francesco Durante.

Quell’anno accademico Pergolesi già è “capo-paranza” ossia guida un piccolo gruppo di strumentisti (la “paranza” ,appunto) alle manifestazioni cittadine (funerali, messe, feste pubbliche o private) che vedevano la partecipazione di numerosi giovani allievi dei Conservatori.

La maggior parte delle composizioni sono degli anni 30 del 1700. Le sue prime opere di composizione “La fenice sul rogo, ovvero la morte di San Giuseppe, oratorio in 2 parti”, “Li prodigii della Divina Grazia nella conversione di San Guglielmo Duca d’Aquitania, la “Messa in Re maggiore”, “Salustia” (prima opera seria, adattamento dell’Alessandro Severo di Zeno, con cui Pergolesi esordisce al Teatro di San Bartolomeo), risalgono ai primi anni dopo il 1730.

Terminati gli studi presso il Conservatorio, dopo la morte del padre Pergolesi viene assunto come Maestro di cappella del principe di Stigliano Colonna, uno degli Eletti della municipalità napoletana e tra i nobili più in vista. In questo periodo compone “Lo frate ‘nnamurato”, la sua prima “opera buffa”, genere per cui Giovanni Battista Pergolesi è considerato ancora oggi uno dei compositori più importanti. L’opera ottiene ottimo successo. E’ un ‘opera che rientra nella tradizione dell’opera buffa ed è ambientata nella casa di villeggiatura in campagna.  Consiglio a tutti i lettori di capitare la registrazione video di quest’opera.

Nel 1733 mette in scena al teatro San Bartolomeo “Il prigionier superbo”, i cui intermezzi, col titolo “La serva padrona”, vengono salutati da un vero trionfo ed iniziano così vita autonoma al di fuori del dramma a cui sono originalmente destinati.

La stessa sorte spetta l’anno seguente all’”Adriano in Siria”, del quale ancora una volta ottengono un grande successo gli intermezzi, “Livietta e Tracollo”.

Nel 1735 Pergolesi si trova a Roma dove viene messa in scena “L’Olimpiade”, che non ha successo.

Torna a Napoli e diventa organista soprannumerario della cappella regia e nell’autunno dello stesso anno rappresenta al Teatro Nuovo la sua ultima opera buffa, “Il Flaminio”.

Ma grazie alla sua costituzione fisica cagionevole la tisi lo prende e il compositore si ritira a Pozuoli nel convento dei cappuccini. Compone in questo periodo lo “Stabat Mater” (per soprano, contralto, archi e basso continuo), commissionato dalla “Confraternita di San Luigi di Palazzo sotto il titolo della Vergine dei dolori” e già iniziato a Napoli. E’ la sua opera conosciuta e struggente non solo perché ha in sé una carattere strugente per l’argomento ma anche perché è ciò che il Requiem fu per Mozart, una sorta di testamento musicale.

Tenta di riprendersi dalla malattia polmonare che già da anni lo affligge, ma la tisi lo conduce alla morte: Giovanni Battista Pergolesi muore il 16 marzo 1736 a Pozzuoli, appena ventiseienne.

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