Sulla battuta di Francesco…della lista d’attesa

Una battuta “quaresimale” che fa sorridere e discutere, ma che soprattutto dovrebbe e deve fare riflettere, perché sicuramente in questa ottica è stata pensata e lanciata, nello stile proprio del personaggio. Che – se per caso qualcuno non l’avesse capito – è Papa Francesco.

Il Papa  eletto dal collegio cardinalizio al quinto scrutinio la sera del 13 marzo 2013. Un Papa “scelto dalla fine del mondo”, cioè dalla lontana Buenos Aires, capitale dell’Argentina, tanto distante dalla Curia  Romana,  non solo geograficamente, ma soprattutto per stile di vita e problemi.   E proprio  fra qualche settimana ricorre quindi il V° anniversario della sua  elezione e dell’inizio del suo ministero “petrino”, dopo  gli otto anni di  prezioso servizio pastorale di Papa Benedetto XVI ed in seguito alla sua coraggiosa ed inaspettata decisione delle dimissioni per motivi di salute.

Uno stile assai diverso subito colto da tutti sin dal primo apparire sulla loggia centrale di S. Pietro, questo di Papa Francesco; diverso da quello di Papa Benedetto, ma non meno incisivo e teologicamente profondo. E che alcuni, hanno sommariamente sintetizzato col dire  che mentre prima le folle per “ascoltare” il Papa,  adesso con Francesco  accorrevano per “incontralo”. Un modo di dire per significare da un lato, il grande spessore culturale e teologico del Card. Prof Giuseppe Ratzinger, dalla’tro lato  l’affascinante calore umano, ricco di semplicità ed umanità, del Card. Giorgio Bergoglio divenuto,  “a sua insaputa”,  come ha di recente candidamente confessato, Papa Francesco.

 Una battuta  quest’ultima, che  ha  detto nel corso di una lunga conversazione  con i preti della diocesi di Roma  di cui  è vescovo, all’indomani del Mercoledì delle Ceneri, cioè giovedì scorso 15 febbraio, nella sua Cattedrale, che è  la Basilica di S. Giovanni in Laterano.

Un incontro quaresimale in cui Papa Francesco, conversando con i suoi preti, mostrando grande saggezza umana,  ha risposto a varie, impegnative  domande,  alternando ricordi biografici a stimolanti spunti di riflessione per le diverse  fasi e fasce di età,  attinti da  libri di notevole spessore psicologico e teologico di autori affermati, che lo hanno aiutato e continuano ad aiutarlo nel suo percorso di vita sacerdotale.

Per esempio  all’ultima domanda, come ha vissuto l’ultimo passaggio, cioè la sua elezione a Vescovo di Roma nel marzo 2013…ecco come ha risposto: “ la sera  del ’13, non mi sono accorto cosa è successo lì  (ndr-cioè in Conclave): ho continuato a fare il vescovo, [dicendo al Signore:] “Pensaci Tu che mi hai messo qui!”.

E quindi la consegna ai  preti  di un libro di meditazioni quaresimali degli ultimi Pontefici. Un libretto prezioso su cui ha detto: “Io l’ho visto e mi è piaciuto tanto. Ci sono due Vescovi di Roma [recenti] già Santi [Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II]. Paolo VI sarà santo quest’anno. Uno con la causa di beatificazione in corso, Giovanni Paolo I, la sua causa è aperta. E Benedetto e io, in lista di attesa: pregate per noi!”

Una  battuta quest’ultima  sulla “lista d’attesa” che ha fatto e sta facendo il giro del mondo, ed è la  battuta alla quale ci riferiamo nel titolo.

Una battuta che al di là di qualche  superficiale ed ironico commento facilmente comprensibile, si inserisce invece molto bene nel contesto quaresimale e in tutto il magistero di questo Papa , sostanziato di  rilancio senza precedenti della spiritualità della misericordia.

 Spiritualità della Misericordia che ha accompagnato i Santi, tutti i Santi, sia quelli che sono sugli altari, sia quelli che sugli altari non sono, ma che comunque santi sono  perché in Paradiso; santi con la consapevolezza di essere dei peccatori personati.

 I santi sono cioè peccatori perdonati e la chiesa tutta, che sempre inizia la celebrazione  con l’atto penitenziale lo fa perché si sente ed è Comunità di peccatori che invocano il perdono e vengono perdonati.

 In  questa ottica la santità non è una meta irraggiungibile, ma a portata di mano per tutti, richiamando tutti ad avere un cuore penitente che  fa gustare l’amore e la misericordia di Dio, nel ritmo concreto della vita, vivendo il dinamismo dello sforzo quotidiano di perfezione.

Ultima modifica: 22 febbraio 2018