Squadra mobile di Agrigento arresta torturatore di uomini . VIDEO

Farebbe parte di una rete dedita alla tratta di persone Arrestato in Calabria giovane nigeriano, torturatore nel ‘ghetto libico’ L’arresto, da parte della Squadra Mobile di Agrigento, è il risultato di un’intensa attività investigativa, che sta ricostruendo l’intera cellula di criminali e torturatori che operavano in Libia nel “Ghetto di Alì il Libico” –

IL COMUNICATO:

La POLIZIA DI STATO, in data di ieri, ha eseguito un fermo di indiziato di delitto emesso dalla PROCURA DELLA REPUBBLICA – DDA DI PALERMO, a carico di DEJI GIFT, inteso SOFI, nigeriano, cl. 1996, individuato e catturato presso il CDA-CARA “S.Anna” di Isola di Capo Rizzuto.

La misura restrittiva è stata eseguita dalla Squadra Mobile di Agrigento, e dalla Squadra Mobile di Crotone, coordinate dal Servizio Centrale Operativo di Roma.

DEJI Gift è sospettato di far parte di un’associazione per delinquere di carattere trasnazionale dedita a commettere più reati contro la persona – ed in particolare – tratta di persone, sequestro di persona, violenza sessuale, omicidio aggravato e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

In particolare, DEJI GIFT è stato riconosciuto come uno dei responsabili di torture e sevizie perpetrate in Libia all’interno della safe house di “Alì il Libico”, dove i migranti, nelle more di intraprendere la traversata in mare per le coste italiane, venivano privati della libertà personale e torturati per estorcere loro denaro. Il DEJI dapprima migrante, si sarebbe offerto di entrare a far parte del gruppo di criminali al fine di poter, in seguito, intraprendere gratuitamente la traversata verso l’Italia.

Il fermo di DEJI GIFT è frutto dell’incessante attività investigativa posta in essere dalla Squadra Mobile di Agrigento, guidata da Giovanni Minardi, che sta ricostruendo l’intera cellula di criminali e torturatori che operavano in Libia all’interno del tristemente noto “Ghetto di Alì il Libico”. I primi utili risultati investigativi dell’odierna indagine si sono avuti con l’individuazione ed il fermo, emesso dalla DDA di Palermo, di ACKOM SAM ERIC, ghanese, primo soggetto della cellula criminale indicato dalle vittime come il responsabile di gravissimi atti di violenza perpetrati all’interno del Ghetto di Alì il Libico; ACKOM fu tratto in arresto dalla Squadra Mobile di Agrigento lo scorso marzo.

Le pervicaci attività investigative, incardinate presso la Procura della Repubblica di Palermo, guidata da Francesco Lo Voi, e coordinate dai Sostituti Procuratori Marzia Sabella, Calogero Ferrara e Giorgia Spiri, hanno successivamente permesso di raccogliere validi elementi probatori a carico di OGAIS JOHN detto “Rambo”, nigeriano, cl. 1992, individuato e catturato lo scorso giugno dalla Squadra Mobile di Agrigento, unitamente alla Squadra Mobile di Crotone presso il CDA-CARA di Capo Rizzuto.

OGAIS fu individuato come uno dei complici di ACKOM e fermato su ordine della DDA di Palermo; a suo carico sono state già confermate le accuse da parte delle vittime davanti al Giudice delle Indagini Preliminari nel corso di un drammatico incidente probatorio.

Analogamente a quanto riferito da altri migranti, le odierne vittime così descrivono gli atti di violenza subiti da Deji Gift: “Ogais John detto Rambo, si avvaleva della collaborazione di un altro mio connazionale chiamato con il nome di Sofi, attualmente ospite presso il CDA di Capo Rizzuto. Quest’ultimo, in cambio di ottenere il viaggio gratuito verso l’Italia, si prestava più volte a torturare i migranti presenti all’interno del ghetto. Le violenze perpetrate dal Sofi consistevano nel colpire in diverse parti del corpo i migranti tenuti in ostaggio, con molta violenza, mediante l’utilizzo di una cintura in cuoio e/o tubi di gomma. Oltre a questi oggetti, ho visto più volte Sofi utilizzare sui prigionieri due cavi eletrtici collegati alla corrente elettrica come strumento di tortura”

Deji Gift è stato associato alla Casa Circondariale di Catanzaro a disposizione della competente A.G.

Ultima modifica: 19 novembre 2017