Rigassificatore, un impianto che ha i suoi aspetti positivi?

novembre 1, 2009 by Giuseppe Vecchio  
Filed under Cultura e Società

rigassificatore di porto empedocle L’esigenza di scrivere questo articolo nasce dal sottoscritto, anzitutto come libero cittadino che ama la propria città e che vuole soprattutto capire bene e far capire bene alla gente che cosa sia un Rigassificatore, se si tratti di un’opera cosi pericolosa come sostiene una parte di concittadini e sull’idoneità del luogo scelto, dopo l’incontro che ha visto protagonisti i cittadini di Agrigento ed i vertici di Nuove Energie svoltosi al Palazzo vescovile il 27 ottobre alla presenza dell’Arcivescovo Montenegro ed a cui ero presente.

Un rigassificatore è un impianto in cui viene conservato gas naturale allo stato liquido in opportuni serbatoi, nel caso di Porto Empedocle si tratta di due serbatoi da 160.000 mc ciascuno. Tale impianto produrrà 8.000.000 di mc di gas pari circa al 10% del fabbisogno nazionale.

Gli stessi dubbi e le stesse domande che si sono poste tutti quei cittadini agrigentini pronunciatisi contro il Rigassificatore (vocazione turistica, vicinanza dei Templi, pericolo incidente, abitato vicino, effetti sull’ambiente marino, rischio calamitoso) me le sono poste anch’io naturalmente e ho cercato di trovare una risposta sia nelle dichiarazioni dell’A.D. di Nuove Energie Ing. Luzio sia in base a notizie, a ricerche personali e alle conoscenze acquisite.

Per quanto riguarda gli Aspetti ambientali:

Il progetto del Rigassificatore di Porto Empedocle ha ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie da parte degli Enti competenti, ed in particolare, la più difficile in assoluto, il Decreto autorizzativo sulla Valutazione di Impatto Ambientale da parte del Ministero dell’Ambiente e di quello ai BB.CC. con la presenza all’interno della Commissione V.I.A. dell’ex ministro Pecorario Scanio, noto per le sue battaglie ambientaliste e per la sua intransigenza verso il rispetto dell’ambiente.

Il Rigassificatore di Porto Empedocle ha un impatto ambientale giudicato minimo dal tale Commissione V.I.A. e vediamone i motivi:

Ambiente: l’impianto sorgerà in un Area industriale quindi perfettamente compatibile alla destinazione d’uso del territorio; I due serbatoi sarnno interrati per il 75% della loro altezza complessiva quindi minimo impatto paesaggistico, assenza di potenziale effetto domino visto che nelle vicinanze non sono presenti attività pericolose e incompatibili con l’impianto, nessuna interferenza significativa con le attività portuali: verrà fermato solo durante le ore di attracco delle navi gasiere che tra l’altro attraccheranno in un molo costruito appositamente per tale utilizzo a levante (su base annua circa il 3% del tempo).

Riguardo alla possibilità che si verifichi erosione delle coste, gli studi geologici effettuati (affidati tra l’altro a studi tra i piu importanti del mondo) dimostrano che non potranno verificarsi fenomeni di questo tipo.

Atmosfera: non vi sono emissioni significative (l’impianto non produce fumi di combustione); la torcia alta 35 m sarà del tipo spento, cioè servirà solo per motivi di emergenza in caso di sovrapressioni e si vedrà la fiamma e brucerà gas sol in quel caso.

Idrico: l’acqua di mare utilizzato nel processo verrà restituita a una temperatura di 5° inferiore a quella normale e tali effetti termici si annullano a 150 mt dalla costa.

Inoltre nell’acqua non verrà rilasciato cloro in quanto verrà utilizzato un sistema di elettroclorazione.

Ed ancora l’acqua verrà prelevata all’interno del porto e rilasciata all’esterno avendo cosi pure l’effetto positivo di ricambio totale dell’acqua del porto ogni 10 gg.

Rumore: gli effetti sono trascurabili nelle vicinanze.

Riguardo agli Aspetti tecnici legati alla sicurezza è bene sottolineare che un Rigassificatore non è un impianto a pressione in quanto il gas viene stoccato nei serbatoi a pressione atmosferica ed alla temperatura di -160° C. Lo stato liquido del gas è ottenuto grazie alla bassa temperatura. E’ importante sottolineare il fatto che nn si tratti di un impianto a pressione perché il che elimina la possibilità di formazione di grandi nubi esplosive e di incidenti catastrofici dovuti ad esplosioni, poiché eventuali (ma solo teoriche) fuoriuscite di gas sarebbero limitate e circostanziate perché il GNL passerebbe molto lentamente dallo stato liquido a quello solido ed in ogni caso il gas che fuoriesce per poter prendere fuoco avrebbe bisogno di una sorgente di innesco oltre che trovarsi allo stato gassoso e ad una concentrazione nell’aria compresa tra il 5 e il 15%; infine il GNL è un gas estremamente volatile e piu leggero dell’aria quindi salirebbe rapidamente verso l’alto.

Impossibili le perdite di gas perché i serbatoi sono costruiti in acciai speciali al nichel al 9% e nel caso di Porto Empedocle si tratta di serbatoi interrati ed a doppio contenimento, cioè IL GNL è contenuto in un serbatoio interno, questo serbatoio a sua volta contenuto in un serbatoio più grande e l’intercapedine tra i due serbatoi è riempita con azoto, un gas inerte non infiammabile.

Per cui, anche ove si verificassero, ma solo in linea teorica verrebbero contenute all’interno del recipiente esterno anch’esso dello stesso materiale e sigillato.

Il tutto unito a una serie di sofisticati sistemi di sicurezza automatici ed indipendenti da errore umano conferiscono a tale impianto un livello di sicurezza elevatissimo.

I serbatoi sono inoltre progettati per resistere a terremoti, mareggiate, collisioni e intrusioni esterne di qualsiasi tipo.

Riguardo ad incidenti già verificatisi mi sono documentato anche su questo per la mia sete di conoscenza: il primo si verificò a Cleveland nel lontano 1944, il rigassificatore era costruito con tecnologie obsolete ormai ampiamente superate.

Poi vengono citati spesso gli incidenti verificatisi negli impianti di liquefazione di Chiapas in Messico nel 1996 e di Skikda in Algeria, ma gli impianti di liquefazione del gas sono ben altra cosa (cioè impianti che trasformano il gas dallo stato gassoso allo stato liquido, il processo inverso quindi). L’impianto di Porto Empedocle è invece un Rigassificatore, quindi non è un impianto di liquefazione del gas.

Per il resto si tratta sempre di piccoli incidenti di poca rilevanza che potrebbero succedere in una qualunque fabbrica e che non hanno fatto vittime, solo in qualche caso qualche infortunio.

Riguardo invece alla sicurezza delle navi metaniere, queste sono appositamente progettate e realizzate per questo scopo con materiali speciali e sofisticati sistemi di sicurezza.

Tutte le navi sono a doppio scafo e con resistenza strutturale e di progetto tale da garantire l’integrità dei serbatoi di GNL anche in caso di incagliamenti e collisioni.

I fatti dimostrano che da quando è iniziato il commercio marittimo di GNL, sono stati effettuati circa 80000 viaggi con metaniere senza che si sia mai verificato un incidente significativo.

L’unico incidente grave si verificò a Porto Venere nel 1996 su una nave metaniera in fase di collaudo e non durante il trasporto o le operazioni di attracco.

Infine tutte le manovre all’interno ed in avvicinamento al porto verranno assistite da rimorchiatori e mezzi antincendio e avverranno alla velocità max di 3 nodi.

Infine analizziamo i vantaggi economici e infrastrutturali per il territorio:

I lavori per la costruzione del Rigassificatore, che avranno inizio entro il marzo del 2010, vedranno impegnati da 500 a 900 lavoratori per 4-5 anni ricorrendo prioritariamente a imprese e risorse locali, come sottolinea l’Ing. Luzio, mentre per la gestione dell’impianto saranno impiegati 85 lavoratori altamente formati e specializzati oltre all’indotto (manuteznzioni e assistenze esterne, ormeggiatori, vigilanza ecc.) di almeno 125 lavoratori necessari per un totale di circa 200 lavoratori.

Le ricadute economiche che tale impianto avrà, con interventi diretti sul territorio saranno nel dettaglio:

Per il Comune di Porto Empedocle: Dragaggi annuali del Porto che consentiranno l’attracco anche alle grosse navi da crociera, ristrutturazione di un edificio pubblico, 14 mln di euro al Comune di Porto Empedocle da utilizzare esclusivamente e per contratto per interventi socio-economici a favore della collettività, conversione a gas della centrale ENEL esistente (abbattendo in tal modo le emissioni inquinanti dell’attuale centrale), contributo annuo correlato alla quantità di gas rigassificato persumibilmente circa 2 mln di euro/anno, cessione a titolo gratuito del freddo prodotto in tal modo messo a disposizione di eventuali attività industriali che vorranno approfittare di tale opportunità (es. attività industriali che prevedono la surgelazione di alimenti ecc..).

Gli accordi con la Regione siciliana prevedono inoltre:

Impianto di Illuminazione della Valle dei Templi, viabilità nell’area, banchinamento navi da crociera, allestimento museo del mare a Porto Empedocle, cessione gratuita di acqua potabile messa a disposizione dell’Area Industriale A.S.I, contributo annuo sul gas prodotto pari a 2,5 mln euro. Inoltre i vertici di Nuove Energie sostengono che il Comune di Agrigento è già stato invitato anch’esso per discutere sui vantaggi da richiedere per il proprio territorio.

Infine un’ultima considerazione su cui ognuno può riflettere, riguardo alla presunta incompatibilità con lo sviluppo turistico del territorio di Agrigento, questo dipende anzitutto da chi lo ha amministrato in tutti gli anni passati e non è stato capace di cogliere le opportunità, secondo ci vuole anche una mentalità imprenditoriale che probabilmente ad Agrigento non è mai esistita, o per lo meno in gran parte, terzo ci sono esempi in tutto il mondo di Rigassificatori nati in importantissime zone turistiche che non hanno risentito per nulla della presenza di tali impianti; ne cito solo due, per noi i piu conosciuti, il Rigassificatore di Barcellona, in Spagna, tra l’altro con serbatoi a vista e quelli si di notevole impatto visivo ed il Rigassificatore di Panigaglia, vicino a Porto Venere, Lerici e La Spezia nei pressi della Riserva naturale delle 5 terre.

Inoltre la Società Nuove Energie si è impegnata contrattualmente a fare opere marittime sul porto per decine di milioni di euro che altrimenti non si sarebbero mai potute realizzare, permettendo cosi anche alle navi crociera di entrare nel porto.

Ancora una volta mi auguro di aver dato un contributo di chiarezza e di informazione a tutti gli Agrigentini. Inutile sottolineare ancora che si tratta di valutazioni su cui tutti possono obiettare e comunque riflettere, ma in ogni caso documentate e basate su fatti e documenti reali.

Scritto da Giuseppe Vecchio (ingegnere)

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22 Responses to “Rigassificatore, un impianto che ha i suoi aspetti positivi?”
  1. Luigi Luigi scrive:

    Quante belle cose faranno nella nostra terra Sig. Giuseppe Vecchio, forse Agrigento non le meritava prima, intendo da quando la Rrpubblica Italiana è nata.

    Visto che è così ben informato saprà sicuramente che una vena di petrolio (si, si proprio quella vena petrolifera che da Gela arriva sino ad Agrigento) si estende, è presente nel nostro territorio Agrigentino – Mi chiedo e le chiedo: “Perché no perforare e creare un’altro petrolchimico qui ad Agrigento anche a Gela non sono successi incidenti significativi, e in cambio del Benessere di cui Lei parla si potrebbe anche fare, perché nò!?

    Tra le campagne di Aragona e Agrigento ci sono dei pozzi di gas sigillati (a detta dei contadini che gioco forza frequentano quelle zone) che periodicamente vengono ispezionati ritengo da personale specializzato (saranno risorse strategiche per periodi di magra/crisi? non saprei ma ci sono) Perché sempre per quel benessere del nostro territorio di cui lei parla non li sfruttiamo, creiamo pure altri stabilimenti in uno dei territori più belli della nostra Sicilia.

    Forse quello che non si è capito è che un incidente può sempre accadere, ma è il posto dove questi accadimenti avvengono che è importante ai fini della prevenzione. Se accade qui da noi a Porto Empedocle c’è il rischio (anche se lei dirà che è minimo) che lo stesso cancelli la grecità nella valle e della nostra gente. 2500 anni di storia andrebbero a BANANE, e ripeto BANANE olte alle vite che potrebbero entrare in gioco anzi nell’aldilà.

    Ne vale veramente la pena? vale la pena chiedere dell’elemosina ai nuovi signori? vale la pena mettere in gioco quel poco di irriproducibile che abbiamo? (un altro rigassificatore si può fare ovunque, un altro tempio della Concordia NO).

    – Per le zone ASI non è prevista la cotruzione di impianti del genere, ma di piccole installazioni, realtà industriali. Le Metaniere Saranno sicure quanto vorrà, ma dopo l’11 settembre siamo in un’altra era – e tutti se ne saranno accorti, ci sono professionisti del terrore senza scrupoli che hanno già colpito e sanno come fare. Già da diversi anni un obiettivo sensibile è costituito proprio dai beni culturali “I Budda Giganti in afghanistan” etc. Ricordiamoci le bombe a Roma e Firenze (Uffizi) che la mafia mise per devastare ciò che una volta distrutto va perso per sempre, l’Arte, la Bellezza, la storia i nostri Beni Culturali.

    – Circa le professionalità da inserire le 85 – sono tutte da individuare e da formare e forse non si sa nemmeno come (lo ha detto al convegno l’Ing. Luzzio. Parlava di Curricula etc.) è sicuro che saranno locali. bhe! io non ci scommetterei anzi, in Italia in genere non funziona proprio cosi, e in Italia generalmente non vengono scelti i migliori. E se dei migliori in questo si dovrà trattare per questa tipologia di impianti non è mika detto che possano essere per forza locali può anche accadere che siano tutti di fuori – si sa molti nostri cervelli sono già da tempo volati via e hanno pure messo radici (famiglia) fuori.

    – Le Navi da crociera sono anche quelle una scommessa (veda l’intervista al Comandante della Capitaneria Di Porto E.).

    – Circa L’Illuminazione della Valle dei Templi, l’enel in pratica con 2 milioni pagherebbe forse solo la bolletta, in quanto come ha detto al convegno il Presidente della Camera di Commercio(e Lei ha detto di esserci a quell’incontro) c’è un progetto di 40 mln di € che è stato concordato tra consiglio del Parco e Regione (soldi pubblici e non dell’Enel).

    – I 500 posti – 500 lavoratori forse (sa per impianti del genere per costruirli ci vogliono credo professionalità esperte) lavorerebbero come manovali, trasportatori, movimento terra etc. per 4 anni e Poi? Questo crede che sia uno sviluppo sostenibile e di lungo corso… E Poi? Scioperi, nuovi LSU o cosa?

    – La Fase di Cantiere – La Scovazzo dice che sarà devastante per le emergenze monumentali (ricorderà che i templi sino a 2 anni fà erano coperti da orrendi teloni che “ne riporducevano i fasti antichi” dicevano! Comunque, sono stati restaurati di recente) Crede che li dovremmo restaurare nuovamente e si potrà fare? – La prevenzione è cosa saggia, e non si può intervenire continuamente. L’inquinamento atmosferico nella sola fase di cantiere aumenterebbe del 1000 x 1000 (parole della Scovazzo – ho letto l’intervista).

    – E le 100 metaniere vanno ad Aria? – dei bestioni quanto 3 campi di calcio Si, non inquineranno neanche loro e sicuramente non ci sarà nessun incidente, troppo sicure sono….

    Il molo di cui lei parla è un secondo porto forse più grande dell’attuale. Lo sanno tutti e si è visto anche dalle slide presentate da Luzzio.

    Negli anni passati certo la classe politica non ha brillato ma anche quella attuale non è che sia un sole che tutto illumina se ha scelto questo sito come ideale per un rigassificatore. Circa Pecoraro Scanio lasciamo perdere! Non credo sia il ministro della repubblica che più ha brillato per scelte e battaglie (diciamocelo chiaramente, in questo caso HA SBAGLIATO – spero in buona fede anzi, siramente…..). E circa la bonifica dell’area Asi ricordo che doveva essere fatta 25 anni addietro a spese, non dei cittadini ma, delle imprese che lì l’hanno lasciata in quel modo. Magari adesso si dovrebbe chiedere grazie a chi sta bonificando. Oggi lì potrebbero esserci strutture turistiche e ricettive di prim’ordine ma a chi imputare la colpa “be forse agli agrigentini comuni che hanno votato gente che non hanno saputo fare gli interessi del territorio dei propri elettori”.

    10 mln di € credo che la provincia Agrigentina li paghi di tasse in un solo mese e non ha le infrastrutture che merita. Diciamocelo pure è una provincia dimenticata da tutti e dai suoi rappresentanti in primis, nonostante la beffa pure le corna, di doversi inchinare il capo per dire grazie ai nuovi padroni “NUOVE ENERGIE” o trattasi di Anime buone che fanno Beneficienza? Signor Vecchio Enel Fa BUSINESS.

    Circa il VIA (Valutazione di impatto ambientale) – I signori del Ministero non hanno tenuto conto della Valle dei Templi ma dei SIC (Siti di Interesse Comunitario distanti da 20 a 13 km x capirci: le maccalube, Torre Salsa etc.) questo sempre a detta della scovazzo che ha dichiarato di non aver potuto fare neppure ricorso al Tar poiché stoppata dall’assessorato allora diretto dall’assessore regionale Antinoro.

    Questa è la classe illuminata che ci meritiamo…

    E’ la politica che lo ha voluto questo mostro, per cui, perchè discuterne ancora; Lo faranno prevaricando sul volere comune, noi cittadini siamo niente fintanto che non prenderemo coscienza che noi valiamo qualcosa e che qualcosa la vogliamo.

    Agrigento non credo sia la Somalia ove impunemente si andava a fare quello che si credeva comodo fare – Ilaria Alpi per spiegare ciò ha perso la vita – Il nostro territorio, il nostro ambiente, le nostre bellezze, la nostra storia e le nostre radici meritano di essere salvaguardate e difese. La memoria dei nostri padri non può essere svenduta.

    Scusatemi se mi sono dilungato!

    io non pretendo di informare ne di convincere nessuno.. Solamente avanzo quelli che sono i miei dubbi e mi vergogno per l’ennesima umiliazione che la gente della provincia di Agrigento e il suo territorio sarà costretta a subire.

  2. Raimondo Raimondo scrive:

    Complimenti per la dettagliata descrizione, ma credo che manchi una seconda parte. Il gas come verrà distribuito? forse con mezzi pesanti? se così cosa succederà alla circolazione stradale? che traffico è previsto?
    Grazie per la risposta!

  3. Giuseppe Vecchio Giuseppe Vecchio scrive:

    Per il Sig. Luigi:
    io sono un ottimista per natura, ed essendomi informato ed avendo fatto anche io le mie ricerche ritengo, per i motivi ben documentati che ho scritto nell’articolo, e per i precedenti che ho ampiamente citato, che nn si tratti di un impianto cosi pericoloso, inoltre ritengo che le prospettive che darà appena si completeranno i lavori saranno non di centinaia ma di migliaia di posti di lavoro, con la creazione finalmente di un grande porto che potrà far approdare le navi da crociera migliaia di turisti.
    Per non parlare della catena del freddo che potrà essere sfruttata gratis dagli imprenditori che vorranno operare ad esempio nel campo della surgelazione del pesce, visto che porto empedocle è anche un porto peschereccio e di pesce ne arriva a tonnellate da Lampedusa ad esempio, ma le potrei fare tanti altri esempi di industrie che potrebbero nascere in quella zona.
    E’ logico che per cogliere questa opportunità ci vorrà una classe politica all’altezza oltre che una buona iniziativa imprenditoriale che potrebbe essere incentivata soprattutto coi fondi europei POR 2007-2013.

    Per il Sig. Raimondo:
    Il Gas prodotto viene immesso direttamente nella rete di distribuzione,nel gasdotto quindi, quindi nessun camion e nessun inquinamento da traffico stradale.

  4. emanuele lo vato emanuele lo vato scrive:

    Io non ho mai escluso i benefici del rigassificatore, ma ho avanzato dei dubbi, che purtroppo sino ad ora non ho avuto nessuna risposta. Una delle principali preclusioni la ho nei confronti della scelta di un rigassificatore onshore.
    L’altro grosso dubbio consiste nel rigassificare adoperando l’acqua di mare e pertanto impiegando per ogni nave 500 kg di cloro. Oggi come più volte ho detto esistono forme alternative, come l’ offshore o le navi rigassificatrici, per le quali non esisterebbe impatto ambientale, e l’eventuale pericolo si potrebbe spostare a parecchie miglia di distanza e pertanto si potrebbero evitare tutte le clausole legate alla DIRETTIVA SEVESO. Ma la tecnologia va avanti ed Agrigento e Porto Empedocle si accontentano di cose vecchie, lasciate da altri, perché è anche tecnologia obsoleta quella fino ad ora accennata, giacché esistono oggi nave GASIERE, che portano in forma compressa, pertanto molto meno pericolosa, la stessa quantità se non superiore alle navi metaniere dove sarà necessario solo aprire una valvola per immettere il metano in forma già gassosa nei relativi tubi.In Italia l’unico riscontro oggi l’abbiamo a Panigallia, è anch’esso onshore Ma si differenzia dall’aborto che si farà a Porto Empedocle non fosse altro per la rigassificazione, che non avviene attraverso il mare,evitando il raffreddamento dello stesso, non ci sarà l’immissione nello stesso di 500 kg di cloro per ogni nave che arriverà in porto. Evitando l’inquinamento e la crescita di avannotti, che come si sa proliferano nelle vicinanze della riva. Ma attraverso il processo di rigassificazione cosi’ detto a vaporizzazione ” a fiamma sommersa “

  5. Gian J. Morici Gian J. Morici scrive:

    @ Ingegnere Vecchio
    Che si tratti di un impianto pericoloso, lo dimostra la direttiva Seveso alla quale deve sottostare, che lo individua tra gli “impianti a rischio d’incidente rilevante”. Riguardo ai posti di lavoro, neppure Enel ha mai parlato di “migliaia” di occupati grazie all’indotto. La stessa catena del freddo, esiste in un solo rigassificatore sui 51 realizzati e si trova in Giappone. Vuol essere così cortese da spiegarmi come mai nehòi altri 50, compreso quello italiano di Panigaglia che esiste dal 1970, non si è mai riusciti a sfruttare questa risorsa? Un bellissimo articolo, nel quale non ho trovato un solo aspetto negativo dell’impianto. Le assicuro che il suo articolo è di gran lunga superiore alle pagine pubblicitarie che Enel aquista sui giornali. Ma per quale motivo in nessuna regione d’Italia, per non citare altre nazioni, questi impianti vengono accolti con favore? La gente è così stupida da non volere che si creino migliaia di posti di lavoro e benessere economico, senza che ci siano neppure rischi?

  6. Direttore Sandro scrive:

    i riscontri positivi, solo per i pochi.Ma avete pensato ad altro?
    Vi ricordare di Viareggio? il movimento terra…….?mah PROPRI NON LO CAPISCO STU RIGASSIFICATORE!

  7. federico federico scrive:

    Dal secondo commento dell’ Ing.Giuseppe Vecchio riporto alcune righe:

    E’ logico che per cogliere questa opportunità ci vorrà una classe politica all’altezza oltre che una buona iniziativa imprenditoriale che potrebbe essere incentivata soprattutto coi fondi europei POR 2007-2013.

    Le rispondo:

    …CONSIDERANDO CIO’ CHE VIVIAMO IN SICILIA COME NEL RESTO DELLA PENISOLA SOPRATTUTTO IN QUESTO PRECISO MOMENTO STORICO, MI INDICHI CORTESEMENTE QUALCHE PERSONAGGIO POLITICO VERAMENTE ALL’ALTEZZA DI COGLIERE QUESTA OPPORTUNITA’, CON ONESTE INIZIATIVE IMPRENDITORIALI, CHE AGISCE SOLO PER IL BENE DEL PAESE…CONSIDERANDO TUTTI I PUNTI DI FORZA E DEBOLEZZA DELL’IMPIANTO.
    APPENA TROVERA’ UN SOLO NOME CHE SIA DI DESTRA O DI SINISTRA STIA ATTENTO A SCRIVERLO PERCHE’ POTREBBE INCOSCIAMENTE SCRIVERE UNA BARZELLETTA.

    Cordialmente

  8. Luigi Luigi scrive:

    Si Sig. Giuseppe lo capisco che Lei si sarà pure documentato, non lo metto in dubbio, io ho espresso i miei dubbi visto il contesto in cui verrà inserito l’impianto. Certo se poi per far decollare tutte le belle cose che Lei ha detto ci vorrà pure una classe politica all’altezza, le cose si complicano e non poco; se questa classe politica ci fosse stata non saremmo arrivati al punto da svendere il nostro territorio, la nostra memoria e la nostra storia. Adesso, e Lei lo saprà sicuramente, la Valle non è affatto valorizzata – annualmente è visitata da 700.000 visitatori e credo 150.000 il Museo (lo dice la bigliettazione, poi magari i paganti saranno 500.000 ma anche questi creano indotto non crede?). Magari mancano le infrastrutture per far arrivare i turisti, accoglierli e farli rimanere il più a lungo possibile ma è un’altro discorso. Sul Porto insisto che dovrebbe provvedere lo Stato in virtù delle tasse che già paghiamo e non NuoveEnergie-Enel a mò di compensazione acquisto territorio Elemosina.

    Per la Catena del freddo credo non sia opportuno spendere nemmeno una parola, lo hanno già fatto gli altri. Sull’Unicità dei Beni Culturali che abbiamo la fortuna di avere non occorre aggiunere altro e anche sugli altri punti toccati in precedenza non credo che debba ritornarci.

    Convengo con lei solamente sul fatto dell’ottimismo, e aggingo che – L’OTTIMISMO E’ IL SALE DELLA VITA – detto ciò però, in questo caso specifico ritengo che un eccesso di ottimismo potrebbe portare la nostra Città e i centri viciniori a diventare un grande cimitero come l’area Asi empedoclina lo è stata da 30 anni a questa parte e lo è ancora. Convengo con Philippe Daverio che “la Sicilia è come la svizzera, stesso numero di Abitanti e stessa estenzione territoriale ma differiscono, sono antitetiche soprattutto in un punto fondamentele e cioè – In svizzera nonostante tutto l’interesse pubblico alle fine riesce a prevalere sempre mentre, nella nostra Isola gli interessi dei singoli o delle lobby hanno la precedenza su tutto e TUTTI a prescindere dalla realtà dei fatti (ovviamente per TUTTI – intendo la Collettività).

    Buona Giornata!

  9. Giuseppe Vecchio Giuseppe Vecchio scrive:

    @ Sig. Morici:
    Il fatto che un impianto rientri nell’elenco di quelli compresi nella Direttiva Seveso non vuol dire che non lo si debba o che non lo si possa realizzare, basta attenersi alle prescrizioni e disposizioni tecniche previste in tale direttiva.
    Riguardo ai posti di lavoro Enel logicamente può parlare solo di quelli che può produrre il Rigassificatore nella fase di costruzione prima e in quella di gestione e dell’indotto dopo.
    Gli altri posti di lavoro sono una mia idea personale ma allo stesso tempo qualcosa di perfettamente realizzabile.
    Certo Enel non può sapere quanti posti di lavoro saremo in grado di creare noi agrigentini in campo turistico, avendo a disposizione finalmente un grande porto,e nel campo industriale nella cosiddetta “catena del freddo”. Quello dipende solo dalle ns capacità di saper cogliere questa opportunità.
    Parlando più tecnicamente ma non troppo ENEL metterebbe a disposizione liquido refrigerato a -160° C GRATIS, che può benissimo essere sfruttato dalle attività di surgelazione o ancora per i processi di liofilizzazione e polverizzazione nel settore farmaceutico ed alimentare, o da altre attività.
    Il fatto che in pochi al mondo abbiano sfruttato la catena del freddo non vuol dire che noi non possiamo sfruttarla. Bisognerebbe guardare piuttosto a chi è riuscito a sfruttarla, cioè agli esempi positivi, non a quelli negativi.
    Il problema principale per cui solo in pochi casi è stata sfruttata la catena del freddo è che le attività industriali devono sorgere vicino all’impianto di rigassificazione, cosa che a Porto Empedocle sarebbe sicuramente possibile essendo l’area industriale completamente vuota ad oggi.
    La necessità della vicinanza è dovuta al fatto che il freddo si disperderebbe se le distanze fossero eccessive.

  10. Gian J. Morici Gian J. Morici scrive:

    Egregio ingegnere,
    da ciò che scrive devo dedurre che lei non ha mai seguito in precedenza la vicenda. Riguardo la pericolosità dell’impianto, una ricerca anche poco accurata, le avrebbe fatto “scoprire” un numero notevole di incidenti nella filiera del gas.
    Non mi aspetto che lei possa rettificare l’articolo o cambiare le sue personali opinioni, neppure dopo aver appurato quanto le ho scritto.
    Gradirei semplicemente una maggiore obiettività da parte di chi scrive un articolo su un giornale e che mira quindi ad informare la popolazione.
    Le due pagine pubblicate qualche giorno addietro dal Giornale di Sicilia, e dalle quali lei ha ripreso molte informazioni, non erano articoli, ma come dimostrava la scritta “Enel” in alto alla pagina, si trattava di spazi pubblicitari.
    Lei ritiene di voler fare informazione copiando la pubblicità?
    Ho un concetto diverso su quella che dovrebbe essere l’informazione, ma non mi meraviglia il suo atteggiamento in tal senso.
    Lo hanno già fatto molti altri prima di lei.
    La differenza?
    Gli altri media hanno quantomeno venduto all’Enel gli spazi pubblicitari…
    Cordiali saluti
    Gian J. Morici

  11. Valentina Valentina scrive:

    Ottimo articolo, ingegnere, ottimo esempio di comunicazione aziendale. La dovrebbero assumere all’Ufficio Comunicazione dell’E.n.e.l.!

    Mi soffermo solo su un punto.
    Le navi da crociera possono arrivare anche adesso(come è già successo), fermandosi al largo, dove vengono raggiunte da barche che portano i passeggeri a terra. Accade per esempio nella splendida Dubrovnik.
    Un porto con una struttura industriale a rischio di incidente rilevante diverrebbe secondo lei più “appetibile” per le grandi compagnie MSC e Costa?

  12. emanuele lo vato emanuele lo vato scrive:

    Elenco degli incidenti avvenuti negli ultimi 30 anni nella filiera del GNL (in particolare nelle gasiere, le quali servono per rifornire i rigassificatori ):

    Mostafà Ben Bouliad, aprile 1979 (perdita di GNL da una valvola)

    Mentre una nave gasiera di GNL con serbatoio di 125.000 metricubi scaricava a Cove Point, una valvola di controllo si ruppe rilasciando una piccola quantità di GNL. Si verificarono crepe sul ponte della nave. Le vibrazioni della nave e del sistema di pompaggio sembrano essere stata la causa del cedimento di un bullone della valvola di sicurezza.

    Pollenger, aprile 1979 (perdita di GNL da una valvola)

    Mentre la nave stava scaricando il gas nel terminale di Everett in Massachusetts, una perdita di GNL da una valvola fratturò il coperchio di uno dei serbatoi della nave stessa.

    Bontang, Indonesia, 1983 (esplosione di uno scambiatore di calore)

    Il 14 aprile avvenne una grande esplosione di GNL. La rottura di uno scambiatore di calore in un terminal GNL causò una grave esplosione. La rottura avvenne a causa di una pressione troppo elevata dello scambiatore di calore causata da una valvola chiusa sulla linea di scarico. Tutti i sistemi di sicurezza per la rilevazione della pressione erano connessi a questa linea. La pressione del gas nello scambiatore, che lavora a 250 psig (17 bar circa), raggiunse i 500 psig (34 bar circa) causando la sua rottura. Frammenti e pezzi meccanici furono proiettati a 50 metri dallo scambiatore.

    Nevada Test Site, Mercury, NV, 1987 (nube di GNL)

    Si verificò l’innesco di una nube di vapore di GNL durante un test a scala reale. Si stava studiando l’efficacia di alcune tecniche per ridurre l’estensione delle dispersioni di nubi di vapori di GNL. La nube si infiammò incidentalmente durante il quinto test causando danni alle apparecchiature utilizzate durante i test.

    Bachir Chilani, 1990 (frattura del guscio di un serbatoio)

    Si verificò una frattura nel guscio interno di un serbatoio da 130.000 metricubi della nave gasiera. La frattura interna del guscio si presentò in una parte della struttura della nave che è soggetta a grandi sollecitazioni che accompagnano i sovraccarichi sul guscio durante le mareggiate. La frattura della placcatura interna del guscio provocò l’ingresso di acqua di mare nello spazio dietro l’isolamento del carico.

    Est dello Stretto di Gibilterra, 2002 (collisione gasiera con sottomarino nucleare)

    Collisione tra la Norman Lady, una nave gasiera GNL, e il sottomarino nucleare U.S.S. Oklahoma City. Per fortuna la nave aveva da poco scaricato il carico di GNL a Barcellona in Spagna. I danni ad entrambe le imbarcazioni sono stati limitati e sono stati causati dal periscopio.

    Skikda – Algeria, gennaio 2004 (insufficiente manutenzione)

    20.1.2004 Skikda, Algeria
    Esplode impianto GNL: 27 morti – 74 feriti

    ANSA Esplode petrolchimico – REUTERS LNG explosion kills 27 – Algerian LNG Plant Explosion
    Il 19 gennaio si è verificata una esplosione di una parte dell’impianto di produzione di GNL, che ha innescato una densa nube di vapore; sono state necessarie 8 ore per estinguere l’incendio. L’esplosione ed il fuoco hanno distrutto una porzione dell’impianto causando la morte di 27 operai, 74 feriti e danni anche molto al di fuori dei confini dell’impianto. L’impianto di Skikda è costituito da sei unità di produzione di GNL detti “treni”, da serbatoi di stoccaggio di GNL e da edifici amministrativi. Il fuoco ha distrutto 3 treni di produzione ma non ha danneggiato né i rimanenti 3 treni né i serbatoi di stoccaggio. Inizialmente le cause dell’incidente sono state attribuite al mal funzionamento di una caldaia di produzione di vapore ma successive gli investigazioni hanno ipotizzato una perdita di GNL da una tubazione dovuta ad una insufficiente manutenzione.

    VA NOTATO CHE GLI IMPIANTI DI LIQUEFAZIONE SONO MOLTO MENO PERICOLOSI DEI RIGASSIFICATORI (CHE FANNO IL PROCESSO INVERSO) TANT’E’ VERO CHE LE DIRETTIVE SEVESO CITANO, FRA GLI IMPIANTI A RISCHIO DI INCIDENTE RILEVANTE, I RIGASSIFICATORI, MA NON I LIQUEFATTORI.

    ed ancora:

    Trinidad Tobago, giugno 2004 (cause ancora da accertare)

    Una turbina, utilizzata nell’impianto numero 3 per fornire energia ai compressori necessari alla liquefazione del gas, è esplosa. Le cause dell’incidente sono ancora da accertare.

    Belgio, luglio 2004

    31.7.2004 Belgio
    Esplode un gasdotto di GNL: 15 morti – 200 feriti
    TG3 – “Debris from the initial explosion was found up to four miles away” (BBC video)
    Un gasdotto di GNL della Fluxy è esploso uccidendo 15 persone in Belgio.

    Norvegia, settembre 2004

    Una gasiera GNL si è incagliata a nord di Bergen. I motori della nave si erano fermati e le ancore erano inutilizzabili a causa delle condizioni di tempesta. Comunque due rimorchiatori erano riusciti ad agganciare e rimorchiare la nave quando questa era arrivata a solo 30 metri dalle rocce. Erano stati fatti i preparativi per evacuare le 800 persone residenti dell’isola di Fedje, per paura che la nave potesse esplodere nel caso di collisione con le rocce che fu miracolosamente evitata.

    USA, marzo 2005

    In seguito all’esplosione di una casa nel marzo del 2005, uno studio ha rivelato che l’origine dell’incidente può essere addebitato al GNL. La Washington Gas è arrivata alla conclusione che il GNL ha provocato il restringimento e la perdita delle guarnizioni di gomma all’interno dei raccordi del gas. Uno studio sponsorizzato dall’azienda, avviato dopo l’esplosione di una casa nel marzo del 2005, ha scoperto che le piccolissime variazioni della struttura molecolare del gas naturale liquido importato, che l’Azienda ha iniziato a usare nell’agosto del 2003, provocavano l’essiccazione delle tenute di gomma di vecchi raccordi di metallo che collegano le varie sezioni delle condutture. Ci sono state circa 1400 fughe di gas negli ultimi due anni a causa delle rottura delle guarnizioni. La società ha dovuto lanciare un progetto da 144 milioni di dollari per sostituire le parti difettosa degli impianti.

    Nigeria, agosto 2005

    30.8.2005 Nigeria
    Esplode un gasdotto di GNL: 11 dispersi, 27 chilometriquadri inghiottiti dall’inferno
    LNG pipeline explosion
    Un gasdotto di GNL interrato è esploso a Kalakama, una comunità di pescatori Ogoloma nella regione del Okrika nel Rivers State. L’inferno ha inghiottito 27 chilometriquadri. Undici persone disperse. La fauna, pesci e crostacei tipici dell’ambente delle mangrovie, e la flora acquatiche sono andati completamente distrutti. L’esplosione è stata così grande che è stata sentita dagli abitanti dell’isola di Okrika e dall’area di Borikiri di Port Harcourt.

    India, settembre 2005

    Un vento di 40 nodi ha determinato un incidente al terminal GNL Petronet a Dahej quando i rimorchiatori della gasiera GNL Disha hanno urtato il molo. La gasiera LNG è stata dismessa dopo lo scarico del GNL. Petronet sta valutando i danni.

    Savannah, GA, marzo 2006

    Near-miss shuts down LNG imports on Elba
    Una fuoriuscita potenzialmente disastrosa è accaduta quando la gasiera GNL Golar Freeze ha scaricato il gas liquido al terminal GNL Southern presso l’isola Elba Island. La nave ha rotto gli ormeggi ed ha si è allontanata dalla banchina. Il porto è stato chiuso per 36 ore. La Guardia Costiera e i tecnici della FERC (Federal Energy Regulatory Commission) hanno aperto un’inchiesta.

    Trinidad & Tobago, maggio e giugno 2006

    FIRE AT LNG PLANT Trinidad News, Trinidad and Tobago
    Un altro incidente è accaduto all’impianto Atlantic GNL a Point Fortin. Lo scoppio e l’incendio è dovuto ad una guarnizione che ha ceduto. L’incidente non ha provocato feriti o danni all’impianto. Secondo il rapporto dei Vigili del fuoco, quando la guarnizione ha ceduto è scoppiato l’incendio. Un dipendente ha avvertito un funzionario della sicurezza che ha spento le fiamme. In un altro incidente i dipendenti sono stati evacuati dopo che uno di loro era stato colpito da una connessione che è saltata. Tre giorni prima l’impianto 11 era stato chiuso per 6 ore quando è stata scoperta un perdita di gas da un tubo.

    Giordania, luglio 2006

    Jordan Liquid-Gas Ship Mishap Injures 19
    Una gasiera GNL ha avuto un incendio quando scaricava il GNL a Aqaba. Sono rimaste ferite 12 persone. Quattro di queste persone erano vigili del fuoco. Gli atri feriti erano dell’equipaggio della gasiera. La nave è stata subito evacuata ed è stata trainata dalla banchina ad un porto nel Mar Rosso in quanto aveva scaricato soltanto la metà del suo carico. Le cause del incidente sotto alla base di un inchiesta.
    Carissimo direttore come vede gli incidenti ci sono stati, e sono tanti, se Lei vuole gli posso dare il sito internet dove può vedere tutti gli altri aspetti, che ho commentato anticipatamente.

  13. Giuseppe Vecchio Giuseppe Vecchio scrive:

    @Gian J. Morici
    Egregio Sig. Morici, l’articolo nasce da diverse informazioni e ricerche fatte dal sottoscritto oltre a spiegazioni piu “tecniche” e fatti ampiamente documentati e consultabili in qualunque banca dati su internet.
    E’ sufficiente che Lei rilegga il mio articolo con piu attenzione e si accorgerà che ho affrontato anche l’argomento “incidenti”, mi sembra inutile riscrivere qui le stesse cose.
    Capisco che lei porti avanti la sua causa, però quello che lei afferma dovrebbe spiegarlo e documentarlo come ho fatto io nel mio articolo.
    Cordiali saluti
    Giuseppe Vecchio

  14. Giuseppe Vecchio Giuseppe Vecchio scrive:

    @ Valentina
    Nell’articolo ho già citato una città in cui è presente un Rigassificatore ancora piu grande di quello che sorgerà a Porto Empedocle. Questa città è tra le piu visitate anche dagli stessi Agrigentini nei loro periodi di vacanza, si chiama Barcellona, le dice niente questo nome? crede davvero che gli spagnoli, la MSC e la Costa e i milioni di turisti che ogni anno vanno a Barcellona siano cosi tanto terrorizzati da questo impianto? a me non sembra…

  15. Rino Rino scrive:

    Sig. Giuseppe, perché non si batte per una bella centrale nucleare proprio nella zona ASI sempre a Porto Empedocle visto che ci siamo, anche quella porta benessere. Che se lo tengano pure i Catalani il loro rigassificatore – spesso chi va a barcellona non ci va solo per se sue bellezze ma si sa che è anche una città allegra, caliente al contrario di come è Agrigento e la nostra Sicilia molto pudica, moralista e per certi versi ipocrita. A Barcellona i Gay si possono sposare qui da noi no!? Per cui ogni parallelismo e confronto mi sembra inopportuno, quelli sono più avanti di noi pure per quanto concerne la legalità e magari avranno usato accortezze che noi neanche ci sogneremo mai di utilizzare. Se la battaglia di Morici è quella di salvare la nostra Cultura e la nostra terra dalle angherie dei gruppi di potere (siano essi politici, gruppi industriali o chiunque altro) ebbene quelle battaglie sono anche le mie e, credo di poter affermare a ragione, anche quelle di tutti quelli che il rigassificatore non lo vogliono – e vedo dai commenti che siamo un bel po. Per quanto riguada lei ritengo che dovrebbe essere più imparziale in ciò che scrive (far capire al lettore che lei non è di parte anche se poi potrà avere le sue idee – lei è un veicolo di informazioni non uno che pontifica) si è ben capito che a lei il rigassificatore piace e lo vuole. Credo però che se mai (spero di no) ci sarà un incidente, qualora il rigassificatore lo facciano ed entri in funzione, lei potrebbe essere tra i primi a scrivere articoli dai titoli o che inizino: “Catastrofe Annunciata….”.

    Buona Notte! Non voglio una risposta.

  16. Gian J. Morici Gian J. Morici scrive:

    E con questo chiudo:
    posto che non ci sarebbe nè il tempo nè lo spazio per riscrivere tutto quello che ho già scritto e documentato, mi permetto di invitarla a leggere il mio sito personale
    “lavalledeitempli”
    Per quanto riguarda l’assoluta assenza di rischio, sia così gentile da vedere le gallerie fotografiche:
    Visto che si è tanto documentato, non le dispiacerà certamente andare a leggere quanto pubblicato sul sito della Ioniogas e da me riportato con le dovute precisazioni:
    Sono certo che ben comprenderà la gaffe fatta nell’invitarmi a spiegare e documentare come lei ha fatto nel suo articolo, vista l’impossibilità di riportare in un commento le centinaia di pagine da me in precedenza scritte.
    Mi meraviglia il fatto che un tecnico che si è ben documentato non si fosse accorto di quanto materiale abbiamo pubblicato e che è anche stato ripreso citando la fonte da riviste come Focus o che è stato oggetto di duro confronto con giornalisti del calibro di Gianantonio Stella.
    Sarei proprio curioso di conoscere la fonte delle sue informazioni.
    Enel?

  17. Totonello Totonello scrive:

    @Giuseppe Vecchio:

    Le consiglio di lasciar perdere, è tempo sprecato.
    Ad Agrigento domina l’ostruzionismo, qualsiasi cosa si voglia fare c’è sempre il comitato per il no a mettere i bastoni fra le ruote…E poi la stessa gente mi parla di sviluppo!! MAH!. Dopo essermi documentato l’anno scorso sono pienamente d’accordo sul rigassificatore che rilancia P.Empedocle (una delle amministrazioni comunali più attive in tutta la sicilia) come importante punto di riferimento nel mediterraneo e non solo.
    La gente parla di potere dei gruppi politici, bene, io da Agrigentino mi sono VERGOGNATO quando l’amministrazione comunale dei templi ha parlato di REFERENDUM. Ma stiamo scherzando? Non a caso abbiamo fatto la figura degli ignoranti davanti a tutta europa. Agrigento= ostruzionismo! Stop! Nulla si potrà mai fare perchè c’è la cultura dell’invidia, altro che cultura del progresso.

    Sì al rigassificatore, sì allo sviluppo.
    No all’ostruzionismo, no alla pubblicità politica, no al clientelismo e allo scambio dei voti

  18. federico federico scrive:

    Il porto di Barcellona ha un’estensione di 13 km mentre quello di Porto Empedocle di solo 1 km scarso…

    Ecco l’unica piccola differenza tra i due porti…a voi le considerazioni!!!

  19. Giuseppe Vecchio Giuseppe Vecchio scrive:

    @ Sig. Morici
    per chiudere il discorso col sig. morici che continua a mettere in dubbio la mia correttezza intellettuale e professionalità, e soprattutto per informazione ai lettori, cito allo stesso le mie fonti che farebbe bene a consultare, piuttosto che rinchiudersi in un ostruzionismo poco produttivo anche ai fini del confronto d’opinione:

    - E.N.E.A. Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) è UN ENTE INTERMINISTERIALE PUBBLICO, la maggiore autorità in materia, a meno che lei Sig. Morici non si senta l’unica autorità in materia;
    - Ing. Roberto Bruno – Ingegneria Meccanica – Università di Calabria
    - Gazzetta del Mezzogiorno del 20/10/2006: intervista al Gestore del Rigassificatore di Barcellona
    - Confronto dibattito tra ENEL e cittadini svoltosi presso il palazzo vescovile di Agrigento il 27/10/2009
    - wikipedia: enciclopedia online (a portata di tutti, per le semplici definizioni e l’elenco degli impianti presenti in tutto il mondo)
    - riguardo a tutte le autorizzazioni ministeriali (Valutazione d’impatto ambientale compresa) ottenute dall’impianto può farne richiesta direttamente alla Regione.
    - naturalmente avevo già consultato anche la lista pubblicata su internet e dal sig.lo vato sugli incidenti piu gravi, ed è li che ho capito com’è facile terrorizzare la gente citando incidenti che col rigassificatore non c’entrano proprio niente visto che per il 90% si tratta di incidenti ai gasdotti (sui quali camminiamo giornalmente per le vie della città, a meno che non vogliamo neppure piu utilizzare il gas per i ns bisogni domestici) oppure a impianti di liquefazione che non hanno nulla a che fare coi rigassificatori.
    I lettori potranno giudicare chi è piu credibile tra me e lei caro sig.morici.
    Cordiali saluti

  20. Giuseppe Vecchio Giuseppe Vecchio scrive:

    @Totonello
    sono perfettamente d’accordo con Lei Sig. Totonello, tranne su un punto, non dobbiamo assolutamente rassegnarci alla politica del NO a tutto che contraddistingue da un pò di anni a questa parte il ns territorio. E’ sotto gli occhi di tutti che CONTRO qualunque iniziativa imprenditoriale di un certo rilievo (dai Centri commerciali ai complessi turistici agli aeroporti e adesso al rigassificatore) sorge sempre un comitato del NO che fa di tutto pur di mettere i bastoni fra le ruote.
    Ma siccome resto sempre ottimista, come dicevo prima, credo che ci siano tanti giovani agrigentini che come me sono stufi di questo andazzo e che hanno voglia di sviluppo, di imprenditorialità, di turismo e di tutte quelle iniziative che possono portare lavoro e benessere al ns territorio.
    saluti

  21. Avv. G. Amico Avv. G. Amico scrive:

    Non sono un tecnico e sto’ cercando, come tutti, di avere le idee chiare sul rigassificatore. L’ing.Vecchio, dati alla mano, mi sembra abbia descritto con chiarezza le caratteristiche dell’impianto di rigassificazione e la sua utilita’ per la comunita’ agrigentina. Ho letto diverse critiche e penso che tutti abbiano il diritto di fare delle critiche . Vorrei pero’ fare una osservazione di principio. Le critiche piu’ severe circa la pericolosita’ e il funzionamento dell’impianto mi sembra siano state formulate dal sig. Morici. Ebbene, ho notato che alcune di esse sono critiche di carattere tecnico. A mio parere sarebbe opportuno che le critiche di carattere tecnico fossero formulate da “tecnici”. Per conoscere le caratteristiche chimico-fisiche, il tipo di tecnologia impiegata e i rischi di un impianto moderno e tecnicamente complesso come un rigassificatore bisogna avere cognizione di causa. Nessuno farebbe operare il proprio figlio da un “idraulico”. Ne tantomento il sig. Morici si farebbe difendere in un processo da un “macchinista”. Dobbiamo scegliere il meglio per la comunicta’ seguendo solo i lumi della ragione. Non possiamo farci condizionare dalla paura o peggio ancora dall’orientamento politico. Quanto al grande Gian Antonio Stella, citato dal Sig.Morici, ed alla paura degli impianti nucleari paventata da un lettore, invito chi ne avesse voglia a leggere il libro “La Deriva” a firma di Stella-Rizzo, Rizzoli.( gli stessi autori che hanno scritto La Casta). Leggendo il libro si capisce bene perche’ gli italiani sono alla deriva. Si capisce bene perche’ paesi prima arretrati come Cina, India, Filippine, Brasile, persino la Russia….ecc .ecc. sono destinati a superarci e non solo nel P.i.l ma nella cultura, nell’universita’, nella capacita’ di innovare, nella ricerca.(Nella capacita’ di ragionare). Forse dovremmo tutti con piu’ umilta’ semplicemente leggere di piu’ . Studiare di piu’.

  22. Ing Antonio Scaduto Ing Antonio Scaduto scrive:

    Esiste un’attività umana che non abbia in se dei rischi di incidente? Sicuramente no! Anzi, una c’è: non fare nulla evitando ogni rischio. E’ la politica di chi sta a guardare senza proporre nulla e criticando chi cerca di portare a termine un progetto senza indicare un’alternativa credibile calata nella realtà del territorio e, soprattutto, che abbia una giustificazione economica.
    Dopo questa premessa, permettetemi di dire che gli impianti di rigassificazione in linea di principio sono degli impianti sicuri, non vi sono processi pericolosi. Un rigassificatore altri non è un bombolone in cui il gas dallo stato liquido (a pressione atmosferica ed a temperatura di -160 °C) passa allo stato gassoso per essere immesso nella rete di distribuzione. Il calore necessario per tale passaggio viene preso dall’acqua di mare opportunamente elettroclorata (senza immettere cloro nell’acqua di mare che ha effetti negativi sulla fauna e flora marina). Non ci sono combustioni, scambi di calore con fluidi caldi che possono provocare in condizioni particolari una combustione del metano. Combustione, tra l’altro, assai difficile perchè il metano essendo un gas più leggero dell’aria, in caso di fuoriuscite, tende a dissolversi nell’atmosfera senza riuscire a formare una miscela combustibile (una miscela che in presenza di una fiamma o scintilla si incendia). Gli impianti moderni sono, inoltre, dotati di sistemi di sicurezza in grado di interrompere in flusso di gas in presenza di una pur minima perdita o anomalia. Riguardo ad incidenti riconducibile ad impianti di rigassificazione, nella letteratura mondiale, aggiornata al 2003, sono menzionati solo due casi avvenuti in USA: Cleveland 1944 e Cape Cove 1979. Considerato l’anno si capisce che si trattava di impianti con tecnologia vetusta. Altri incidenti da alcuni riportati non sono direttamente riconducibili ai rigassificatori. Con ciò non voglio dire che non ci sono rischi, ma che la probabilità che possano accadere è assai remota.

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