Il 15 Settembre 2014, si sentono gli incendiari individuare un escavatore e poi avviene la deflagrazione in diretta con il conseguente incendio del mezzo. Le immagini delle telecamere riprendono tutto. Le indagini dei carabinieri vanno avanti da tempo.  Nel corso delle numerose perquisizioni svolte nell’abito dell’operazione denominata in codice “Montagna” i Carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento hanno sequestrato ad alcuni appartenenti al sodalizio oltre 500.000,00 euro in contanti, ritenuti provento delle illecite attività. (GUARDA IL VIDEO)

La vasta operazione di ieri denominata “operazione montagna” è il frutto di una complessa e prolungata indagine dei Carabinieri del Reparto Operativo di Agrigento. Iniziata a fine 2013, è stata svolta con le più sofisticate tecnologie di intercettazione telefonica e ambientale, con sistemi di localizzazione satellitare e, soprattutto, con una instancabile attività di indagine vecchio stile, fatta di pedinamenti e servizi di osservazione, possibili solo grazie alla capillarità delle numerose Stazioni Carabinieri disseminate in tutta l’area montana della provincia.

Le telecamere dei Carabinieri hanno registrato incontri e riunioni segrete, evidenziando la completa ed attuale interconnessione tra i capi mandamento, i boss delle famiglie mafiose di quasi tutte le province siciliane e persino esponenti delle ‘ndrine calabresi. Emblematica è l’intercettazione captata durante un summit, nella quale i boss dicono: “la provincia di Agrigento è più seria…di palermitani ce n’era una decina affidabili…non ci sono più..io posso arrivare a Corleone che sono ancora persone con la testa sulle spalle. Persone che ti dicono una cosa e è una cosa!”.

Ultima modifica: 23 gennaio 2018