Qualche spunto di riflessione sull’impegno politico nell’era della post-verità



Intensa e febbrile in questi giorni in Italia l’attività dei gruppi e movimenti politici in vista delle elezioni politiche del 4 marzo p.v.; una data considerata  come “pagina bianca”. Perché  dopo tutti i giochi e giochetti, anche  di dubbio gusto, e forse anche al limite, se non addirittura  oltre  la costituzionalità, la parola stavolta passa davvero – (ed alcuni aggiungono “finalmente!”) –  agli elettori.

Anche ai giovani diciottenni che votano per la prima volta e che sono stati oggetto di particolare attenzione anche da parte del  Presidente della Repubblica, nel discorso di fine anno.

Un  discorso questo sicuramente  non di routine, in cui il Capo dello Stato ha sentito il dovere di richiamare  tutte le forze politiche ad inserire nei programmi da presentare agli elettori “contenuti realistici” per sfuggire alla “trappola del presente” ed agganciare, recuperando,  “l’orizzonte  del futuro”.

Ed a  questo punto l’urgenza di un impegno politico serio e credibile che faccia tesoro dell’esperienza migliore del passato, quando la nuova Italia repubblicana, con lo sforzo sinergico di culture diverse, quella cristiana e marxista,  ha saputo trovarsi d’accordo nell’approvare a larga maggioranza la Carta Costituzionale e quindi tirarsi fuori dalla disastrosa situazione economica e sociale in cui era piombata con la guerra.

Adesso, dopo la grande crisi dell’inizio di questo secolo, l’appello ad una forma nuova di  impegno, rivolto a tutti, a partire anzitutto dai cittadini che debbono sentire il dovere della partecipazione per fronteggiare la gravità della situazione politica, economica e sociale, in un contesto culturale nuovo, cosiddetto della post-verità.

Il Presidente Mattarella, pur senza parlare direttamente di post-verità, ne ha descritto le conseguenze, e perciò ha preferito comunque esortare ad eliminare ogni forma di  torpore, a non avere paura del domani perché “le difficoltà sono superabili“; ha invitato  a non essere “preda del risentimento” e soprattutto a partecipare tutti al voto perché le elezioni sono “il vertice assoluto della democrazia“.

Oggi, sul piano culturale,  dopo quello che prima veniva chiamato  relativismo, come dicono gli osservatori dei fenomeni di massa,  si è passato all’era della cosiddetta post-verità.  Che magari è considerata parente stretta del relativismo, ma che è più difficile da affrontare perché più sfuggente e pervasiva.

Post-verità, che abbraccia tutti i campi dell’umano e che  alcuni considerano figlia adulterina del politicamente corretto, con   la pretesa di essere una verità più autentica, in  rancorosa alternativa ad ogni verità comunque già sul campo.

E se, gli osservatori cattolici dicono che anche il Papa e la Chiesa sono coinvolti in questa spirale di falsificazione, lo  è o lo può diventare ancora di più anche la politica, quella sana che deve mirare unicamente al bene comune.  Con la conseguenza  che poi i programmi, le persone  ed i metodi, anziché risolvere i problemi potrebbero  – (Dio non voglia !) – ulteriormente aggravarli rendendo ancora più disastrosa la situazione sociale.

Situazione  sociale in Italia che oggi a molti  appare intollerabile e che giustamente  fa giudicare assai negative  le ricette – si dice di tipo neo-liberista – approntate  negli ultimi anni, se i diritti di milioni di lavoratori, giovani e non,  sono stati cancellati e domina nei rapporti lavorativi una precarietà selvaggia, in cui si tocca con mano come  il rapporto non sia più tra datore di lavoro e lavoratore, ma tra padrone e schiavo…come nei tempi più bui dell’umanità.

Contestualmente la ricchezza prodotta,  soprattutto da qualche decennio a questa parte, è  finita nelle tasche di pochi, provocando la quasi totale scomparsa del ceto medio, l’aumento incredibile delle diseguaglianze – (come mai prima forse nei secoli era avvenuto, almeno in  un modo così repentino !) – mentre la politica di governo non ha saputo, potuto  o voluto controllare la situazione e trovare ricette efficaci a livello interno ed europeo. Ha  balbettato, perdendo di credibilità, perché  capace solo di aumentare tasse e balzelli vari, direttamente  o indirettamente, sotto varie forme e furbizie,  che  hanno costretto  tante, troppe piccole imprese a chiudere.

E non ce ne vogliano tutti i dirigenti politici se si fa rilevare che tutto appare avvenuto in un misto di disinteresse, incapacità, debolezza, pigrizia, tornaconto personale, quando non clientelare e di casta, ecc…. ecc ! di cui si vorrebbe sentire parlare di più e con coraggio, per recuperare fiducia e credibilità.

E  per  offrire soprattutto  quei “contenuti realistici” auspicati  da Mattarella e comunque commisurati alla reale situazione italiana  su cui  gli elettori devono seriamente riflettere, per un voto responsabile nella cabina elettorale. Auguri !   Diego Acquisto

 

Ultima modifica: 5 gennaio 2018