Qualche annotazione a margine dell’Assemblea del Clero agrigentino



Dopo una serie di incontri per fasce di età e comunitari per zona, con la regia del direttivo del Consiglio Presbiterale, si è svolta ieri nei locali del Seminario di piazza don Minzoni del capoluogo, l’assemblea diocesana riservata alla componente-clero, cioè a tutti i diaconi permanenti ed ai presbiteri dell’agrigentino. A nessuno sfugge il senso peculiare di tale assemblea, chiamata a riflettere sulle problematiche proprie del clero, e quindi nella composizione (e non solo!), assai diversa dalle tante assemblee pastorali, con la presenza tantissimi laici e religiosi, provenienti dai 43 Comuni della diocesi, che periodicamente si sono tenute, anche in questi ultimi anni, per programmare o fare il punto sulla programmazione pastorale. Da tempo non si teneva un’assemblea propria di Clero…sicuramente da più di un lustro, forse un decennio ! E comunque, chissà perché ! debbo dire che la mia mente ieri è andata spesso ad un’assemblea di Clero della prima metà degli anni 70’ del secolo scorso. Quando, è stato presentato un documento, precedentemente preparato e firmato da oltre 60 presbiteri, con una serie di proposizioni, garbate nella forma ma dirompenti nella sostanza, che hanno dato uno scossone alla struttura ecclesiale agrigentina. E come era forse prevedibile, non sono mancati taluni effetti negativi, ma sostanzialmente credo che nel tempo la ricaduta sia stata benefica. E talune intuizioni sono ritornate anche ieri per cercare ancora di attuarle. Un clima culturale ed ecclesiale allora, nel periodo immediatamente successivo al famoso ’68, assai diverso. Ieri in un clima calmo e sereno rispetto ad allora, tanti temi di scottante valenza umana e spirituale, oltre che pastorale, sono stati messi sul tappeto ed offerti alla responsabile riflessione e valutazione. Tutti sollecitati all’impegno, ognuno per la sua parte e nel suo ruolo, dall’arcivescovo-metropolita, card. don Franco Montenegro che presiedeva, al Vicario Generale, agli altri Vicari di settore, ai direttori dei vari uffici di Curia, ai diaconi impegnati nei diversi servizi, ai tantissimi parroci, al Rettore del Seminario. Cioè don Baldo Reina, che anche lui, con il consueto garbo, e nel momento più opportuno ha offerto il suo contributo al dibattito sul tema della maturazione umana. Così come tanti altri, e su diversi temi, dalla spiritualità alla formazione permanente, alla spinosa questione dei trasferimenti, alle problematiche della formazione affettiva e relazionale, all’educazione del proprio io al confronto ed al dialogo, al superamento della cultura individualistica per una visione pastorale ampia e cattolica, nella consapevolezza dei propri limiti, con un impegno di “amore a senso unico ed in perdita”, senza cioè la pretesa del contraccambio, ecc. ecc. Insomma in quasi tutti gli interventi, a parte l’avvertimento a non derubricare tutto nello sfogo fuorviante di immaturità, si è comunque in genere rilevato che spesso nel passato si è enfatizzato forse troppo sul sacerdozio spirituale, trascurando l’aspetto umano, così dimenticando che la grazia si innesta sulla natura. A partire sempre dalla centralità della comunione, che deve sempre incrementarsi nei rapporti personali oltre che di fede e di ministero, con il Pastore della diocesi, le cui mansioni in alcuni casi non sono delegabili, così come con tutti gli altri confratelli, diaconi e presbiteri. Una sfida, quella della comunione, sempre impegnativa, dove oltre alla spiritualità entra in gioco l’umanità, in un iter sempre crescente e mai definitivo di maturazione, secondo il continuo cammino di perfezione che Gesù ha proposto come impegno ai suoi seguaci. Un cammino continuo di maturazione umana che mi ha fatto pensare al pensiero di don Primo Mazzolari, (il discusso e famoso parroco di Bozzolo, a cui di recente ha voluto rendere ufficialmente omaggio Papa Francesco), che diceva: “Il prete è un uomo. Guai se non lo fosse!”. Un’affermazione che fa sintesi di tante osservazioni che sono risuonate in diversi interventi durante i lavori di questa assemblea. Con un particolare pensiero alla situazione ed al Seminario, dove c’è sempre la fatica della formazione dei nuovi preti, che devono sapere interagire con le nuove sensibilità dell’epoca, coniugando le due componenti fondamentali di un cammino di crescita: la dimensione umana e quella spirituale. Che, detto in altre parole, richiama al problema che ha attraversato con risultati pare complessivamente forse insufficienti gli ultimi decenni, dopo le aperture del Concilio Vaticano II; cioè l’integrazione tra la visione ecclesiologica e teologica con quella antropologica nella concezione della formazione. E proprio ieri Papa Francesco per i 25 anni dalla firma della Costituzione Apostolica “Fidei Depositum” da parte di San Giovanni Paolo II, ammoniva che la dottrina non si conserva in naftalina senza farla progredire. Perché “la Parola di Dio è una realtà dinamica, sempre viva, che progredisce e cresce perché è tesa verso un compimento che gli uomini non possono fermare”.

Diego Acquisto

Ultima modifica: 14 ottobre 2017