Il museo archeologico Griffo di Agrigento celebra i suoi primi 50 anni

Venerdì, 15 dicembre  ore 9

Museo archeologico regionale Pietro Griffo

 

 

Il Museo Archeologico di Agrigento

la storia, i protagonisti, le prospettive a 50 anni dall’inaugurazione

 

Il 24 giugno 1967, cinquanta anni fa, nasceva il Museo Archeologico di Agrigento, per mano di due persone che lavorarono a fondo per la sua realizzazione: Pietro Griffo, all’epoca Soprintendente alle Antichità della Sicilia centro-meridionale con sede in Agrigento; e Franco Minissi, architetto e museografo, allora funzionario del Ministero della Pubblica Istruzione, cui facevano riferimento le Direzioni Generali dei Beni Culturali. Fu un progetto innovativo: Minissi, infatti, seguendo il piano espositivo messo a punto da P.Griffo e da E. De Miro, recuperò parti del preesistente monastero cistercense annesso alla chiesa normanna di San Nicola e le inglobò nel museo il cui allestimento era  interamente ispirato ai principi della trasparenza e della luce naturale, considerato che domina lo straordinario scenario paesaggistico della Valle dei Templi. Inoltre, il Museo rappresentò il riferimento organico e complessivo che fino ad allora era mancato per

l’archeologia di Akràgas, del vasto territorio che gravitava attorno alla città e che giungeva fino all’entroterra della colonia-madre Gela.

Di tutto questo e delle figure dei due studiosi si parlerà venerdì 15 dicembre dalle 9 nel corso di un incontro che nasce con l’intento di attirare sul Museo (contrada San Nicola) la rinnovata attenzione del mondo dei beni culturali e della stessa città di Agrigento, per l’elevato e sempre più attuale valore storico-archeologico, e insieme architettonico, urbanistico e paesaggistico del complesso, nato come Museo nazionale, terza realtà siciliana dopo i grandi Musei Archeologici di Palermo e di Siracusa, che avevano sino ad allora tradizionalmente polarizzato il patrimonio mobile di reperti delle due metà dell’isola. Il seminario farà il punto sulla visione (modernissima) che fu alla base del progetto, rara per un museo archeologico del periodo; e come tale da custodire e valorizzare. Sono in programma interventi di importanti esponenti della cultura, rappresentanti delle Università, delle Istituzioni e dell’Amministrazione Regionale dei Beni Culturali. Saranno presenti anche i figli di Pietro Griffo e Franco Minissi, con un ricordo personale dei loro genitori.

Al termine della manifestazione, e proprio in occasione del cinquantenario, sarà scoperta una targa che intitola a Pietro Griffo il Museo Archeologico Regionale di Agrigento.

Museo Archeologico Regionale “Pietro Griffo” di Agrigento

Orario visite

Da lunedì a sabato, ore 9.00 – 19.00

Domenica e festivi, ore 9.00 – 13.00

Biglietto: intero  € 8,00; ridotto € 4,00

Biglietto cumulativo con Parco Valle dei templi: intero € 13,50; ridotto € 7,00.

Il Museo Archeologico Regionale “Pietro Griffo” di Agrigento, uno dei più importanti e più visitati della Sicilia, sorge in contrada San Nicola, nel cuore della Valle dei Templi di cui offre una visione suggestiva e spettacolare.

Nell’esposizione, articolata topograficamente in due distinti percorsi, sono confluite le antiche collezioni civiche, e soprattutto i risultati degli scavi regolari condotti dalla Soprintendenza dagli anni ’40 del secolo scorso. Vero Museo del territorio, la struttura documenta l’evidenza archeologica proveniente non solo dalla città di Akràgas, coi i santuari, le aree pubbliche, le necropoli (sale I-XI) ma  anche dalla  vasta area di espansione della antica colonia, dall’entroterra della madrepatria Gela, dai territori di Enna e Caltanissetta, un tempo unite ad Agrigento nella Soprintendenza unica per la Sicilia centro-meridionale (sale XII-XVII).

L’arco cronologico documentato spazia dalla preistoria, con i grandi complessi ceramici neolitici (V millennio a.C)  e delle prime età dei metalli (IV- II mill. a.C.),  all’età romana imperiale (II-III sec. d .C) con isolate, significative  testimonianze fino ad età cristiana e  ai secoli VII –X d.C. La fase più riccamente e ampiamente documentata è però quella di età greca, corrispondente al periodo di maggior splendore di Akràgas   e dunque ai secoli dal VI al III a.C.

Spiccano in quest’ambito le splendide ceramiche ed i grandi vasi di produzione attica riferibili al V secolo a.C. esposti nella sala III, fra cui il cratere del Pittore di Kleophrades con la scena dei funerali di Patroclo, il cratere a fondo bianco del Pittore della Phiale di Boston con Perseo e Andromeda,  il grande cratere da Gela, attribuito al Pittore dei Niobidi, raffigurante Achille nell’atto di trafiggere l’amazzone Pentesilea (salaXV).

Nella sala V, dedicata ai culti maggiormente venerati ad Agrigento, si osservano le innumerevoli statuette in terracotta offerte alle divinità ctonie, Demetra e Kore, provenienti dai molti santuari a loro dedicati in varie parti della città,  e l’immensa scultura stante del Telamone, unico superstite dei giganti in pietra, alti oltre sette metri, che aggettavano dagli intercolumni del colossale Tempio di Zeus Olimpio, sorreggendone la trabeazione. Sullo sfondo è possibile ammirare la statua marmorea di giovinetto, nota come l’efebo di Agrigento (480 a.c. circa) che insieme col guerriero di Agrigento ad esso pressoché contemporaneo, costituiscono pregevoli esempi di scultura dello stile severo.

Oltre alle numerose testimonianze riferibili all’abitato di età ellenistico-romana (con frammenti di mosaici e di intonaci parietali) (sala VII)  si  osservano ancora nella sala dedicata alle necropoli accanto ai ricchi corredi ceramici, alcuni imponenti sarcofagi marmorei, e il piccolo esemplare scolpito con scene della morte del fanciullo cui era destinato, attribuibile  ad età adrianea (II sec. d.C.)

Ultima modifica: 13 dicembre 2017